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MATTARELLA FRENA SALVINI, TENSIONE SUL DECRETO

Carlo Lania

 

Immigrazione e sicurezza. Il ministro dà per scontato il via libera al testo. Ma i dubbi del Colle restano

 

«Penso che la firma del presidente sia questione di ore, mi aspetto buone notizie entro oggi», dice di buon mattino Matteo Salvini. Il riferimento del ministro degli Interni è al decreto sicurezza e alla possibilità che il presidente Mattarella liberi il provvedimento permettendo così alle camere di esaminarlo.

 

COME SEMPRE SALVINI si mostra sicuro e ottimista, anche a dispetto della realtà. Arrivato martedì all’esame del Colle, il decreto con le nuove e più rigide disposizioni in materia di immigrazione sembra però non essere ancora in via d’uscita, tanto da rendere i rapporti tra Quirinale ed esecutivo al limite dello scontro istituzionale. A rallentare l’iter sarebbero i dubbi, ancora numerosi, sulla costituzionalità di alcune delle nuove misure e su almeno una norma transitoria. Segno che il frenetico lavoro di limatura e riscrittura fatto nei giorni scorsi dai tecnici del Viminale e di Palazzo Chigi su indicazione del Colle non avrebbe prodotto l’effetto voluto, quello di sgomberare il campo da tutti i possibili ostacoli consentendo così a Mattarella di firmare e licenziare il provvedimento. E infatti passano le ore e quando ormai è sera del decreto ancora non c’è traccia, tanto che Salvini evita perfino di nominarlo nella conferenza stampa che segue la fine del consiglio dei ministri.

 

Un ritardo che è come un riflettore acceso sulle perplessità – per usare un eufemismo – del Colle, a partire dalla scelta di utilizzare una procedura di urgenza quando ormai non esiste più alcuna emergenza legata agli sbarchi (diminuiti dell’80%) né alcun allarme sociale legato agli immigrati. Ma non solo.

 

TRA I NODI ancora da sciogliere ci sarebbe infatti la possibilità di espellere il richiedente asilo accusato di aver commesso un reato e al quale viene respinta la domanda di protezione internazionale. Nella prima versione del decreto, era prevista la sospensione dell’esame della richiesta e l’automatica espulsione in caso di denuncia o di condanna anche non definitiva. Riscritta, la norma prevede ora l’avvio d una procedura accelerata per l’esame della richiesta di protezione, seguita dall’espulsione in caso di esito negativo. Se da una parte risulta cancellato l’automatismo per l’allontanamento del cittadino straniero, dall’altra resterebbe comunque il fatto che anche la sola denuncia sarebbe sufficiente a modificare il normale iter della procedura di asilo.

 

C’È POI LA QUESTIONE non secondaria della possibilità di revocare la cittadinanza in seguito a una condanna definitiva per terrorismo, misura che creerebbe una disparità di trattamento con quanti nascono in Italia e, infine, la possibiltà di detenere i migranti in attesa di espulsione non solo nei centri per i rimpatri, ma anche in strutture a disposizione dell’autorità di pubblica sicurezza.

 

Tutti punti che sarebbero già stati segnalati nelle scorse settimane al Viminale dai tecnici del Colle, senza però ottenere il risultato voluto. Del resto proprio il Quirinale aveva promesso «massima attenzione» nell’esaminare un provvedimento per molti motivi particolarmente delicato. Resta da vedere se la situazione riuscirà a sbloccarsi oggi.

 

INTANTO IL PRESIDENTE della Camera Roberto Fico anche ieri ha segnato la distanza dalle posizioni assunte dal governo sull’immigrazione. «La cosa che più non va fatta – ha detto intervenendo in un convegno a Montecitorio – è polarizzare uno scontro. Non bisogna puntare il dito e non bisogna giudicare ma comprendere per trovare una strada che è quella del dialogo, dell’ascolto e dell’integrazione».