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Xi ricevuto da Trump con tutti gli onori

Xi ricevuto da Trump con tutti gli onori

Politica estera

24/09/2026

da Remocontro

Piero Orteca

Questa volta forma e sostanza coincidono e ognuno dei due leader sfrutterà il vertice anche per motivi di politica interna. Prime indiscrezioni sui temi più scottanti da trattare: si parlerà di Intelligenza Artificiale o Super Intelligenza come preferisce Trump.

Un trattamento di riguardo

Gli onori, quasi imperiali, riservati a Xi Jinping al suo arrivo, ieri sera, alla grande base aerea Andrews, nei pressi di Washington, sono stati fin troppo spettacolari. Una dimostrazione di forza da parte di Trump, che si è recato ad accogliere di persona il leader cinese. Ma anche una forma di rispetto, per il capo di una potenza divenuta, negli ultimi decenni, il vero “competitor” su scala globale degli Stati Uniti. Si è trattato di uno di quei momenti cerimoniali che tanto piacciono agli americani, fatti di inni patriottici, bandiere al vento e soldati in alta uniforme, rigidamente schierati sull’attenti. Ma che, nel caso specifico, hanno addirittura incontrato i desideri di Xi e del suo team di “strategist”, che hanno preteso un’accoglienza straordinaria. E il motivo è semplice, spiegato con la consueta incisività dal Wall Street Journal: “La spinta dietro le quinte per garantire a Xi un’accoglienza da tappeto rosso in America”, titola infatti il quotidiano finanziario, sempre attento agli backstage degli incontri diplomatici. Il Journal aggiunge che gli “sherpa” delle due parti hanno trascorso settimane a discutere degli aspetti formali della visita del leader cinese a Washington.

Forma e sostanza

“Xi Jinping – dice ancora il WSJ – desiderava che il suo prossimo viaggio negli Stati Uniti fosse classificato come ‘visita di Stato’, al più alto livello cerimoniale possibile. Tale designazione avrebbe comportato la presenza di guardie d’onore, una salva di 21 colpi di cannone e un benvenuto formale sul prato sud della Casa Bianca. Quando è arrivato, mercoledì, Xi ha ottenuto tutto ciò che voleva, ma raggiungere un accordo ha richiesto settimane di lavoro”. Singolare, no? Che le squadre negoziali abbiano perso tutto questo tempo, a discutere di orpelli, mentre il pianeta è scosso da mille crisi. E invece, sostengono i commentatori americani, proprio no. Mai, forse, come in questo vertice, la “forma” potrebbe finire per contare quanto la “sostanza”. Pensate: le due parti si sarebbero persino scontrate sul nome da dare al viaggio prima che Washington acconsentisse alle richieste di Pechino, rendendo questa la prima visita in un decennio.

Convergenza d’interessi

Quella della “cointeressenza” è la parolina magica, che mette tutti d’accordo. Trump, come scrive il Journal, “sta offrendo lo stesso trattamento da tappeto rosso che Xi gli ha riservato a Pechino a maggio e, soprattutto, secondo un alto funzionario della Casa Bianca, vuole fare una buona impressione sulla sua controparte cinese, mantenendo stabili i rapporti in vista delle elezioni di Medio termine di novembre. Poi, Trump, per natura, è più portato allo scontro commerciale che a quello militare “puro”, dove finora ha causato solo disastri. Dunque, dal suo punto di vista, l’uso del “soft power” nei confronti della Cina è una politica più produttiva di quella “delle cannoniere”, auspicata dai falchi anti-cinesi alla Marco Rubio. “i consiglieri politici di Pechino – sostiene il WSJ – affermano invece che Xi spera di proiettare l’immagine di un leader cinese accolto come un pari dal Presidente del Paese più potente del mondo, in un momento in cui la sua presa sul potere rimane salda, ma le pressioni intorno a lui sono in aumento. Specie all’interno del partito

Intelligenza artificiale, è già guerra

Andando a fare una carrellata, sui commenti che accompagnano la visita di Xi Jinping negli Stati Uniti, si toccano alcuni nervi scoperti.  Uno dei primi è senza alcun dubbio la corsa allo sviluppo dell’Intelligenza artificiale, diventata il vero campo di battaglia della  guerra tecnologica tra Cina e Stati Uniti. Una guerra asimmetrica, sia chiaro. Ma forse ancora per poco, perché i giovani scienziati con gli occhi a mandorla galoppano a spron battuto nelle pianure sconfinate delle loro start-up. Dunque, la lingua batte dove il dente duole, se si vuole guardare ai settori dove la Casa Bianca teme una straripante crescita della potenza cinese, sono proprio quelli della “IA” e della robotica. “Trump e il suo consigliere per l’Intelligenza artificiale, David Sacks, hanno difeso la strategia dell’Amministrazione di una regolamentazione minima, dopo che i vertici delle principali aziende statunitensi nel settore avevano approvato un rallentamento coordinato. Ma Trump non ci sta e ha rilanciato, dicendosi certo che gli Usa “devono superare la Cina nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, perché chi vince nel campo dell’IA vince tutto”.

  • E qua entrano in ballo i tormentati rapporti con Pechino, che, per gli americani, più che turbolenti sono fraudolenti. Si basano sull’espediente noto come “distillation”. I cinesi prendono un sistema Usa di ultima generazione, sofisticatissimo e, in teoria, non duplicabile. Ma loro riescono a copiarlo lo stesso, sfruttando la tecnica di bombardarlo (sempre grazie all’IA) con milioni di domande e utilizzando le risposte avute per riprodurne il software. Pare che non ci sia modo di sfuggirgli.
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