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RIDUZIONE DELL'ORARIO DI LAVORO A PARITÀ DI SALARIO

Aldo Di Benedetto

 

Non ci sono scappatoie economiche e sociali: la disoccupazione e i nuovi automatismi tecnologici si combattono unicamente proseguendo l' insegnamento e il cammino che la classe operaia da 150 anni ha tracciato.

 

 

Nel 1930, John Maynard Keynes, noto economista liberale/capitalista, prevedeva che nel 2030 la ricchezza delle nazioni sarebbe quadruplicata e avremmo lavorato 15 ore la settimana: si prevedeva un futuro da "guardiani di macchine", per dirla alla Asimov, famoso scrittore di libri di fantascienza. In realtà abbiamo decuplicato la ricchezza planetaria e la tecnologia ha fatto passi da titani, ma nonostante questo chi lavora lo fa per più ore, lavora male, pagato poco, e tantissimi non lavorano.

 

Va da sè, che il problema psicologico di oggi non è la noia per il troppo tempo libero a disposizione, semmai l’ansia da competizione, lo stress lavorativo, l’insoddisfazione perenne, la depressione di massa, gli psicofarmaci.

 

Si tratta di una enorme questione sociale, politica di conseguenza, tenuta nascosta, non affrontata.

 

Il motto "Lavorare meno lavorare tutti" è attuale quanto ignorato dalla dialettica pubblica. Ridurre l'orario di lavoro è una scelta politica, ma nell'interesse della collettività. Risponderebbe agli interessi (finalmente) di chi lavora, di chi è precario, di chi cerca ma non trova occupazione. In riferimento al rapporto tra occupazione, salari e produttività l'Italia presenta anomalie: un tasso di occupazione inferiore alla media europea, una maggiore intensità media oraria di lavoro, ma una situazione stagnante di salari e produzione

 

Uno squilibrio che pesa sui salari, aggravato dalla precarizzazione del lavoro voluta dalle misure del governo Renzi. In aumento fenomeni di ipersfruttamento, straordinari, cottimo intensivo, come l'esempio della logistica e grande distribuzione evidenziano: settori che richiedono un intervento legislativo - politico, introducendo scelte contrattuali attinenti all'orario di lavoro più rispondenti ai tempi necessari dei lavoratori e lavoratrici, anziché a quello delle imprese.

 

Analogo discorso va fatto per i potenti detentori dell'economia delle piattaforme: Amazon, Airbnb, Uber, il "macchinismo moderno" della rivoluzione tecnologica nell'economia digitale non è materia che deve restare estranea alla discussione pubblica.

 

In sostanza occorre ridistribuire il tempo di lavoro, attraverso una riduzione generalizzata dell'orario a parità di salario, che apporterebbe aumento occupazionale e un impatto positivo sui salari.

 

In altre parole, il "tempo" lavorativo è un indicatore di benessere di una società e del funzionamento del sistema economico nel suo insieme. Il tempo è fondamentale per un'impresa ma non di meno lo è quello dei consumatori, dal momento che senza un adeguato tempo, sarebbe improponibile l'acquisto di alcuni generi di servizi e beni.

 

Con meno consumo e meno tempo per consumare, entra in crisi la dinamica stessa del sistema capitalistico: sotto questa luce i grandi partiti della sinistra storica e del sindacato di classe sono stati molto più lungimiranti degli stessi capitalisti.

In effetti gli stati capitalistici che hanno orari di lavoro più ridotti di altri, sono proprio quelli che registrano migliori risultati in termini di crescita di PIL (reddito) e produttività, che gli permette di sostenere lo sviluppo e il consumo di beni e servizi che altrimenti non troverebbero adeguata domanda per sostenerli. " ..gli operai non hanno saputo capire che per avere lavoro per tutti occorreva razionarlo come l'acqua su una nave in difficoltà.." Paul Lafargue, genero di Karl Marx.