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Xi: «Partner, non rivali» degli Usa. Ma guai a «gestire male» il nodo Taiwan

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Politica estera

15/05/2026

da il Manifesto

Lorenzo Lamperti

Il sorpasso Il presidente cinese ribadisce a un Trump prodigo di complimenti la linea di Pechino. E incassa il riconoscimento di un rapporto tra pari

«Avremo un fantastico futuro insieme. È un onore essere qui con te, è un onore essere tuo amico. Le relazioni tra Cina e Stati uniti saranno le migliori di sempre», dice Donald Trump, subito prodigo di complimenti. «Il mondo è giunto a un nuovo bivio. Cina e Stati uniti riusciranno a superare la trappola di Tucidide e a creare un nuovo paradigma per le relazioni tra le grandi potenze?» si chiede invece Xi Jinping, riferendosi alla formula con cui gli analisti richiamano il rischio di un conflitto tra una potenza egemone e una potenza emergente.

I DUE ESORDI nei rispettivi discorsi di apertura all’attesissimo vertice della Grande sala del popolo dicono già molto dei nuovi equilibri tra i leader di Washington e Pechino. Il primo – accolto su piazza Tiananmen dalla guardia d’onore, 21 colpi di cannone e bambini con mazzi di fiori e bandierine – alla ricerca di un rapporto personale. Il secondo più composto, a interrogarsi su questioni strategiche di portata globale.

Xi ha auspicato che i due paesi possano essere «partner, non rivali», dicendo di aspettarsi una svolta positiva nei rapporti. Ma ha anche avvertito che Cina e Stati uniti «potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto», qualora la questione di Taiwan fosse «gestita male». Tradotto: se gli Stati uniti supportassero l’indipendenza di Taipei o continuassero ad accelerare sulla vendita di armi. Un messaggio molto esplicito e che pone proprio Taiwan al centro delle discussioni.

IL COLLOQUIO è durato oltre due ore, più del precedente incontro di Busan con cui fu siglata la tregua commerciale. Entrambi i resoconti hanno toni positivi, ma le priorità sono diverse. La Cina insiste sul concetto di «stabilità strategica costruttiva», una nuova formula lanciata oggi da Xi per le relazioni tra i due paesi. Pechino vede la visita di Trump come il riconoscimento di un rapporto tra pari.

Gli Stati uniti si concentrano invece sui risultati economici. Nello specifico, la Cina avrebbe accettato di aumentare gli acquisti di prodotti agricoli americani, tra cui soia e carne bovina. Secondo la Casa bianca, Xi si sarebbe detto disposto a un aumento delle importazioni di energia, compresi petrolio e gas naturale liquefatto: uno dei punti chiave delle richieste di Washington. Pechino si sarebbe impegnata a comprare anche 200 jet civili della Boeing, meno della metà dei 500 di cui si parlava alla vigilia. Ci sarebbe anche un’intesa per rafforzare i controlli sui flussi di sostanze chimiche utili alla produzione dell’oppioide fentanyl, il che apre a un’estensione della tregua sui dazi e un parziale ritocco verso il basso delle tasse doganali.

SI DISCUTE anche della creazione di un consiglio per gli investimenti, che consentirebbe alle aziende cinesi di investire negli Stati uniti in settori non sensibili. Possibile anche l’annuncio di linee guida per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Nonostante la presenza di Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, non sembrano invece esserci svolte sui chip e nemmeno sulle terre rare, le rispettive principali armi negoziali. In tal senso, significativa l’assenza dal vertice di Ding Xuexiang, vicepremier con delega alle politiche tecnologiche, e di Wang Xiaohong, ministro della pubblica sicurezza, figura chiave delle discussioni sui metalli strategici.

SEGNO CHE PECHINO non accelera, segnalando fiducia nella capacità di ridurre la sua esposizione alla tecnologia americana e suggerendo che l’interdipendenza reciproca è attualmente a suo favore.
Dalla visita di Trump sembra dunque che si uscirà sì con una stabilizzazione del rapporto, ma senza un accordo strutturale e profondo.

Sui nodi strategici, le due parti si concentrano su temi diversi. La Casa bianca fornisce molti più dettagli sull’Iran. Trump e Xi avrebbero concordato che lo Stretto di Hormuz deve restare aperto, opponendosi dunque all’imposizione di pedaggi. Entrambi avrebbero sottolineato che l’Iran non potrà mai possedere armi nucleari, anche se la Cina continua ad appoggiare Teheran sull’utilizzo civile dell’energia nucleare. Non ci sono però impegni precisi su negoziati o interventi della Cina, che non vuole lasciarsi coinvolgere direttamente nella crisi

IL RESOCONTO CINESE si dilunga invece su Taiwan, tema che da parte Usa non viene citato. Non si sa dunque che cosa abbia risposto Trump alla netta presa di posizione di Xi, anche se Marco Rubio ha spiegato che la politica degli Stati uniti su Taipei non cambierà. Aggiungendo, in un’intervista a Nbc, che Pechino vorrebbe che l’isola «si unisse volontariamente e spontaneamente alla Cina», riconoscendo la priorità data da Xi alla cosiddetta «riunificazione pacifica».

Dopo il summit, i due leader si sono spostati al Tempio del Cielo, antico simbolo dell’impero cinese, per concludere la giornata con un banchetto di stato con menù alla base di piatti della regione di Shanghai: astice in zuppa di pomodoro, costine di manzo croccanti, anatra arrosto, salmone e bao di maiale. Trump pare aver apprezzato, tanto da concedersi un rarissimo sorso di vino bianco, lui che è astemio.

MANCANO RIFERIMENTI espliciti a Jimmy Lai, il magnate dell’editoria di Hong Kong recentemente condannato a 20 anni di carcere. Trump aveva detto che avrebbe chiesto a Xi la sua liberazione. Di certo, al presidente cinese ha chiesto di recarsi alla Casa bianca a settembre. Segnale che entrambe le parti vogliono provare a stabilizzare un rapporto ormai tra pari.

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