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INCIDENTI SUL LAVORO: 641 MILA NEL 2018. TARANTO MAGLIA NERA PER I TUMORI

27/04/2019

da la Repubblica

 

Quattro morti solo nelle ultime 24 ore, 200 dall’inizio dell’anno: i numeri sono quelli di una tragedia, ma che scorre silenziosa sotto i nostri occhi. Nel 2018 il 3,8% dei lavoratori ha subito un incidente su lavoro. Si tratta di circa 641 mila lavoratori. I morti sono stati 1.133 (786 in occasione di lavoro), per cui ogni 1.000 infortuni 1,8 hanno comportato la morte del lavoratore. 
L’84,6% degli incidenti si sono verificati durante l’attività lavorativa, mentre il 15,4% si è verificato nel tragitto casa-lavoro. Rispetto al 2017 si registra un aumento di 5.828 denunce di infortuni (+0,9%) e un aumento ancora più consistente di decessi (+10,1%), soprattutto per gli eventi plurimi registrati nel mese di agosto. Lo rileva l’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro che ha analizzato gli open data Inail in occasione della giornata mondiale per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che ricorre il 28 aprile.

 

I tumori

 

Nel 2018 si distinguono in negativo 9 province per l’incidenza dei tumori sul totale delle malattie professionali, nel 70% dei casi provocati dall’amianto. Di queste, 7 si trovano nel Nord Italia (in testa fra esse Gorizia, seguita da Torino, Novara e Milano). La maglia nera per il numero assoluto di tumori determinati da malattie professionali spetta a Taranto, seguita da Torino, Napoli, Milano, Genova e Venezia. Analizzando i settori correlati alle cause tumorali, il 71% dei lavoratori del settore metalmeccanico sono più esposti al rischio di contrarre un tumore durante l’attività lavorativa. A Taranto, ad esempio, il 70% dei tumori denunciati è correlato al settore metalmeccanico, quota che supera l’80% per le province di Genova (83%), Venezia (87%), Brescia (85%) e Gorizia (93%). Fra le prime 10 province analizzate, l’incidenza dei tumori, contratti dai lavoratori del macro settore chimico, petrolchimico e lavorazioni di gomma e plastica, supera il 20% nelle province di Torino (24%) e Milano (22%).

 

Le province

 

Gli incidenti sul lavoro nel 2018 sono aumentati rispetto al periodo precedente dello 0,9% a fronte di un aumento degli occupati tale da rendere l’incidenza degli infortuni pari a quella del 2017. L’aumento è dovuto principalmente all’incremento degli incidenti negli spostamenti casa-lavoro (+2,8% rispetto al 2017) e in particolar modo quando si utilizzano mezzi di trasporto (+5,4%). Fortemente aumentati gli incidenti che coinvolgono cittadini di origine straniera (+6,7% rispetto al 2017) e giovani (+5%). Analizzando l’incidenza degli infortuni mortali sul lavoro negli ultimi due anni si distinguono in negativo 6 province del Sud Italia: Crotone, che fa registrare il più alto tasso di incidenti mortali negli ultimi due anni (6,3 ogni mille), Isernia (5,9), Campobasso (4,7), Caserta (4,4), Vibo Valentia (4,1) e Matera (4). Le province più virtuose si trovano prevalentemente nel Nord Italia, ma fra queste troviamo anche 2 province del Sud. Dopo Biella (con 0 casi di incidenti mortali negli ultimi due anni) guidano la classifica delle province più virtuose BAT e Oristano con 4 su mille, seguite da Lecco, Trieste, Bolzano e Como con 5 su mille, Cremona, Reggio-Emilia e Lucca con 7 su mille. Fra le metropoli, Napoli è al 19° posto con 2,68 incidenti mortali ogni mille, seguita da Genova (1,79), Roma (1,66), Palermo (1,59ë) e Torino (1,5), mentre Bologna (1,2) e Milano (0,88) sono ampiamente al di sotto della media nazionale.

 

I Compagni di Rifondazione hanno dichiarato:

E’ una strage senza fine, una guerra non dichiarata contro le lavoratrici e i lavoratori, una vera e propria mattanza.

Del resto in Italia manca ancora un piano nazionale per la sicurezza sul lavoro, un paese, il nostro, in cui si riscontrano ancora limiti inqualificabili, ritardi insopportabili e gravi inadempienze legislative. L’aumento della precarietà, la paura di perdere il posto di lavoro, ritmi sempre più veloci e flessibili sono elementi che hanno reso il lavoro sempre meno sicuro e consegnato le lavoratrici e i lavoratori al ricatto.

 

Lo diciamo chiaramente: bene che la manifestazione nazionale del Primo Maggio sia dedicata al tema della sicurezza, ma non basta più. Di fronte a questo dramma serve uno sciopero generale unitario, serve fermare il paese e chiedere al Presidente della Repubblica e al Parlamento, al Governo , di assumere il tema della sicurezza sul lavoro come centrale e prioritario per fermare questo stillicidio. Invece di discutere su come far pagare ancor meno tasse ai ricchi è ora che si discuta di come salvare la vita delle lavoratrici e dei lavoratori”.