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LA MOSSA DI CONTE ED I RISCHI PER ATLANTIA

Andrea Fabozzida il manifesto22.08.2018 La holding dei Benetton siede su 10 miliardi di bond che andrebbero rimborsati in caso di declassamento. Il presidente del Consiglio non parla di nazionalizzazione. La Lega spinge per rinegoziare la convenzione: c'è il nuovo ponte da costruire. Come nella più classica guerra di nervi, chi attacca minaccia chi deve difendersi con un’arma segreta. «Non anticipo sui giornali la contromossa», ha detto il presidente del Consiglio Conte al Corriere della Sera che gli ha chiesto come pensa di fronteggiare lo scoglio degli indennizzi miliardari che lo stato dovrebbe pagare ad Autostrade per l’Italia in caso di decadenza della concessione, secondo quanto prevede la «convenzione unica» firmata nel 2007. Qual è questa contromossa? Si possono fare delle ipotesi ragionate.La più verosimile è che si tratti di una minaccia per mettere pressione ad Autostrade. Non per caso il presidente del Consiglio ha parlato alla vigilia del cda della società (che c’è stato ieri) dove si è cominciato a ragionare sulla risposta da dare al governo. Conte ha definito «ben modesta» la somma di 500 milioni stanziata da Aspi per le vittime e la prima ricostruzione, Aspi ha però confermato lo stanziamento e ha insistito sul «risarcimento in forma specifica» che del resto proprio il ministero di Toninelli gli ha chiesto: il nuovo ponte sul Polcevera, in acciaio. L’ad Castellucci ha confermato che si può tirare su in otto mesi, il governo non ha alternative migliori per ripristinare la viabilità a Genova. A meno di non far partire subito un’altra concessione a un altro privato. La guerra dei nervi può funzionare perché il gruppo Atlantia è fortemente indebitato, in gran parte per l’eredità di una privatizzazione fatta a debito negli anni Novanta; la holding ha in programma anche un’altra grossa operazione di leverage per l’acquisto della maggioranza di Abertis. Dopo il crollo del ponte di Genova, il debito di Atlantia da risorsa si sta trasformando in minaccia: 10 miliardi di obbligazioni che quasi tutte devono essere rimborsate nel caso in cui la società dovesse perdere la sua gallina dalle uova d’oro: la concessione del 50% della rete autostradale italiana, con un meccanismo di aumento garantito dei pedaggi. Non solo, alcune clausole prevedono il rimborso anticipato dei bond anche nel caso di declassamento del debito di Atlantia, sul quale evidentemente influiscono gli annunci del governo. E infatti ieri l’agenzia di rating Standard&Poor’s ha confermato che «il rischio principale è relativo alla possibile fine della concessione e alle penali che il governo potrebbe dedurre dalla compensazione». In caso di rimborso forzato, aggiunge S&P «la capacità di Aspi di rispondere alle richieste degli obbligazionisti dipenderà dalla tempistica e dall’ammontare della compensazione». In sintesi, il governo ha alzato una spada di Damocle sulla società dei Benetton, ai quali potrebbe convenire a un certo punto rinegoziare la convenzione in termini meno favorevoli per loro (non è difficile…) conservando però la concessione che è la garanzia per evitare il default. E in effetti ieri Conte nell’intervista al Corriere è stato molto chiaro nel dire che «valuteremo con attenzione la modalità migliore per soddisfare l’interesse pubblico» ma non ha parlato né di revoca né tantomeno di nazionalizzazione. Ha detto anzi che «abbiamo avviato una procedura di legge» e che «Autostrade avrà facoltà di replicare». E in effetti l’unico iter avviato dal ministero di Toninelli passa per l’ormai famosa lettera che la direzione che si occupa di vigilare sulle concessioni autostradali ha scritto per mettere in mora Autostrade ai sensi degli articoli 8, 9 e 9 bis della convenzione. Lo stesso termine usato da Conte, «contromossa» sembra rinviare a una prevedibile battaglia legale, che in caso il governo andasse avanti con la decadenza sarà sulle cause del crollo (la cui ricerca è affidata alla giustizia penale ma prima anche alla commissione di esperti nominata dal ministro) e sull’entità delle penali. Un’altra ipotesi che certamente ha circolato nel governo e che però espone alla quasi certezza di una successiva bocciatura davanti alla giustizia amministrativa e costituzionale, è quella dell’annullamento di autorità, per legge, della concessione. Magari motivato con la necessità di andare incontro alle continue critiche che diversi commissari alla concorrenza Ue hanno sollevato negli anni contro il sistema italiano delle concessioni. Per quanto singolare per un governo avversario della «burocrazia europea», non sarebbe una novità, dal momento che le osservazioni di Bruxelles sono già state utilizzate strumentalmente in passato, molto spesso proprio per prorogare i vantaggiosi affidamenti ad Autostrade. Con il voto favorevole di Salvini e della Lega, come abbiamo raccontato ieri, per ben tre volte.