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POVERTÀ E CRISI, IL LUCIDO E CIRCOSTANZIATO RAPPORTO DI SVIMEZ .

02.08.2018

 

Cittadinanza “limitata” perché mancano o sono carenti diritti fondamentali, dall’ambiente ai servizi sanitari. Un disagio sociale che si amplia fra famiglie in povertà assoluta – sono 600 mila quelle in cui non lavora nessuno – e lavoratori poveri. Quasi due milioni di persone via negli ultimi due 16 anni, la metà giovani. Sono i numeri diffusi da Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorni, nelle anticipazioni del rapporto Svimez 2018.

 

La ripresa economica non riesce a risolvere e ad affrontare le emergenze del Sud. “Il ritmo di crescita è del tutto insufficiente ad affrontare le emergenze sociali nell’area – dice Svimez – Anche nella ripresa si allargano le disuguaglianze: aumenta l’occupazione, ma vi è una ridefinizione al ribasso della sua struttura e della sua qualità: i giovani sono tagliati fuori, aumentano le occupazioni a bassa qualifica e a bassa retribuzione, pertanto la crescita dei salari risulta “frenata” e non in grado di incidere su livelli di povertà crescenti”.


L’economia si sta muovendo ma c’è una quota crescente di cittadini che rimane fuori dal mercato del lavoro. E c’è preoccupazione per i working poors. “Il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362 mila a 600 mila (nel Centro-Nord sono 470 mila)”, evidenzia Svimez. È aumentato anche il numero di famiglie senza alcun occupato, che nel 2016 e nel 2017 è cresciuto in media del 2% l’anno nonostante la crescita dell’occupazione complessiva, e questo conferma il “ consolidarsi di aree di esclusione all’interno del Mezzogiorno, concentrate prevalentemente nelle grandi periferie urbane. Si tratta di sacche di crescente emarginazione e degrado sociale, che scontano anche la debolezza dei servizi pubblici nelle aree periferiche”.


C’è poi una fetta crescente di lavoratori poveri. “Preoccupante la crescita del fenomeno dei working poors: la crescita del lavoro a bassa retribuzione, dovuto a complessiva dequalificazione delle occupazioni e all’esplosione del part time involontario, è una delle cause, in particolare nel Mezzogiorno, per cui la crescita occupazionale nella ripresa non è stata in grado di incidere su un quadro di emergenza sociale sempre più allarmante”.
Da questo Mezzogiorno dunque si va via. “Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti: la metà giovani di età compresa trai 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero. Quasi 800 mila non sono tornati”.



Altra denuncia forte che arriva da Svimez è quella di una cittadinanza “limitata” nel diritto alla salute, all’assistenza, all’istruzione. Nonostante una pressione fiscale pari o addirittura superiore, al cittadino del Sud “mancano (o sono carenti) diritti fondamentali: in termini di vivibilità dell’ambiente locale, di sicurezza, di adeguati standard di istruzione, di idoneità di servizi sanitari e di cura per la persona adulta e per l’infanzia”.
I dati sulla mobilità ospedaliera dicono che le regioni col maggior flusso di emigrazione sono Calabria, Campania e Sicilia, mentre attraggono malati soprattutto la Lombardia e l’Emilia Romagna. Le liste di attesa fanno crescere la spesa in salute della famiglie. E se un componente si ammala, la famiglia si impoverisce. Denuncia Svimez: “Strettamente collegato è il fenomeno della “povertà sanitaria”, secondo il quale sempre più frequentemente l’insorgere di patologie gravi costituisce una delle cause più importanti di impoverimento delle famiglie italiane, soprattutto nel Sud: nelle regioni meridionali sono il 3,8% in Campania, il 2,8% in Calabria, il 2,7% in Sicilia; all’estremo opposto troviamo la Lombardia con lo 0,2% e lo 0,3% della Toscana”.



"I dati Svimez - dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea - confermano le drammatiche conseguenze delle politiche di destra neoliberiste portate avanti dal Pd come dal centrodestra. Cresce la povertà e il Sud ne paga le conseguenze con emigrazione di massa e crescente impoverimento. Il nuovo governo grilloleghista soffia sul fuoco della demagogia anti-immigrati ma nasconde la vera emergenza del paese e continua sulla strada dei governi precedenti che hanno favorito disuguaglianze. La flat-tax è un'offesa alla povertà e ai principi della Costituzione. Invece di diminuire le tasse ai ricchi bisogna anche con una patrimoniale investire su un grande piano per il lavoro e introdurre il reddito minimo garantito, dire basta a grandi opere dannose al nord e rilanciare investimenti infrastrutturali necessari al sud, bonificare il territorio e valorizzare patrimonio storico-naturalistico. Invece il governo continua a essere orientato a favore delle regioni più ricche. Infatti nella distrazione generale, Lombardia e Veneto si stanno contrattando l'autonomia con il governo dei loro compari leghisti e pentastellati".

 

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