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Usa-Iran, si sgretola il ‘fronte interno’ di Trump

Usa-Iran, si sgretola il ‘fronte interno’ di Trump

Politica estera

11/03/2026

da Remocontro

Piero Orteca

Nella guerra all’Iran, tutto è possibile. Anche un’inaspettata giravolta di Trump che, messo con le spalle al muro da sondaggi interni impietosi, rischia seriamente la catastrofe elettorale in autunno, alle Mid Term. I Democratici vanno all’attacco e mezzo Partito Repubblicano è in rivolta. Il tempo e l’economia lavorano contro di lui. E il Presidente Usa, semplicemente, non sa come uscire da quest’azzardo, nel quale si è fatto trascinare da Netanyahu.

RealClearPolitics: i numeri

In una delle più antiche democrazie del mondo, i numeri del consenso popolare vengono (ovviamente) prima di tutte le dissertazioni geopolitiche o sociologiche. Con un occhio costantemente rivolto agli umori espressi dai sondaggi, gli ‘adviser’ di Trump hanno cominciato, nelle segrete stanze della Casa Bianca, a tirarlo per la giacca: troviamo il modo – gli hanno chiesto con insistenza – di chiudere presto questo scontro con gli ayatollah, prima che gli effetti collaterali del conflitto ci colpiscano di rimbalzo. Facendoci perdere le elezioni di Medio termine e, dunque, anche il controllo del Congresso. In parole povere, una catastrofe politica. Con circa il 50% di americani contrario all’intervento e solo il 43% favorevole (media ponderata RealClearPolitics) le cattive notizie sono solo all’inizio. La forza dei numeri dice anche che il ‘job approval’, il tasso di approvazione del lavoro fatto da Trump, è del 43,4%, mentre il 54,1% degli elettori manifesta insoddisfazione. Ancora più pesanti le indicazioni dei ‘polls’ per quanto riguarda il cosiddetto ‘voto congressuale generico’. Sotto questa voce, il Partito Democratico distanzia marcatamente i Repubblicani, con un 47,2% contro un 42, 9%. Ce n’è abbastanza per seminare il panico nei ranghi del Grand Old Party, che comincia a vedere con terrore un appuntamento elettorale che, facendo perdere la maggioranza dei due rami del Congresso, potrebbe fare di Donald Trump un Presidente ‘dimezzato’. Sarebbe un vero calcio nello stomaco, per le sue ambizioni e soprattutto per il suo ‘ego’.

Il punto di vista del WSJ

Quella che sembra un’atmosfera di ‘improvvisazione strategica’ da parte degli Stati Uniti, e cioè, per dirla chiara, un approccio caotico alla crisi iraniana, si traduce in messaggi diplomatici che sembrano assolutamente fuorvianti. Trump non è chiaro in quello che dice, perché probabilmente non è chiaro per come lo pensa. Ecco in che modo analizza questa complicata fase politica il Wall Street Journal: «Dopo aver affermato lunedì che la guerra potrebbe finire presto, il Presidente ha poi aggiunto che  ‘Potremmo andare oltre, e lo faremo’. I suoi commenti sono arrivati ​​mentre i prezzi del petrolio salivano alle stelle, per poi scendere, alimentando la preoccupazione già esistente tra gli alleati di Trump sui costi economici e le ricadute politiche della guerra. Negli ultimi giorni – riporta in esclusiva il WSJ – alcuni consiglieri di Trump lo hanno incoraggiato a elaborare un piano per far uscire gli Stati Uniti dalla guerra, e a sostenere che l’esercito aveva ampiamente raggiunto i suoi obiettivi. Mentre molti nella base conservatrice del Presidente sostengono ancora l’operazione iniziale, alcuni dei suoi consiglieri hanno espresso privatamente la preoccupazione che una guerra più lunga possa esaurire tale sostegno. Trump – prosegue il WSJ – è stato informato di alcuni sondaggi sulla guerra, hanno detto le fonti. I sondaggi pubblicati negli ultimi giorni mostrano che la maggior parte degli americani è contraria alla guerra. Alcuni consiglieri di Trump – conclude il Journal – hanno assistito con preoccupazione all’impennata dei prezzi del petrolio a oltre 100 dollari al barile. Secondo fonti vicine alla vicenda, hanno anche ricevuto telefonate da alcuni repubblicani nervosi sulle elezioni di Medio termine. ‘Quando il prezzo del gas e del petrolio aumenta, aumenta anche tutto il resto. Dato che l’accessibilità economica era già un problema, questo porta a sfide reali’, ha dichiarato Stephen Moore, consulente economico esterno di Trump».

