03/09/2026
da Il manifesto
Destre Per il Financial Times il generale è «il cavallo di Troia dell'influenza russa in Italia»
Si scrive Putin, si legge Vannacci. Lo scontro sempre più diretto tra Europa e Russia si intreccia con la guerra civile che già squassa la destra italiana. Che proprio il pacchetto Ucraina- riarmo fosse la vera divisione insormontabile fra la destra di Meloni e quella di Vannacci era già evidente. A ogni buon conto ci pensa il Financial Times ad aggiungere una carico pesantissimo. Il quotidiano inglese indica proprio nel generale «il cavallo di Troia dell’influenza russa in Italia», impegnato nel trasformare il disagio della popolazione per le conseguenze della guerra in sostanziale appoggio alla Russia. Il quotidiano, peraltro, non si ferma qui e rincara: ora proprio Vannacci «mette alla prova» la premier.
La forma è quella dell’analisi. La sostanza è una sorta di ultimatum. La premier italiana deve scegliere tra rischiare di perdere le elezioni o tornare di corsa nella lista nera dei traditori messi all’indice dalle cancellerie europee. Non che Meloni nutra più dubbi, se mai ne ha avuti, e comunque i margini per un’intesa elettorale con Vannacci sono comunque ridotti all’osso. Dopo il drone di Lipsia probabilmente russo la premier non aveva esitato un momento a schierarsi armi e bagagli. «Le azioni ibride contro uno di noi sono contro tutti e saranno affrontate con una risposta unita», «è essenziale mantenere una postura credibile di deterrenza». Il ministro degli Esteri Tajani ha rincarato ieri: «Non escludo attacchi anche contro di noi. L’Italia, come tutti i Paesi europei, è oggetto di guerra ibrida. Quando c’è un pericolo bisogna alzare la guardia per evitare che diventi concreto».
Il posizionamento internazionale ormai quasi indistinguibile da quello dei Paesi più duri, capofila dei Volenterosi, implica però guai grossi in politica interna. Non è un mistero che una parte dell’opinione pubblica, sia di destra che di sinistra, non condivida affatto il trasporto del governo e di molte forze politiche per l’Ucraina aggredita e che sia stufa di devolvere fondi per la difesa di Kiev. Sul fronte destro chi già lucra e mira a farlo molto di più su quel disagio è proprio Vannacci.
Il generale, lietissimo della ulteriore visibilità portatagli in dono, non tarda a replicare, in inglese, all’attacco del quotidiano, poi, in italiano, commenta sarcastico sui social: «Sono terrorizzati. In Germania hanno paura di AfD. In Italia di Fn. Quando il consenso popolare non va nella direzione desiderata parte sempre lo stesso disco: Russia, Putin, Pericolo, Tradimento. Da domani Imodium per tutti».
La sfida a destra nella campagna elettorale sta di conseguenza già diventando una guerra feroce e senza esclusione di colpi, a tutto vantaggio della retorica di Vannacci e a danno invece della premier e della sua coalizione. Tajani commenta l’articolo incriminato con una certa diplomazia: «Mi auguro che quello che scrive sia falso». Poi però picchia duro anche lui: «Non si può escludere che la Russia possa provare a interferire sulle libere elezioni dei Paesi democratici Ue, cercando di condizionare la volontà popolare». Lo stesso Vannacci del resto, pienamente consapevole dell’effetto deflagrante che potrebbero avere non solo in Germania le elezioni di domenica prossima in Sassonia, dove è previsto un esito trionfale per AfD, aveva già messo le mani avanti: «Alzano il livello dello scontro esterno per distrarre l’attenzione e magari, domani, per mettere in discussione quel che esce dalle urne». La drammatizzazione estrema dello scontro politico, stavolta, rischia di essere tutta a destra.
Chi rischia di andarci di mezzo più di tutti è la Lega, le cui posizioni, sulla carta, non sono diverse da quelle di Fn. Salvini si affretta a smentire Tajani, pur assicurando contro ogni evidenza di non alludere a lui: «Penso che gli italiani voteranno senza essere influenzati da nessuno e non ho l’ansia che i russi invadano Tor Bella Monaca. Non parlo di Tajani ma vedo un’ansia anti-russa che mi preoccupa». Sinora, si sa, il dissenso di Salvini non è mai stato preoccupante. Ma con le elezioni di mezzo e il rischio per la Lega di scomparire la musica potrebbe cambiare. La possibilità che a destra la campagna elettorale si risolva in un massacro c’è davvero.

