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Zelensky celebra le milizie che massacrarono i polacchi, Varsavia insorge

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Politica estera

25/06/2026

Pagine esteri

Marco Santopadre

Il presidente polacco ha ritirato al suo omologo ucraino un’onorificenza dopo che Zelensky ha deciso di intitolare un’unità di Kiev all’Esercito Insurrezionale, responsabile dell’uccisione di centomila polacchi durante la Seconda Guerra Mondiale

L’accelerazione revisionista del governo ucraino degli ultimi mesi sta provocando una crisi senza precedenti nelle relazioni con la Polonia.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso nei rapporti tra i due paesi, già tesi da qualche tempo, è stata la decisione da parte del presidente Volodymyr Zelensky, lo scorso 27 maggio, di assegnare il nome di “Eroi dell’UPA” al Centro operazioni speciali “Nord” delle Forze armate ucraine.

Fondata nel 1942, l’UPA – Ukrainska Povstans’ka Armija, Esercito Insurrezionale Ucraino – funzionò come braccio armato dell’OUN, cioè l’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini diretta da Stepan Bandera che si schierò con i nazisti e i fascisti che avevano invaso vasti territori dell’Unione Sovietica durante la Seconda Guerra Mondiale. In cambio del sostegno alla Germania nazista e alle altre potenze dell’Asse Bandera e gli altri dirigenti nazionalisti speravano di ottenere il sostegno di Hitler alla formazione di un’Ucraina indipendente dall’Unione Sovietica. All’inizio l’accordo sembrò funzionare ma in seguito Berlino venne meno ai patti ed esautorò Bandera.
Le milizie dell’UPA si macchiarono di gravissimi crimini di guerra e contro l’umanità, ripulendo i territori sotto il loro controllo dagli ebrei e dai rom – uccisi sul posto o consegnati alle truppe germaniche – e dando una sistematica caccia ai polacchi, ai russi e agli stessi ucraini fedeli a Mosca o comunque contrari al collaborazionismo.

Come accadde in altri territori occupati, inoltre, decine di migliaia di ucraini si arruolarono nei battaglioni delle SS tedesche, in particolare nella “Divisione SS Galizien” i cui simboli sono da anni ripresi e utilizzati da vari movimenti politici e da alcuni reparti dell’esercito di Kiev.
A causa dello scontro per il possesso della Volinia e della Galizia – regioni allora polacche poi annesse all’Ucraina da Stalin dopo la guerra – tra il 1943 e il 1945 le milizie nazionaliste di Kiev combatterono anche contro l’Armia Krajowa, l’Esercito Nazionale polacco clandestino. Ad essere colpiti non furono però solo i partigiani dell’Armia Krajowa ma anche moltissimi civili, oggetto di una feroce campagna di pulizia etnica che non risparmiò anziane, donne e bambini e che condusse alla distruzione di varie decine di villaggi.

I polacchi rastrellati e uccisi dall’UPA furono varie decine di migliaia – secondo alcune stime centomila circa – e ovviamente la scelta di Kiev di celebrare le milizie armate e addestrate dalla Germania nazista, intitolando loro un’unità militare del suo esercito, ha scatenato le ire di Varsavia, che già aveva mostrato la sua contrarietà alla scelta di celebrare ufficialmente, elevandoli al rango di eroi nazionali, alcuni tra i fondatori dell’OUN.

Pochi giorni prima di intitolare all’UPA un’unità del suo esercito, infatti, Zelensky aveva partecipato ad una cerimonia di riesumazione di uno dei massimi leader dell’OUN, Andriy Melnyk, il cui corpo è stato trasportato dal Lussemburgo, dov’era sepolto, ad un cimitero monumentale realizzato dalle autorità ucraine alla periferia di Kiev e dedicato agli eroi di guerra del paese.
Quello che i polacchi commemorano come un vero e proprio “genocidio” attraverso la giornata nazionale dell’11 luglio, istituita nel 2016, viene derubricato da Kiev al rango di “effetto collaterale” della Seconda Guerra Mondiale. Le autorità ucraine non solo rifiutano di attribuire una qualsiasi responsabilità alle autorità ucraine dell’epoca, ma attribuiscono l’eccidio anche alle scelte della Polonia.

