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«Vi racconto la vergogna di Niscemi. I fondi per prevenire il dissesto vennero stornati»

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Attualità

13/02/2026

da Avvenire 

Antonio Maria Mira

Parla l'ex prefetta Isabella Giannola, che nel 1997 era commissaria per l’emergenza frana: «In 2-3 anni realizzammo tutte le opere necessarie alla vita del paese. Poi si è evitato di chiedere conto delle proprie responsabilità a chi le aveva, a partire dalla Regione»

«Dopo la frana del 1997 a Niscemi noi realizzammo tutte le opere necessarie per ripristinare la vita nel paese. Invece non si realizzò l’opera, gestita dalla Regione, per prevenire altri dissesti idrogeologici. E anzi i fondi vennero stornati. Una decisione vergognosa». A denunciare è Isabella Giannola, trenta anni fa prefetto Caltanissetta, che il governo guidato da Romano Prodi nominò commissario straordinario per l’emergenza frana, diversamente dalla scelta attuale di nominare commissario il presidente della Regione. Il prefetto Giannola è una vera donna delle istituzioni. Figlia di Antonino Giannola, presidente del Tribunale di Nicosia, il primo magistrato italiano a essere ucciso durante l’esercizio delle sue funzioni il 26 gennaio 1960, dopo l’incarico a Caltanissetta, prima donna prefetto in Sicilia, è stata poi trasferita a Siena per poi diventare vicecapo di gabinetto al ministero dell’Interno, prima con Giuseppe Pisanu e poi con Giuliano Amato. Nel 2007 fu nominata vice direttore del Cesis, il comitato che coordina i nostri servizi segreti. Successivamente è stata incaricata di vigilare sulla trasparenza degli appalti per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Emilia.

Come nacque la sua nomina?

Commissario era stato nominato l’assessore regionale Giuseppe Galletti che non accettò l’incarico, probabilmente temendo pressioni. A quel punto il Governo ritenne opportuno nominare il prefetto. Io operai in grande collaborazione con l’allora capo della Protezione civile nazionale, il professor Franco Barberi.

Di cosa si occupò?

Mi occupai dei primi interventi di protezione civile, ma poi anche della realizzazione di opere previste nelle ordinanze di protezione civile, compreso uno studio idrogeologico. Lo studio venne fatto e anche la perizia che fu approvata dalla protezione civile. Il lavoro venne appaltato a una ditta scelta dalla Regione che non riuscì a proseguire. Le solite storie. Ma lavori non solo non vennero riappaltati e ripresi, ma le somme vennero stornate e non so che fine abbiano fatto.

E le opere che doveva realizzare lei?

I lavori, che erano finanziati dalla Protezione civile e quindi dal Governo, furono tutti realizzati in 2-3 anni. Opere necessarie alla vita del paese, in particolare del quartiere Sante Croci che è lo stesso colpito dalla frana di oggi: acquedotto, fognature, strade, case popolari. Per uno dei progetti feci ricorso anche a fondi europei e riuscimmo a spenderli tutti, a realizzare l’opera e anche collaudarla. Mi dissero che era la prima volta. Non fu facile, bisognava addestrare i funzionari alle procedure europee, ma lo abbiamo fatto, ci siamo riusciti. Quando si vuole si può.

Ma serve qualcuno che si prende questa responsabilità.

Occuparsi del momento dell’urgenza, dei soccorsi ci sta, ma fare i commissari per gestire la ricostruzione è un compito molto pesante. È possibile quando c’è la collaborazione degli altri enti e quando si trova la stessa cultura. Ma non è detto.

E i risarcimenti?

Vennero risarciti anche quelli che avevano la casa abusiva, contro il mio parere. Fu una scelta politica.

C’è altro che non andò come voleva?

No, complessivamente è stata un’operazione molto riuscita. Quando subentrai all’assessore regionale revocai tutti gli incarichi professionali che avevano già dato e che avrebbero assorbito tutto il finanziamento. E affidai l’incarico di progettazione al Genio civile che si comportò in maniera egregia perché non solo realizzarono il progetto ma poi fecero anche la direzione dei lavori.

Tentativi della mafia di inserirsi nei lavori?

Gli appalti andarono tutti bene perché ci eravamo inventati una procedura particolare di accertamenti preventivi. Le imprese hanno risposto alla grande, non c’è stato nessun problema, né prima né dopo.

Quello che non si fece furono i lavori per impedire il ripetersi delle frane.

L’intervento che doveva fare la Regione non venne realizzato. Era una sorta di canalone di base che avrebbe dovuto convogliare le acque. I lavori previsti dal progetto erano sicuramente utili, ma non sappiamo se sarebbero stati sufficienti per fronteggiare il disastro geologico di oggi che veramente è molto più grave di quello di allora.

Non imprevedibile…

No, perché dopo quel primo intervento si sarebbe dovuto continuare a farne altri, e anche arretrare il fronte del paese. Per questo io ero contrarissima a risarcire gli abusivi. Perché se li risarcisci quelli continuano a costruire dove vogliono. E poi si lamentano quando avvengono i disastri e la gente muore.

Di chi è la responsabilità?

Tutto avviene come era previsto. Ma c’è l’erroneo pudore di non inchiodare alle proprie responsabilità chi ce le ha. Perché non è solo il cittadino che commette l’abuso ma è soprattutto chi non lo ferma, lo consente. I Comuni sono incentivati a far costruire, per poi incassare le tasse. Quindi cercano consenso e incassano le tasse.

Ma si combatte l’abusivismo?

Demolizioni non si fanno mai. In prefettura a Palermo mi ero occupata delle costruzioni abusive nelle zone di rispetto delle strade statali. Ho emesso centinaia di decreti di demolizione ma non è successo niente. Abbiamo prodotto solo carte.

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