Acqua:


Il Parlamento europeo ha fatto propria la proposta dei movimenti per l’acqua

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RIPUBBLICIZZAZIONE ACQUA

12.09.2018

Comunicato stampa di Sì Toscana a Sinistra 

 

Fattori (Sì): “Fallimento privatizzazione. Sposare finalmente vero modello pubblico, con partecipazione dei cittadini: aziende pubbliche senza profitti, legate a territori e bacini idrografici. Si approvi nostra proposta di legge”.

 

Nel corso del dibattito seguito alla comunicazione del Presidente della Regione Toscana, che ha annunciato un ripensamento rispetto al modello misto pubblico-privato nella gestione del servizio idrico integrato toscano, è intervenuto Tommaso Fattori, oggi capogruppo di Sì Toscana a Sinistra e in passato fra i fondatori del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e fra i promotori del referendum del 2011.

 

“A distanza di 7 anni dal referendum si annuncia finalmente di voler ripubblicizzare in Toscana la gestione del servizio idrico integrato, rispettando la volontà della maggioranza assoluta degli italiani. La gestione dell’acqua non deve generare profitti, il che significa mettere alla porta gli azionisti privati ma anche superare la forma giuridica ‘società per azioni’”, afferma Fattori.

 

“La giunta ora ci comunica che è possibile ripubblicizzare perché non serve più un partner privato industriale. Ma sarebbe stato più onesto ammettere che la privatizzazione è stata fallimentare. Gli azionisti si sono intascati profitti per centinaia e centinaia di milioni di euro, le tariffe sono fra le più care d’Italia, gli investimenti sono ben al di sotto del necessario e l’età media delle tubature toscane, che perdono molta acqua, è aumentata notevolmente”.

 

“Il modello pubblico-privato non ha nulla a che vedere con il pubblico, tantomeno con la democrazia, ed è orientato a generare profitti per pochi attraverso la vendita di un bene di tutti. I soci privati nominano l’ amministratore delegato dell’azienda e hanno in mano la così detta ‘governance’ dell’acqua”.

 

“Ora serve un nuovo modello pubblico che sia trasparente e che preveda la partecipazione alle decisioni da parte dei cittadini. Qualcosa di ben distante dalle forme clientelari e lottizzate a cui troppo spesso in passato ci ha abituato un pezzo di classe politica avvezza e pensare i beni comuni come beni propri. L’acqua deve essere gestita da soggetti di diritto pubblico, come possono esserlo le aziende speciali”, ha continuato Fattori in aula.

 

“In questi anni il ricorso al capitale azionario privato e al capitale di terzi attraverso l’indebitamento con le Banche, peraltro in molti casi azioniste stesse delle Spa dell’acqua, ha portato all’impennata delle tariffe, essendo il modo più costoso per anticipare i capitali necessari per gli investimenti in un servizio capital intensive”, ha spiegato Fattori. “Le società interamente pubbliche possono trovare il modo per anticipare parte dei capitali necessari per le manutenzioni ordinarie o per liquidare gli investimenti non ancora ammortizzati facendo ricorso alla BEI, alla Cassa Depositi e Prestiti o a nuovi strumenti di finanza pubblica e non speculativa”.

 

“Il legislatore nazionale deve prendere atto del fallimento del ‘full recovery cost’, che carica sulle bollette anche il costo degli investimenti straordinari che invece devono essere sostenuti dalla fiscalità generale, come accade per le scuole o per gli ospedali”, aggiunge Fattori, rivolgendosi stavolta a Parlamento e Governo nazionali.

 

“Ma vedo molti segnali contradditori, qui in Toscana. Da una parte si afferma che l’ obiettivo è la ripubblicizzazione, dall’altra si moltiplicano preoccupanti richieste di proroga delle attuali concessioni, ultima in ordine di tempo quella di ASA e ciò, in concreto, significa posticipare la ripubblicizzazione del servizio”.

 

“Ma è contradditorio e sbagliato anche il modello proposto dal Presidente Rossi, ossia un megacolosso regionale per la gestione dell’acqua. Un simile mastodonte non avrebbe eguali in Europa e sarebbe disastroso perché disconnesso dai territori e dai bacini idrografici, lontano dai cittadini e con enormi problemi di diseconomie di scala”. “Serve invece un modello pubblico adeguato, con una pluralità di aziende speciali vicine ai territori, che prevedano la partecipazione dei cittadini e che siano disegnate sui bacini idrografici. Questo è peraltro ciò che abbiamo scritto nella nostra proposta di legge per la ripubblicizzazione del servizio idrico della Toscana, la prima presentata in questa Regione, ispirata alla norma scritta dai movimenti in Lazio. Se davvero si vuole ripubblicizzare l’acqua, si apra la discussione sulla nostra proposta, ferma da 9 mesi in commissione”.