18/04/2026
da Remocontro
«L’ultima guerra di Israele al fianco di una potenza imperialista si è rivelata un fallimento. Anche questa potrebbe esserlo». Per il Magazine israeliano ‘+972’, la coppia Netanyahu-Trump porta il mondo alla catastrofe. «Per la prima volta dal 1956, Israele si trova a combattere con una potenza occidentale per un cambio di regime, in una guerra le cui ripercussioni politiche sono tutt’altro che certe».
Storia mediorientale che Trump non ha mai studiato
La foto del fumo dalle cisterne di petrolio a lato del Canale di Suez, colpite durante l’assalto anglo-francese a Port Said, il 5 novembre 1956. Fatti e menzogne. Un contingente di paracadutisti israeliani atterra al passo di Mitla, nella penisola del Sinai, contro bande di feddayn che attaccavano i trasporti israeliani. «A privare i cittadini israeliani della loro vita pacifica», dichiara il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Moshe Dayan, mentendo spudoratamente. In realtà era l’inizio della guerra che Israele lanciò insieme a Gran Bretagna e Francia, le principali potenze imperiali dell’epoca, contro l’egiziano Nasser e per riprendersi il controllo dello stretto di Suez. «E per la prima volta nella storia due potenze occidentali parteciparono in un’azione militare congiunta con Israele».
Il bis attuale della ‘anomalia storica’
A 70 anni di distanza, l’anomalia si ripete. «Per la prima volta dal 1956, Israele è entrato in guerra al fianco di una grande potenza occidentale – la più grande del mondo – il cui segretario di Stato ha recentemente elogiato l’eredità imperiale dell’Occidente alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco», sottolinea Meron Rapoport. «L’esercito israeliano ha descritto l’attacco congiunto con le forze armate statunitensi come un ‘attacco preventivo’, ma, come nel 1956, anche questa è una menzogna. Nessuno crede che l’Iran fosse sul punto di attaccare. La guerra attuale è una guerra di scelta, iniziata dagli Stati Uniti e da Israele, proprio come la campagna del Sinai fu decisa in anticipo dai leader israeliani, francesi e britannici». Nel 1956, Israele aveva i propri obiettivi: fermare le operazioni militari palestinesi organizzate dalla Striscia di Gaza controllata dall’Egitto e contrastare il rafforzamento militare egiziano.
Un’altra guerra coloniale
La Gran Bretagna si opponeva alla nazionalizzazione del Canale di Suez da parte di Nasser, e la Francia era preoccupata dal suo sostegno ai ribelli in Algeria, allora ancora sotto il dominio francese. Ben-Gurion e Dayan credevano che Israele potesse sfruttare queste considerazioni coloniali per favorire il rovesciamento del regime di Nasser. «La guerra odierna contro l’Iran si cela dietro diverse giustificazioni: eliminare le capacità nucleari e missilistiche iraniane e porre fine al suo sostegno a gruppi armati regionali in Medio Oriente, e, naturalmente, liberare il popolo iraniano dal regime oppressivo. Ma a prescindere da quanto reali e urgenti possano essere queste preoccupazioni, non si può negare che sia gli Stati Uniti che Israele condividano obiettivi più ampi di chiara natura imperialista: rovesciare il regime iraniano e instaurare un nuovo ordine in Medio Oriente». Ordina ebraico israeliano.
Chi comanda e per cosa
Israele ha evitato di arruolarsi apertamente nelle guerre americane, presentando sempre le proprie guerre come azioni sovrane. «Anzi, Israele ha reagito con irritazione alle accuse di agire come strumento degli Stati Uniti. Persino quando il Primo Ministro Netanyahu ha dichiarato la scorsa estate che Israele ‘combatteva per conto della civiltà occidentale’». ‘Presunta indipendenza illusoria’, poiché le guerre di Israele e la sua occupazione illegale di terra altrui sono dipese da finanziamenti, armi, coordinamento e sostegno diplomatico americani. Una apparenza di separazione di puro comodo già dalle guerre del Golfo. Persino la ‘Guerra dei dodici giorni’ dello scorso giugno contro l’Iran è stata «apparentemente una guerra israeliana, alla quale Trump si è unito solo nella fase conclusiva». Ma questa volta, Washington e Tel Aviv marciano legati in un abbraccio per qualcuno di loro potrebbe rivelarsi alla fine mortale.
Filosofia di Israele sugli Stati Uniti
Il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha recentemente definito Israele «un partner capace che combatte senza stupide regole di ingaggio, a differenza di tanti dei nostri alleati tradizionali che si agitano e si scandalizzano, tergiversando sull’uso della forza». L’etica bellica israeliana modello Netanyahu. «Non è certo che tali obiettivi possano essere raggiunti con i soli bombardamenti aerei, ma quel che è certo è che Israele non possiede la potenza militare e il capitale politico sufficienti per tentare un progetto del genere da solo. Ciò è possibile solo alleandosi con una potenza globale come gli Stati Uniti, e solo attraverso una guerra apertamente imperialista». E oggi, molte settimane dopo l’avvio dell’azzardata avventura? A pochi giorni dall’inizio della guerra, la Repubblica Islamica aveva subito duri colpi, primo fra tutti l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei. E la superiorità militare di Israele e degli Stati Uniti è assoluta (arsenali permettendo): ma questo basta per ripagare i costi politici e pratici folli dell’avventura?
Decisivo l’esito politico della guerra
La questione centrale, non riguarda l’andamento militare della guerra, comunque sorprendentemente problematico, ma il suo esito politico. Per Israele un nuovo ordine, basato sull’uso della forza, non solo per ‘frenare’ l’Iran, ma per accelerare l’annessione in Cisgiordania e annientare la Striscia di Gaza. Ma se l’obiettivo più ampio fallisce, ovvero se il regime iraniano sopravvive, la decisione di Israele di intraprendere una guerra congiunta con gli Stati Uniti potrebbe rivelarsi l’errore finale per due pessimi protagonisti della storia. Il sostegno alla campagna di bombardamenti da parte dell’opinione pubblica statunitense è debole e i critici la definiscono già «una guerra israeliana».
- L’idea che Netanyahu possa decidere dove l’America debba entrare in guerra, condanna Trump a una fine politica ingloriosa ancora indefinita, ma ormai necessaria per lo stesso partito repubblicano travolto dalla follia MAGA e snaturato della ‘post democrazia’ che sta precipitando nell’autoritarismo personale di un personaggio incontrollabile con forti disturbi caratteriale a capo del più potente esercito del mondo.