Reduci dell’Upa

Il governo del liberale e centrista Donald Tusk ha cercato di smorzare i toni e di tenere un profilo basso, anche se il ministero degli Esteri polacco ha pubblicato subito una nota in cui scrive che il decreto ucraino «ferisce la memoria delle vittime e colpisce il dialogo tra le nostre nazioni». Lo stesso premier ha detto che «la storia non può essere sacrificata sull’altare della collaborazione strategica». Molto duro è stato l’ex presidente polacco e Premio Nobel Lech Wałęsa, il quale ha affermato che «Onorando i banditi dell’Upa, il presidente dell’Ucraina ha insultato me e tutti i nostri connazionali massacrati».
Ma è stato in particolare il presidente polacco Karol Nawrocki, esponente nazionalista eletto con i voti del partito di estrema destra Diritto e Giustizia, a contestare la scelta di Zelensky, al quale il leader polacco ha deciso addirittura di ritirare l’Ordine dell’Aquila Bianca, un’importante onorificenza che la Polonia aveva assegnato al leader ucraino nel 2023.

Come se non bastasse Nawrocki, che ha definito la decisione di Kiev «oltraggiosa e incomprensibile», ha anche minacciato, spalleggiato da varie forze politiche locali, di ostacolare l’ingresso dell’Ucraina all’interno dell’Unione Europea.
Invece di cercare di abbassare i toni, Zelensky ha reagito scrivendo su X dei post nei quali affermava che sarebbe stato lui a restituire l’onorificenza polacca, e ricordando che Varsavia si è ben guardata dall’annullare quelle concesse a Mussolini o alla zarina Caterina II. Il presidente ucraino è stato imitato da altri dirigenti del paese, tra i quali il ministro degli Esteri Andrii Sybiha, che ha restituito un’onorificenza ottenuta dalla Polonia. Anche gli ex presidenti ucraini Leonid Kuchma, Viktor Yushchenko e Petro Poroshenko hanno dichiarato di voler restituire l’Ordine dell’Aquila Bianca.
Mentre ucraini e polacchi si accusano a vicenda di favorire la Russia, nei giorni scorsi Zelensky ha annunciato che non avrebbe partecipato ad una conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina che inizia oggi a Danzica.

Il presidente polacco Nawrocki, che prima di assumere l’incarico è stato direttore del Museo della seconda guerra mondiale di Danzica e in seguito presidente dell’Istituto della memoria nazionale, ha chiarito che la polemica sul revisionismo storico non porterà ad un indebolimento del sostegno di Varsavia a Kiev nella guerra con la Russia. Finora Varsavia è stato uno dei paesi che ha sostenuto maggiormente l’Ucraina con forniture militari e finanziarie e con l’ospitalità concessa a circa un milione di profughi ucraini.
Però lo scontro sulla memoria di quanto accadde durante il Secondo conflitto mondiale sta già incrinando i rapporti tra i due paesi, e vari sondaggi mostrano che il sostegno a Kiev dell’opinione pubblica polacca sta calando. Un sondaggio specifico mostra che a favore della mossa di Nawrocki si è schierato circa il 51% dei polacchi mentre un 35% è contrario.
Invece un sondaggio realizzato dall’Istituto internazionale di sociologia di Kiev (KIIS), afferma che il 57% degli ucraini ritiene che ogni stato possa scegliersi liberamente i propri eroi e che gli altri paesi non debbano interferire in queste questioni; solo un 33% degli intervistati auspica il raggiungimento di una visione comune degli eventi sulla base del lavoro degli storici senza influenze politiche.
Cercando di recuperare consensi, i partiti di destra polacchi hanno chiesto al governo di diminuire il sostegno economico e logistico finora concesso agli immigrati ucraini in Polonia, ad esempio restringendo l’accesso gratuito al sistema sanitario nazionale e a quello scolastico. Nel marzo scorso, comunque, alcune garanzie accordate nel 2022 ai cosiddetti “emigrati forzati ucraini” sono già state revocate. –

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