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Giulio Cavalli

da Left

 

Non si sa cosa sia successo nel Mediterraneo. Si dice, ma non si dice, il ministro Trenta twitta, e poi cancella, che la Guardia Costiera Libica (quella che paghiamo noi, che istruimmo noi, a cui regaliamo barche non si è mai capito perché) avrebbe messo in pericolo dei pescherecci italiani. Ovviamente Salvini, illuso ancora che la Libia esista davvero senza rendersi conto di come sia un guazzabuglio di criminali, frustrati, ricattatori, torturatori che giocano con il proprio rubinetto per mettere sotto scacco l’Europa, interviene subito. Se non polemizza non esiste. Per questo ogni giorno è una polemica. Il ministro dell’Interno, senza polemiche e senza migranti è niente fatto di niente, sarebbe solo un illustre ragazzetto che ci aggiorna sui suoi profili social di un tour gastronomico internazionale.

 

E fa niente che stia funzionando il velo di silenzio caduto su questi disperati che ancora provano a salvarsi. Questi sono sommersi e non salvati. Muoiono cinque bambini nel Mar Egeo, cinque bambini, e la notizia non occupa più di qualche riga sul sito dell’Ansa.

 

Sapete che c’è? Che ci siamo abituati alla morte e al dolore. Ma mica solo quello straniero. Anche che a Napoli una bimba venga colpita da un proiettile vagante in fondo ci interessa giusto il tempo per dire che lì è così, lì funziona così, e quindi che si fottano anche i bambini napoletani.

 

Intanto il ministro celebra il muro anti-immigrati di Orban e scimmiotta (male) Mussolini dal balcone di Forlì.

 

C’è qualcosa che mi preoccupa di più di un ministro sgangherato che defeca macerie in giro per l’Italia: è quello che siamo noi, che stiamo diventando o che forse siamo già diventati. Occupati, tutti preoccupati, del nostro piccolo cortile che si fa ogni giorno più piccolo, ogni ora un po’ più ristretto, come se avessimo una dose minima di umanità che ci basta solo per infilare gli zaini al mattino sulle spalle dei nostri figli. Non abbiamo più una visione globale della sofferenza, del maleficio mondiale, e nemmeno del dolore del nostro Paese. Questi volevano difendere la Patria e invece hanno chiuso i cuori, più che i porti. Un’occlusione cardiaca che non basterà curare con una buona raccomandazione e degenza al San Raffaele. Qualcosa che ci costerà tantissimo in termini di ricostruzione. E sarà faticoso, per tutti.

 

Restiamo umani.