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AMBIENTE .FORESTA DI HAMBACH,INIZIATO LO SGOMBERO DELLE CASE OCCUPATE SUGLI ALBERI

di Elena Tebano

da Il Corriere

Gli ambientalisti presidiano il bosco millenario perché vogliono impedire che venga distrutto per estrarre lignite: le gru cercano di tirare giù gli attivisti incatenati anche a 20 metri di altezza.

 

È iniziato in Germania lo sgombero delle case nella Foresta occupata di Hambach. Sono almeno 60, collegate da passerelle di legno e riunite in villaggi dai nomi fantasiosi: «Gallien», «Lorien», «Oaktown». La più alta è a 25 metri dal suolo, quanto un palazzo di otto piani, perché «più su stanno, più sono difficili da sgombrare». E infatti oggi la polizia è dovuta entrare con le gru nel bosco per tirare giù i primi attivisti, in un’operazione definita «difficile» e destinata a durare fino a sera. Ad accompagnarle ci sono centinaia di agenti in assetto antisommossa e camion con gli idranti. Molti degli ambientalisti si sono incatenati agli alberi o murati nel terreno con delle gettate di cemento: il loro obiettivo è impedire alle ruspe di iniziare a disboscare. La foresta occupata di Hambach, 300 ettari di bosco millenario tra Colonia e Aquisgrana, è diventata infatti l’epicentro della lotta contro l’energia al carbone in Germania, una sorta di «Val di Susa» tedesca. D settimane da entrambe le parti ci si preparava agli scontri.

 

La compagnia tedesca Rwe, uno dei colossi europei dell’elettricità, vuole abbatterne un milione e 600 mila metri quadri per scavare lignite, dopo che negli ultimi 37 anni la miniera che si trova sul suo territorio si è mangiata villaggi (di mattoni) e 4 mila ettari di alberi, trasformandoli in un enorme bacino vuoto di sassi grigi. Gli ambientalisti hanno costruito i primi presidi aerei per impedire gli scavi nel 2012 ma dalla fine di agosto la foresta è stata dichiarata «luogo pericoloso» dalle autorità: gli assembramenti sono vietati, gli agenti possono perquisire chi entra e le baracche, quasi ogni giorno arrivano nel bosco in tenuta anti sommossa. Inizialmente ad accompagnare le ruspe di Rwe che «ripulivano» il sottobosco da catapecchie e spazzatura. Oggi per portare via gli attivisti.

 

Questo perché il primo ottobre è entrato  in vigore il permesso di estrazione di Rwe. Se gli occupanti sugli alberi sono gli esponenti più radicali della battaglia per salvare il bosco, il fronte ambientalista è molto più ampio, variegato e istituzionale: persino la Gewerkschaft der Polizei, il sindacato della polizia, ha chiesto che Rwe sospenda le estrazioni almeno fino a fine anno. Per quella data infatti sarà pronto il rapporto della Commissione per la trasformazione energetica nominata questa estate dal governo Merkel, che deve elaborare una proposta per superare la dipendenza dal carbone e passare alle rinnovabili su cui la Germania afferma di puntare. Un compito politicamente difficile, visto che il 40% dell’elettricità tedesca è prodotta dal carbone — soprattutto lignite, il più inquinante di tutti — e che nel settore lavorano 32 mila pesone (RWE sostiene che solo dalle estrazioni della foresta dipendono diecimila posti di lavoro).

 

«Ma è una contraddizione dire che si vuole abbandonare il carbone e poi far abbattere una foresta millenaria tre mesi prima — dice al Corriere Sasha Müller-Kraenner, direttore esecutivo della Ong ambientalista Deutsche Umwelthilfe —. Hambach è diventata un simbolo dell’incoerenza della politica energetica tedesca. Per questo anche noi delle associazioni più istituzionali nelle prossime settimane ci opporremo alle estrazioni». La battaglia è solo cominciata.