NYT: occhio all’economia

Anche il New York Times mette il dito nella piaga dell’effetto-domino che la guerra all’Iran sta avendo sull’economia e, in particolare, sui costi dell’energia. Il giornale ribadisce la situazione di grande irrequietezza che si è creata nel Partito Repubblicano, in vista delle Mid Term. «Il Presidente Trump – scrive Tyler Pager – ha cercato di liquidare le preoccupazioni relative all’aumento dei prezzi del gas dovuto alla sua guerra in Iran, sostenendo che l’impennata dei prezzi ‘non ci riguarda realmente’, anche se alcuni repubblicani temono che l’impennata dei costi stia indebolendo la loro argomentazione economica in vista delle elezioni di novembre. Il signor Trump, parlando lunedì in Florida, ha affermato che i prezzi erano ‘artificialmente aumentati’ a causa della guerra e ha promesso che sarebbero scesi di nuovo dopo la sua fine. Ma non ha fornito una tempistica chiara su quando ciò sarebbe accaduto, pur vantandosi che gli Stati Uniti erano molto più avanti rispetto ai tempi previsti. Finora, il messaggio economico di Trump sull’Iran si riduce all’idea che qualsiasi sofferenza sia a breve termine, utile e non così grave come inizialmente previsto. Ma per i repubblicani impegnati in una serrata corsa di Medio termine, le conseguenze a catena della guerra – e le finora vaghe rassicurazioni di Trump sull’economia – sono ancora questioni aperte. Il conflitto ha fatto impennare il prezzo della benzina, che lunedì ha raggiunto i 3,48 dollari al gallone, con un aumento di quasi il 17% dall’inizio della guerra, il 28 febbraio. I leader mondiali si stanno preparando a ripercussioni di vasta portata – conclude il NYT – e, in privato, alcuni legislatori repubblicani si stanno rassegnando alla dura realtà politica che il partito al potere si trova ad affrontare quando i prezzi aumentano bruscamente».

WP, Trump stop and go

La prende larga Hannah Knowles, del Washington Post, partendo dal discorso sullo Stato dell’Unione, per mettere in evidenza come si stia letteralmente capovolgendo la realtà economica che era stata vantata da Trump. E questo per colpa della guerra all’Iran. «Lunedì i prezzi del petrolio sono schizzati a livelli mai visti da quando la Russia ha invaso l’Ucraina nel 2022 – scrive la giornalista – mentre i prezzi alla pompa sono aumentati di quasi 50 centesimi rispetto a una settimana fa. Il prezzo al barile è balzato a quasi 120 dollari a un certo punto lunedì, prima di scendere sotto i 90 dollari entro la fine della giornata, mentre Trump lasciava intendere che la guerra con l’Iran potrebbe finire presto. Ma le montagne russe hanno comunque lasciato alcuni nel suo partito in ansia per le ricadute politiche ed economiche, soprattutto perché l’Iran ha promesso di continuare gli attacchi di rappresaglia. L’aumento dei prezzi – aggiunge Knowles –  ha intensificato gli avvertimenti di alcuni repubblicani sui rischi politici di un conflitto prolungato, mentre l’Amministrazione Trump ha diffuso messaggi contrastanti sui suoi piani.  Trump ha dichiarato a un certo punto che la guerra era quasi finita, poi ore dopo ha dichiarato ai legislatori repubblicani che avrebbe proseguito in Iran cercando ‘una vittoria definitiva’ che porrà fine a questo pericolo di lunga data una volta per tutte».

  • Insomma, parafrasando la celebre battuta di Amleto rivolta a Orazio: «Vi sono, Orazio, in cielo e nella terra più cose, che non sogni la nostra filosofia». Suggerisce che la complessità, o la caoticità, della mente di Trump supera qualsiasi razionale interpretazione filosofica.
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