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COMMERCIO. LA NORMA IN ARRIVO CONTRO LA LIBERALIZZAZIONE SELVAGGIA METTE ZIZZANIA TRA LE IMPRESE

16.07.2018

da Controlacrisi

Fabio Sebastiani

 

Qualcuno minaccia sfaceli occupazionali. Cobas: "Bene così. I frutti avvelenati del decreto Monti sono sotto gli occhi di tutti"

 

La proposta di legge di Davide Crippa, deputato del Movimento Cinque Stelle e sottosegretario allo Sviluppo economico, per cancellare la "liberalizzazione selvaggia" delle aperture domenicali degli esercizi commerciali crea scompiglio tra le imprese. Con gradazioni diverse, da Confcommercio che apre al confronto e chiede una regolamentazione minima, alla "netta contrarietà" di Conad a rivedere la normativa, fino a Confimprese che evoca rischi per ben 400.000 lavoratori.



"Altro che 400mila posti di lavoro in pericolo", rispondono i Cobas: i frutti avvelenati del decreto Monti sono sotto gli occhi di tutti. Da Mediaworld a Trony, da Auchan a Mercatone Uno, e poi le grandi Coop, Tuodì, Dico Discount, Combipel, Limoni Duglas e Conforama. Aziende in crisi che mietono chiusure e licenziamenti. E poi c’è la crisi dei piccoli negozi, un cancro che congiunge il Paese da Nord a Sud, senza far sconti a nessuno e che ha visto susseguirsi migliaia di chiusure.

 

"Eppure qualcuno ci aveva raccontato, all’indomani del decreto del governo Monti noto come “salva Italia”, di incrementi occupazionali e migliori condizioni lavorative - sottolinea Francesco Iacovone, dell'esecutivo nazonale Cobas -. Ma la triste realtà è sotto gli occhi di tutti: l’unico vero incremento è quello relativo alle domeniche e i festivi lavorati e la merce di scambio è minor occupazione, minor salario e minor diritti. Dopo i piccoli negozi ora tocca alla grande distribuzione, ma la colpa non è affatto solo dell’e-commerce (Amazon in Italia incide soltanto per i 6% nella quota di mercato). La difficoltà delle grandi catene commerciali nasce principalmente dalla mancanza di reddito diretto ed indiretto dei consumatori".

 


Cobas mostrano apertura verso le dichiarazioni di Confcommercio e ANCC Coop "che più ragionevolmente ammettono il flop del decreto Monti e si cominciano ad interrogare sulla condizione vissuta dai milioni di addetti del settore. Un piccolo passo avanti in una battaglia che non smetteremo di combattere".

 

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