02/04/2026
da Il Manifesto
Go Home Il tycoon non sa più come uscire dalla guerra a Teheran e preme su alleati sempre più riottosi: «Riconsidererò l’Alleanza atlantica»
Donald Trump è tornato a mettere in discussione uno dei cardini dell’ordine occidentale del dopoguerra, rilanciando con toni ancora più espliciti la possibilità di un’uscita degli Stati uniti dalla Nato. Questa non è più solo una minaccia agitata in campagna elettorale: nel pieno della crisi internazionale legata alla guerra con l’Iran, in un’intervista rilasciata al quotidiano britannico The Telegraph il presidente Usa ha dichiarato di stare «assolutamente» considerando il ritiro dall’Alleanza, definita una «tigre di carta», accusando gli alleati europei di non averlo sostenuto sul piano militare.
ALLA DOMANDA se avrebbe riconsiderato l’adesione degli Usa al blocco, dopo la fine del conflitto con l’Iran, Trump ha risposto senza sfumature: «Sì, direi che è possibile riconsiderarla».
Le dichiarazioni arrivano al culmine di una frattura già evidente. Diversi Paesi europei hanno rifiutato di partecipare alle operazioni statunitensi nel Golfo e, in alcuni casi, hanno negato l’uso di basi e spazio aereo, segnando una distanza politica inusuale nella storia dell’Alleanza. Ed è in questo contesto che Trump sta rilanciando una linea coerente con la sua visione geopolitica transazionale: le alleanze non sono sistemi multilaterali ma rapporti condizionati da un ritorno immediato e misurabile.
GIÀ POCHI GIORNI prima, parlando da Miami, Trump aveva messo in dubbio il principio stesso della difesa collettiva, lasciando intendere che gli Stati uniti «non devono per forza esserci» per gli alleati, soprattutto se questi non ricambiano il sostegno americano. Un’affermazione che colpisce al cuore l’articolo 5 del trattato Nato, che dal 1949 garantisce che un attacco contro uno Stato membro verrebbe considerato un attacco contro tutti.
La novità rispetto al passato è il nesso diretto tra questa posizione e la guerra in corso. La mancata adesione europea alla strategia americana nello stretto di Hormuz ha trasformato una tensione strutturale in uno scontro aperto. Le dichiarazioni di Trump sono arrivate il giorno dopo l’esortazione del tycoon ai Paesi europei a «tirare fuori un po’ di coraggio» e cominciare a «imparare a difendersi da soli», avvertendo che gli Stati uniti non li avrebbero più aiutati a proteggere le navi in transito nello Stretto di Hormuz, dove l’Iran ha di fatto bloccato le spedizioni di petrolio.
A DARE MANFORTE a Trump è arrivato il segretario di Stato Marco Rubio, che da Fox News ha fatto eco alle parole del presidente dichiarando che, una volta concluso il conflitto con l’Iran, gli Usa dovranno «riesaminare» il valore dell’alleanza. Rubio ha affermato che da senatore è stato «uno dei più strenui difensori della Nato» perché «vi riconosceva un grande valore». Ma gran parte di questo valore risiedeva nella presenza di basi militari in Europa, che permettevano alle forze armate statunitensi «di proiettare la propria potenza in diverse parti del mondo. Se ora siamo arrivati al punto in cui l’alleanza Nato significa che non possiamo più utilizzare queste basi per difendere gli interessi americani, allora la Nato è una strada a senso unico».
A DIFENDERE L’ALLEANZA è arrivato il primo ministro britannico Keir Starmer, definendo la Nato «l’alleanza militare più efficace che il mondo abbia mai visto» e ribadendo il pieno impegno del Regno Unito.
Al di là delle dichiarazioni di Trump e Rubio, sul piano istituzionale un’uscita degli Stati uniti dalla Nato non sarebbe un processo immediato né semplice: richiederebbe un passaggio al Congresso e probabilmente una maggioranza qualificata. Inoltre, per lasciare l’Alleanza gli Stati uniti dovrebbero chiedere il permesso a se stessi, visto ciò che recita l’articolo 13 della Nato: «Ogni Paese può cessare di essere membro un anno dopo che la sua notifica di denuncia sia stata depositata presso il governo degli Stati uniti d’America, che informerà i governi delle altre parti del deposito di tale denuncia».
MA IL PUNTO, OGGI, non è tanto la fattibilità tecnica quanto l’effetto politico delle parole presidenziali. L’idea stessa che Washington possa disimpegnarsi incrina la credibilità deterrente dell’Alleanza e apre scenari che, fino a pochi anni fa, sarebbero apparsi impensabili. In questo senso le dichiarazioni di Trump non rappresentano un episodio isolato, ma l’accelerazione di una traiettoria visibile da tempo: il progressivo spostamento degli Stati Uniti verso una posizione più unilateralista, in cui le alleanze vengono rinegoziate caso per caso. Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, la Nato è passata da essere il pilastro della sicurezza euro-atlantica a un terreno di scontro politico, sia interno sia esterno.
RESTA ANCORA da capire se queste dichiarazioni roboanti siano una leva negoziale o l’anticamera di una svolta storica, ma mentre il mondo è nel pieno di una crisi internazionale, il solo evocare l’uscita degli Usa dall’Alleanza basta a ridefinire gli equilibri.

