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Usa con pochi missili e troppa stupidità politica

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Politica estera

27/04/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Mentre mancano certezze sulla ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran e sono da considerare inattendibili tutte le dichiarazioni di Trump, le fonti di importanti media statunitensi riferiscono che dopo 40 giorni guerra le scorte di missili offensivi e difensivi sono agli sgoccioli. Non una novità ma con aggravanti tra il grottesco e il tragico.

Ministero dalla Difesa alla Guerra ed è subito sconfitta

Secondo fonti del Dipartimento della Guerra statunitense (già il nome vergogna), e del Congresso che hanno parlato con il New York Times, le scorte di missili statunitensi e varie armi costose si sono molto ridotte a causa della guerra con l’Iran. Forse troppo. Secondo stime interne, gli Usa, in 40 giorni di guerra, hanno consumato:

  • 1.100 missili da crociera JASSM da oltre un milione di dollari a esemplare;
  • 1.000 missili da crociera Tomahawk (la produzione di 10 anni al costo di 3,6 milioni di dollari a esemplare);
  • 1.200 missili da difesa aerea e antimissile Patriot (2.000 contando anche i missili Standard e Talon), il doppio della produzione annuale al costo di quasi 4 milioni di dollari a esemplare
  • 1.000 missili balistici tattici ATACMS e altri missili terrestri.
  • Alcune fonti stimano che gli Stati Uniti abbiano impiegato munizioni per 28/35 miliardi di dollari in 40 giorni di guerra all’Iran.

Trump fanfarone disarmato

«Secondo le fonti sentite dal NYT, gli arsenali quasi vuoti impedirebbero agli USA di sostenere conflitti ad ampio respiro per diversi anni: per ripristinare scorte precedenti al conflitto occorrerebbero 6 anni e molti miliardi», sottolinea Analisi Difesa. Casa automobilistiche sollecitate a produrre armi, come durante la guerra mondiale, e l’errore strategico ed economico di armamento molto sofisticato ed enormemente costoso per combattere droni micidiali da due soldi. Generali a troppe stelle costretti a svuotare arsenali in altre zone calde del pianeta. Mentre il conflitto in Iran ha avuto paurosi costi indiretti, inclusa la perdita di velivoli e l’usura accelerata di navi, aerei e mezzi impegnati a ritmi operativi elevatissimi.

Casa Bianca e Pentagono bugiardi

Già il 16 marzo il Royal United Services Institute britannico rivelò il rischio di esaurite le munizioni dopo che in appena due settimane erano stati impiegate 11.000 missili di vario tipo. La smentita già allora delle affermazioni di Donald Trump e del segretario alla Guerra Pete Hegseth che a inizio marzo avevano difeso la sostenibilità nel tempo delle operazioni contro l’Iran. «Gli Stati Uniti possono continuare la guerra in Iran ‘fino a quando vogliono’, aveva affermato Hegseth il 6 marzo». Contaballe insistito: «Le nostre munizioni ce lo consentono. L’Iran spera che non saremo in grado di sostenere questo sforzo, il che rappresenta un grave errore di calcolo per i pasdaran. Il nostro valore in termini di munizioni aumenta solo con l’aumentare del nostro vantaggio». Lanciato allo sbaraglio il bullo patriottico, Trump poi cerca di frenare un po’: «Ulteriori armamenti di alta gamma sono stoccati per noi in Paesi esteri». Le togli a Israele con cui sta spianando il Libano?

Con Israele l’Ucraina

Fonti CNN, Stato maggiore congiunto e altri funzionari del Pentagono avevano messo in guardia sull’impatto di una campagna prolungata sulle scorte di armamenti, in particolare quelle destinate al sostegno di Israele e Ucraina. Secondo il Wall Street Journal, Trump era stato avvertito dai generali che le scorte di costosi missili antimissile erano limitate dopo le forniture a Ucraina e Israele e le campagne militari contro Houthi e Iran dello scorso anno.

Una folle scommessa al buio

Tutte le rivelazioni di media statunitensi da settimane ormai ore riguardano carenze di munizioni già note da tempo e di cui Trump e i suoi collaboratori più stretti erano ben al corrente fin dall’avvio di un conflitto -molto più gravi di quanto trapelato, come rileva Analisi Difesa-, che diventa una sottovalutazione irresponsabile «pianificato e gestito come una vera e propria scommessa al buio», come denunciano gli analisti più attenti e presto faranno anche gli elettori americani.

 

 

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