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Zelensky cerca l’Europa in guerra ma Unione cosa vuole?

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Politica estera

16/10/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Zelensky a Bruxelles per il Consiglio europeo mentre in Ucraina la rete energetica nazionale è al collasso, i Patriot sono finiti e dagli Usa arrivano messaggi minatori ogni giorno. La tregua energetica muore sul nascere, Kiev annuncia la ripresa dei raid contro le raffinerie russe. Ma cosa pensano gli italiani di tanta ‘euforia’ bellica politica e  giornalistica? 

Ora Elon Musk contro Zelensky

«È giunto il momento che Zelensky se ne vada», ha scritto il capo di Starlink su X. Deve essere per questo che il presidente ucraino ha deciso di anticipare il suo viaggio verso l’Europa Building, sospetta Sabato Angieri. «Obiettivo, compattare il fronte degli alleati europei, gli unici capaci di permettere a Kiev di continuare la guerra», precisa il Manifesto. Oltre ai fondi, indispensabili, sono arrivati gli annunci della Gran Bretagna per la fornitura di missili Storm Shadows e di ‘cinque Paesi partner’ per nuovi pacchetti di aiuti. Ma per Zelensky, anche mettersi al riparo da un eventuale inasprimento dei rapporti con la Casa Bianca e fare in modo che il Purl -il programma che impone agli stati europei di acquistare armi statunitensi per l’Ucraina- non si blocchi. E la sua scelta mediatica Zelensky l’ha già annunciata sul Financial Times: «il suo paese riprenderà gli attacchi alle raffinerie petrolifere russe».

Un presidente scomodo per tutti

Ma è lo stesso Ft a svelare un retroscena importante: i leader dell’Ue più vicini al presidente si erano messi d’accordo per esortarlo a moderare le critiche pubbliche nei confronti di Donald Trump. I post di Zelensky hanno «colto di sorpresa» i capi di stato e di governo dell’Ue che vorrebbero far passare la linea «anche se è vero, non è sempre necessario dirlo ad alta voce». La coppia Zelensky-Mark Rutte… Il segretario Nato è tornato a insistere sull’importanza di investire nell’aumento di fondi per la Difesa. Insegue il ministro della difesa britannico, Wes Streeting, che ha esortato gli Usa a continuare a sostenere l’Ucraina. Con Kiev che ha incassato anche la solidarietà del primo ministro polacco, Donald Tusk, secondo il quale «dopo i colloqui avuti oggi a Bruxelles con i leader europei, posso rassicurarvi, cari amici ucraini e presidente Zelensky: non siete soli».

Politica incerta, popolazioni in ansia

Solo nella settimana tra il 5 e l’11 ottobre ci sono stati circa 200 attacchi contro infrastrutture energetiche ucraine e 17 contro snodi della rete petrolifera e del gas. Nel frattempo gli attacchi ucraini contro le strutture militari russe non si sono mai fermati. Secondo la marina di Kiev ben sei cacciabombardieri Sukoi Su-34M russi nell’aeroporto militare di Borisoglebsk, sono stati distrutti durante un attacco notturno. Tornando per un momento a casa, in Italia, si impone il dubbio. Dibattito sul riarmo che si concentra sull’aumento delle spese militari. Raramente si discute sugli scopi politici per i quali, in Italia e in Europa, dovrebbero aumentare i bilanci. La legittimità delle scelte in materia di difesa e sicurezza all’interno della società. «Come viene visto il processo di riarmo dagli italiani, spese per la difesa, minacce, missioni militari, ritorno della leva o disponibilità a combattere?

Se al governo interessa, cosa pensano gli italiani

Un sondaggio realizzato da YouGov per l’Università di Genova su oltre 1.500 cittadini italiani alla fine del 2025. L’indagine (di prossima uscita) affronta molti argomenti. Ne anticipa quattro, Fabrizio Coticchia. La percezione delle minacce. Dovendo individuare le minacce principali alla sicurezza, gli italiani – particolarmente tra i giovani e a sinistra – collocano al primo posto il cambiamento climatico (37,5%), seguito – specie tra gli anziani e a destra – dall’immigrazione irregolare (32,5%). Solo il 19,8% indica l’aggressività russa. Metà del campione, ritiene «possibile» un attacco di Mosca contro un paese alleato. Tuttavia, altre eventuali minacce, come i disastri ambientali, vengono ritenute più pressanti.

Basta spese militari

Secondo elemento la contrarietà all’aumento delle spese militari. Solo il 28,2% vorrebbe incrementarle, il 33,9% desidera ridurle e il 25,7% mantenerle invariate. Addirittura, la scelta di spendere di più è vista favorevolmente solo dalla metà degli elettori di Fratelli d’Italia e Forza Italia, e dal 32% di quelli della Lega. Ma come poter finanziare tali aumenti? Solo un’esigua minoranza sceglierebbe i tagli alla spesa o l’incremento delle tasse (rispettivamente l’8,4% e il 5,7%). Anche il piano europeo ‘Readiness 2030’, nonostante il sostegno al processo di integrazione europeo, incontra una forte opposizione: il 44,6% è contrario, mentre solo il 28% appare favorevole.

La voglia di combattere

Terza aspetto, è la volontà di combattere. Se l’Italia venisse attaccata da un paese terzo, il 52,5% non sarebbe disponibile a combattere, contro il 31% che abbraccerebbe le armi. Particolarmente interessante è il dato della Lega: solo il 22,5% (una percentuale inferiore a quella di Pd e M5S, che si attesta al 28%) dichiara che combatterebbe per difendere l’Italia nello scenario ipotetico di un’invasione. Persino tra Forza Italia e FdI il dato non supera il 53%. Poi le ‘missioni militari’, viste con favore nelle funzioni domestiche – dal contrasto a calamità naturali al supporto alle forze di polizia (approvate rispettivamente all’82,2% e al 67%) – ma assai meno per operazioni di peacekeeping (sostenute solo dal 45,8%). Se il terrorismo è la circostanza che raccoglie il supporto più ampio, quasi il 23% ritiene invece che la forza militare non sia mai giustificata.

Garantire la sicurezza nazionale

  • Gli italiani si dividono, infine, sul contesto che garantirebbe al meglio la sicurezza nazionale: un 27,8% preferirebbe che l’Italia perseguisse autonomamente i propri interessi, mentre un 24,3% sceglierebbe il rafforzamento della difesa europea. Il quadro che emerge dal sondaggio è quello di un paese spesso diviso a livello generazionale e di appartenenza politica, ma complessivamente riluttante a spendere di più, a inviare militari all’estero, e soprattutto a combattere.
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