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MAGNETI MARELLI È GIAPPONESE. LA FIOM: E IL LAVORO?

Massimo Franchi

 

Il gioiello Fca ceduto a Calsonic Kansei, in realtà controllati dal fondo americano Kkr, per 6,2 miliardi per far cassa. I 10mila dipendenti ora rischiano ma il governo non è preoccupato

 

L’ennesimo gioiello dell’industria che cambia padrone salutando l’ex belpaese. Con la cessione di Magneti Marelli il gruppo Fca diventa ancora meno italiano. E gli interrogativi sul suo futuro e quello dei lavoratori aumentano.


Dopo mesi di trattative, Fca ha annunciato di aver venduto il colosso dei servizi ad alta tecnologia per l’automotive ai giapponesi di Calsonic Kansei, in realtà controllati dal fondo americano Kkr. Lo storico marchio italiano nato nel 1919 a Sesto San Giovanni e legato al ricordo di ogni automobilista per le candele e le parti elettriche di ogni macchina è negli ultimi decenni diventato un vero fornitore globale di sistemi integrati dalle sospensioni ai motori e più recentemente Ai sistemi di illuminazione e guida autonoma tanto da aver raggiunto un fatturato da 8,2 miliardi con circa 43mila addetti di cui oltre 10mila in Italia, 85 unità produttive, 15 centri di ricerca presente in 20 paesi.


L’operazione portata avanti a lungo da Sergio Marchionne – che trattò anche con Samsung – si è chiusa ieri mattina con i comunicati ufficiali che confermano i 6,2 miliardi di costo. Sotto la dizione di «fusione» che creerà la nuova Marelli Calsonic Kansei con sede che rimarrà a Corbetta nel milanese, la realtà è molto più cruda. Nella prima decisione presa da amministratore delegato di Fca Mike Manley punta a far cassa per rimpinguare un bilancio lasciato non troppo in ordine dallo stesso Marchionne, nonostante la finzione del «debito zero».


Pur di rassicurare i sindacati lo stesso Manley ha dovuto specificare che, nonostante la vendita ai giapponesi, «Fca ha sottoscritto un accordo di fornitura pluriennale con Marelli Ck per mantenere l’operatività di Marelli in Italia e sostenere la presenza industriale e i livelli occupazionali». Ma non tutti sono persuasi del mantenimento dei posti di lavoro. Se Fim Cisl e Uilm chiedono comunque un incontro a breve e di utilizzare i proventi per finanziare nuovi modelli di auto Fca, la Fiom è molto critica: «Da mesi ci mobilitiamo con i lavoratori – attacca la segretaria generale Francesca Re David – per chiedere al governo un confronto con la proprietà della Magneti Marelli, ma dobbiamo prendere atto dell’avvenuta vendita a Calsonic Kansei. Ora è fondamentale – continua Re David – avviare sin da subito un confronto sul futuro del gruppo sia dal punto di vista occupazionale sia produttivo e della ricerca e sviluppo su cui chiederemo un ruolo attivo del governo».


L’elenco delle aziende diventate straniere è impressionante: andando a ritroso dagli ultimi giorni agli ultimi anni abbiamo Candy, Edison, Tim, Pirelli, Indesit, Parmalat. Il governo del «Prima gli italiani» non sembra però cambiare politica. Se Di Maio ha dichiarato di «monitorare la vendita», l’altro vicepremier Matteo Salvini è contento: «Se i posti di lavoro restano in Italia per me non è un problema».