24/02/2026
da Remocontro
Più che una riflessione ‘sullo stato dell’Unione’, quella fatta questa notte al Congresso Usa da Trump è sembrata quasi l’orazione di un console romano, tornato dalle Gallie con le sue legioni. Onusto di glorie si è cinto di allori, elencando le sue (presunte) vittorie per chiedere, di fatto, nuovo potere. Come? Trasformando un discorso alla nazione in un comizio agli elettori. In vista delle temute legislative di ‘Mid Term’.

Lodi sperticate sull’economia
«Il Presidente Trump – riporta il Wall Street Journal – ha celebrato il suo programma economico e le operazioni di controllo dell’immigrazione, nel suo Discorso sullo stato dell’Unione, pronunciato questa notte al Congresso, definendo il suo primo anno in carica ‘una svolta epocale’. Ha inoltre discusso le proposte in materia di edilizia abitativa e farmaci di prescrizione per abbassare i costi in vista delle elezioni di Medio termine, quando il suo Partito Repubblicano combatterà per mantenere il controllo di Camera e Senato». Il Presidente Trump ha poi rivendicato successi per quanto riguarda i prezzi (che starebbero ‘crollando’) di uova, pollo, burro e hotel. Non ha detto però che l’inflazione si mantiene sempre sul 2,4%, cioè a un tasso superiore a quello fissato dalla Federal Reserve. Sui dazi: «La grande novità è stata la corretta interpretazione dell’economia da parte di Donald Trump – ha detto il Presidente parlando di se stesso – e 22 Premi Nobel per l’economia non l’hanno fatto. Si sono sbagliati di grosso, di grosso. E poi, solo quattro giorni fa, è arrivata una sentenza infelice della Corte Suprema degli Stati Uniti». Che l’appuntamento istituzionale potesse prendere questa piega, di campagna elettorale mascherata, l’avevano già capito i Democratici. E infatti una cinquantina di loro ha boicottato la manifestazione, rifiutandosi di ascoltare le vanterie di Trump e partecipando invece a raduni politici alternativi.
Focus sulla politica estera
La copertura in diretta dell’evento, fatta dal New York Times, ha il pregio di concentrarsi sulle contraddizioni nel discorso di Trump. Il Presidente ha passato in rassegna lr crisi da lui affrontate, esaltando l’approccio che ha utilizzato. In generale, però, balzano agli occhi diverse significative omissioni. «Il Discorso sullo stato dell’Unione – prosegue il giornale – è stata la migliore occasione per Trump di descrivere i suoi obiettivi in Iran: sta semplicemente cercando di fermare il programma nucleare? Rovesciare il regime? Proteggere i manifestanti? Non l’ha detto – ha solo elencato le offensive dell’Iran nel corso degli anni, ma non ha fornito alcuna visione di ciò che l’America vuole che diventi il Paese, o perché varrebbe la pena correre il rischio di un attacco. Trump celebra l’Operazione ‘Martello di Mezzanotte’, che ha distrutto i tre maggiori impianti di arricchimento dell’uranio: Natanz, Fordow e Isfahan. Passa poi ai giorni nostri, affermando che gli iraniani hanno ucciso 32.000 manifestanti il mese scorso. ‘Queste sono persone terribili’, afferma. E accusa gli iraniani di ‘ricominciare tutto daccapo’. Trump ha poi citato il suo impegno per ottenere un ‘cessate il fuoco’ tra Israele e Hamas e ha parlato della restituzione degli ostaggi, vivi e morti, che erano stati tenuti prigionieri dalle forze di Hamas. Ma parla come se la pace fosse ormai scesa su Gaza. Non è così, almeno per ora. Infine, oltre a vantarsi dell’operazione vittoriosa in Venezuela, ha fatto un riferimento molto superficiale alla guerra in Ucraina. Trump ha detto che sta ‘lavorando duramente’ per porvi fine e ha affermato che ogni mese muoiono 25.000 persone in quella guerra. Probabilmente un’esagerazione».
E l’Europa fa la comparsa
In generale, però, sono chiare alcune significative omissioni nel discorso sullo stato dell’Unione, che ne sottolineano la visione geopolitica unipolare. «Ciò che colpisce nei commenti di politica estera di Trump finora – scrive il NYT – è che non c’è un solo accenno agli alleati degli americani in Europa, Asia o Medio Oriente. L’America che descrive è una potenza unilaterale, con nemici e sfide, e nessun accenno ad alleati». Anzi, per la verità qualcosa c’è, anche se non sembra roba di cui gli europei si possano vantare. «Trump – spiega il NYT – ha ora promosso una delle sue principali vittorie in politica estera nel suo primo anno di mandato: convincere gli alleati della NATO ad aumentare il loro impegno di spesa militare al 5% del loro PIL entro il 2035. Si è anche vantato del programma Prioritized Ukraine Requirements List, che impone alle nazioni europee acquistano armi di fabbricazione americana da inviare al fronte in Ucraina. ‘Tutto ciò che inviamo in Ucraina viene inviato alla NATO e loro ci pagano per intero’, ha dichiarato tra gli applausi». E chi vuole capire, capisca. Gli altri si girino dall’altro lato.
