29/08/2025
da Remocontro
Cina, Russia e Corea del Nord ricompattati da Trump formano un triangolo che, nell’Indo-Pacifico, rappresenta la minaccia più temibile per l’attuale ‘ordine costituito’ di marca occidentale, vigilato e supervisionato dagli Stati Uniti.
Un mondo sempre più difficile da ignorare
Un ‘supervertice’ a ribadire la sfida che quest’asse è in grado di portare a tutta l’Asia, a cominciare dal Nord-est, dove si sta sviluppando una sofisticata partita a scacchi geopolitica. Equilibri consolidati da decenni si vanno spostando sempre più velocemente, contribuendo a delineare scenari di grande complessità. E, quindi, di estrema ‘ingovernabilità’. Dopo un periodo di relazioni assai tiepide, per esempio, è tornato a riscaldarsi il rapporto tra Pechino e Pyongyang, un legame che negli ultimi anni è stato in parte ridimensionato dalla prepotente irruzione diplomatica della Russia nella regione. La guerra in Ucraina ha infatti indotto il Cremlino, in difficoltà per le sanzioni economiche, a cercare nuove ‘sponde’ che potessero rifornire la sua gigantesca macchina bellica. Ciò ha spinto Putin a stringere una impegnativa partnership di difesa con la Corea del Nord, a sua volta diventata per lui una preziosa fonte di armi, munizioni e truppe da combattimento. Queste ultime, in particolare, sono state impiegate in prima linea sul fronte del Donbass e nella regione di Kursk, temporaneamente occupata dalle brigate di Zelensky.
Kim il coreano russo
Un idillio (interessato) che non ha mancato di sollevare speculazioni, gelosie e qualche disagio persino nelle alte sfere dell’establishment cinese. Insomma, Xi Jinping si è visto pericolosamente scavalcare da Putin, perché pur essendo Kim Jong-Un, il leader nordcoreano, nominalmente un ’amico’ (ma fino a un certo punto), viene altresì considerato dai cinesi una specie di cane sciolto, che a volte diventa difficilmente controllabile. Col rischio di far saltare per aria i fragili equilibri consolidati, indispensabili per l’ambiziosa politica di espansione economica programmata da Pechino. Che, è vero, vuole cambiare i rapporti di forza attuali e le sfere d’influenza (mascherate) esistenti, ma utilizzando i suoi tempi. Ecco perché, adesso, è giunto un invito a sorpresa a recarsi in Cina, rivolto a Kim Jong-Un, a sei anni di distanza dalla sua ultima visita. Incontrerà Xi Jinping. Non solo: a rendere ancora più significativo il viaggio, c’è il programma stilato, che prevede addirittura un incontro a tre, con Vladimir Putin. Tutto si svolgerà in occasione della imponente parata militare, prevista per il prossimo 3 settembre, nella capitale cinese, in Piazza Tienanmen.
L’altra liberazione asiatica
Alla manifestazione, organizzata per celebrare l’80º anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, è prevista la partecipazione di altri 26 capi di Stato, mentre l’Europa e gli Stati Uniti la boicotteranno. In sostanza, con l’invito rivolto a Kim, Xi Jinping ne ha sdoganato il ruolo internazionale, rendendolo di nuovo ‘presentabile’ agli occhi degli altri leader che parteciperanno all’evento. Una mossa che va letta col grandangolo, come tutte le strategie di politica estera della Cina contemporanea. Secondo la BBC, la prova di forza diplomatica offerta da Xi potrebbe addirittura interessare lo stesso Trump, che cerca una mediazione per ammorbidire Kim. E Wang Yi, il grande vecchio della diplomazia di Pechino, potrebbe essere un canale eccellente per organizzare un nuovo summit con Kim. «Con la partecipazione sia di Kim che di Putin alla parata di Pechino – intanto scrive il South China Morning Post (SCMP) – tutto è pronto per la prima apparizione pubblica dei due leader insieme a Xi, in quella che sarebbe una forte dimostrazione di solidarietà e di sfida alle pressioni degli Stati Uniti. I Paesi occidentali – prosegue il giornale di Hong Kong – hanno espresso preoccupazione per l’approfondimento dei legami tra Cina, Corea del Nord e Russia, affermando che il loro stretto allineamento strategico potrebbe mettere a repentaglio l’ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti e aggiungere ulteriore complessità alla sicurezza globale».
Campanello d’allarme
Non c’è alcun dubbio sul fatto che l’evento cerimoniale promosso dalla Cina rappresenti un vero e proprio campanello d’allarme, non solo per Washington, ma anche per i suoi più stretti alleati dell’Indo-Pacifico, con in prima linea Giappone e Corea del Sud. Ma, più in generale, come dicevamo prima, si tratta di un messaggio lanciato a tutto l’Occidente, sempre più preoccupato dal ruolo di aggregazione che Pechino può avere nei confronti di molti altri Paesi, non allineati o tradizionalmente ostili agli Stati Uniti. «Oltre a Putin e Kim – sottolinea il New York Times – Xi Jinping riunirà leader di nazioni come l’Iran e Cuba, che da tempo si oppongono all’ordine mondiale guidato dagli Usa. Parteciperanno anche i capi di altri 20 governi. L’incontro è un segno dell’influenza globale della Cina, mentre il signor Xi cerca di isolare gli Stati Uniti, sempre più ostili». Naturalmente, nessuno fa niente per niente. E Kim Jong-Un, da grande opportunista, ha sfruttato il difficile momento storico dei russi per farsi avanti e sostenerli massicciamente, ottenendo in cambio soprattutto aiuti finanziari, petrolio, tecnologie belliche e derrate alimentari. Ha però dovuto bilanciare con attenzione la sua partnership con Mosca, visto che il 90% del commercio nordcoreano passa esclusivamente attraverso la Cina. Dunque, dicono gli analisti, Kim non è solo alla disperata ricerca di una legittimazione internazionale, ma soprattutto non può permettersi di tagliare i ‘tubi’ dell’ossigeno che lo tengono in vita, dato che la sua nazione è alla fame.
I ‘vicini amichevoli’ della Cina
La sua economia è in ginocchio e lui ha disperato bisogno di avere ‘fraterne relazioni’ col suo grande vicino asiatico. La stampa cinese, dal canto suo, ha dato alla presenza di Kim alla parata militare del 3 settembre particolare risalto. Sottolineando anche il contemporaneo arrivo di Vladimir Putin. Il Global Times, che possiamo considerare la versione in inglese del Quotidiano del Popolo, ha riportato i calorosi commenti del viceministro degli Esteri, Hong Lei, che ha parlato di Cina e Corea del Nord come «vicini amichevoli, collegati da montagne e fiumi, che si sono sostenuti a vicenda e hanno dato un contributo significativo alla vittoria in guerra». Lei ha detto che «la ferma posizione del Partito comunista e del governo è quella di mantenere, consolidare e sviluppare la tradizionale amicizia tra Cina e Corea del Nord».
- Ha poi volutamente messo il dito nella piaga delle ‘ferite’ occidentali: «L’ascesa collettiva del Sud del mondo – ha sostenuto in una conferenza stampa – sta rimodellando radicalmente il panorama mondiale. Non si tratta più di una maggioranza silenziosa o di una vasta distesa di sottosviluppo, ma ora rappresenta una nuova forza risvegliata e una nuova speranza di cambiamento in questa trasformazione che avviene una volta ogni secolo».
- In definitiva, da Pechino viene lanciato un guanto di sfida da non ignorare, visto il crescente disagio con cui molti Paesi poveri o in via di sviluppo guardano al ‘pensiero unico’ occidentale