Appello alla nazione o comizio?
Il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, aveva già avvertito tutti: secondo lui, l’intervento al Congresso del Presidente sarebbe stato «lungo, doloroso e noioso per il popolo americano», aggiungendo che lui non si rende conto delle difficoltà economiche delle famiglie. Schumer, in pratica, ha messo le mani avanti, cercando di ‘bruciare’ in anticipo i ragionamenti che sarebbero stati fatti da Trump per spiegare alcune criticità del Paese. «Trump affermerà che in America tutto sta andando alla grande – ha sostenuto l’esponente democratico – ma poi darà la colpa agli altri per i problemi esistenti. In particolare, darà la colpa a Joe Biden, alla Corte Suprema e punterà il dito contro tutti tranne che contro se stesso». Beh, Schumer non sarà certo un erede di Nostradamus, ma ha azzeccato il vaticinio. Anche perché, in molti, si aspettavano giusto un taglio ‘comiziale’ del discorso, fatto apposta per essere utilizzato come propellente per il consenso, in vista delle elezioni di Mid Term. E Trump non ha deluso le aspettative, proponendo un intervento ricco di successi (vantati) e povero di sconfitte che, se ci sono, vengono attribuite all’ostilità e alle macchinazioni degli avversari. Ma, più in generale, non si può ignorare che a guidare i ‘ghost-writers’ della Casa Bianca nella stesura del Discorso, siano stato le preoccupazioni relative all’andamento dei sondaggi, che si incrociano con i mutevoli indicatori di fondo dell’economia.
Trump non può più sbagliare
Dunque, la pacchia è finita e ‘il comandante’ si sta scontrando con la dura realtà di un mondo fatto di crisi irrisolvibili, di atavici conflitti sociali e di indicatori economici sempre più contraddittori. Insomma, velocemente oscuratasi la luna di miele con gli elettori, avvelenata da promesse non mantenute, si avvicina l’ora della prima resa dei conti: le elezioni di Mid Term, il prossimo novembre. Trump non dovrà più sbagliare una mossa, perché tutti i maggiori istituti di rilevamento statistico indicano che la sua stella (tanto per rimanere in tema astronomico) si sta spegnendo come un moncone di candela. E se i Repubblicani perdono il Congresso, il controllo di Camera e Senato, lui diventa ‘un’anatra zoppa’, cioè un Presidente dimezzato, incapace di fare passare le leggi di spesa e ostaggio dei Democratici (o quasi) per il resto del mandato. Sarebbe un colpo terribile, dopo il Ko già inflittogli dalla Corte Suprema sulla questione dei dazi doganali. Che segue la precipitosa ‘ritirata strategica’ sul cervellotico affaire Groenlandia, la politica commerciale schizoide con la Cina, le figuracce collezionate dalle parti di Kiev e, last but not least, il rischioso salto nel buio di una catastrofica guerra nel Golfo Persico, con l’Iran.
I Democratici al contrattacco
E siccome in democrazia, gli indispensabili valori ideali di libertà e progresso camminano assieme ai numeri, vediamo che negli Usa, in questo momento, il ‘job approval’ di Trump segna un preoccupante (per lui) + 42, 2% e un segno negativo di – 56, 2%, con uno ‘spread’ sfavorevole di 14 punti esatti, che già semina il panico alla Casa Bianca. Il dato RealClearPolitics rappresenta la media ponderata di 13 istituti di sondaggio e riflette le preoccupazioni degli elettori per alcuni settori specifici: economia, politica estera, immigrazione, criminalità, diritti civili e i dossier relativi all’Ucraina e al Medio Oriente. Decisamente più cupe per Trump appaiono le prospettive dei polls che stimano la ‘votazione generica per il Congresso 2026’. Qui i Democratici stracciano i Repubblicani con un 47, 2% contro il 42,8%
Infine, la domanda clou: in che direzione va il Paese? Per il 35,9% degli americani si trova sulla rotta giusta. Ma la maggioranza, cioè il 57,8%, invece pensa che ‘il comandante’ stia portando il Titanic a stelle e strisce a sbattere su qualche iceberg. Il problema è che su quella nave senza timone, in qualche modo, c’è imbarcato mezzo pianeta. E pure senza scialuppe.

