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PERCHE' I SENZA DIMORA NON HANNO IL «REDDITO DI CITTADINANZA»

Roberto Ciccarelli

da il Manifesto

 

Workfare all'italiana. Paradossi del reddito di cittadinanza: la campagna Inps con camper e gazebo a Roma, Milano, Napoli, Bologna e Palermo per informarli su un diritto negato dalla legge.

 

Con i comuni dell’Anci l’Inps organizzerà nelle prossime settimane una campagna con camper e gazebo per spingere i senza fissa dimora a presentare la domanda per il sussidio impropriamente detto «reddito di cittadinanza». Secondo il presidente nominato dell’ente previdenziale Pasquale Tridico, ideatore di questo sistema di sussidio pubblico in cambio di lavoro pubblico, formazione e mobilità obbligatoria («workfare»), i camper e i gazebo potranno partire dalla stazione Termini di Roma e faranno tappa anche a Milano, Napoli, Palermo e Bologna. L’obiettivo di «Inps per tutti», questo è il nome della campagna, sarà «raccogliere, là dove le barriere burocratiche lo impediscono, le richieste di reddito di cittadinanza», a cominciare di chi ha diritto e bisogno di questo «reddito» «ma non lo sa». A cominciare dai «disabili» e dai «senza tetto». Tridico ha aggiunto: «Solo a Roma ci sono 17 mila senza tetto iscritti con «residenze fittizie» di cui solo cento hanno fatto domanda di accesso al Reddito di inclusione (Rei), e solo 1200 a quello di cittadinanza». L’iniziativa è stata annunciata lo scorso otto maggio in un’audizione davanti alla commissione lavoro al Senato.

 

*** Il «reddito di cittadinanza» compie un mese, under 30 penalizzati

 

«BARRIERA BUROCRATICA» è un’espressione singolare perché attribuisce l’esclusione dei senza tetto a una volontà impersonale, mentre è una diretta conseguenza della legge. La soglia massimale del «reddito» è 780 euro. L’importo finale è il risultato della differenza tra questa soglia, il reddito Isee a 9.360 euro e altri fattori. Com’è noto, e lungamente argomentato su Il Manifesto diversamente dalla propaganda, questi soldi non andranno a tutti. Per quanto riguarda i senza fissa dimora, ai pochi che hanno i requisiti saranno negati i 280 euro versati come contributo per l’affitto perché non hanno una residenza. Per accedere ai 500 euro è necessaria la residenza in Italia per un minimo di dieci anni, gli ultimi due consecutivi. Condizione razzista imposta dalla Lega per escludere i cittadini extracomunitari residenti in Italia che tuttavia colpisce anche i poveri che hanno perso la residenza e sono stati cancellati dalle anagrafi dei comuni. Con ogni probabilità la campagna dell’Inps sarà diretta agli italiani senza dimora, e non agli stranieri che non hanno la residenza e sono ugualmente poveri. Un’altra discriminazione che colpirà almeno 50 mila persone. Saranno esclude inoltre le persone che hanno la residenza in una via fittizia. A Roma questa pratica è nota come «Modesta Valenti» dal nome di una senza tetto deceduta il 31 gennaio 1983 dopo cinque ore di rimpalli burocratici tra 118 e servizi sociali. Modesta fu identificata 9 mesi dopo perché non aveva documenti. La comunità di Sant’Egidio organizzò i funerali. Sono migliaia oggi i senza tetto che vivono tra i 10 mila (stimati) nelle occupazioni della Capitale, ad avere ottenuto la «residenza fittizia» che reca il suo nome. Tuttavia solo 200 comuni su 7915 riconoscono la prassi, sostiene la Federazione Italiana organismi per le persone senza fissa dimora. In alternativa, sarà necessario cambiarla insieme alla prassi sulla residenza virtuale. Politicamente, significa uno scontro tra Lega e Cinque Stelle perché sarà necessario rivedere le derive securitarie delle politiche urbane, quelle del «decoro» e, in particolare, l’articolo 5 del «piano Lupi» che attacca le occupazioni abitative. Dunque è possibile che i senza dimora non «sappiano» del «reddito». Ma è molto probabile che, pur conoscendolo, non possano presentare domanda perché la legge glielo impedisce.

 

AL 19 APRILE su 472.970 mila pratiche accettate, ben 101,803 aveva percepito tra 40 e 200 euro. Calcoli che andranno aggiornati. Al 30 aprile erano state presentate 1.016.977 domande, ben al di sotto dei 4,9 milioni potenziali annunciate dal governo, stima rivista al ribasso dall’Inps e dall’Istat: 2,7 e 2,4 milioni. Tra i 100 mila e più che hanno ricevuto il modesto sussidio si sta facendo strada l’ipotesi della rinuncia. Un’ipotesi non contemplata dalla legge. Si sta discutendo su come affrontare il problema, approntando un modulo. Il vicepremier Di Maio è tornato ieri sul «miliardo» che sarà «risparmiato» dal «reddito». Lo fa passare per un «risparmio» dovuto ai «controlli» operati su chi, ad oggi, ha fatto domanda. Più che altro è la prova che, pur con un criteri più ampi, questo sussidio malconcepito è inadatto a rispondere ai bisogni dei poveri e dei lavoratori poveri che non sono (ancora) troppo poveri per percepirlo. Invece di reinvestirli sulla misura, magari ampliandola e rendendola meno condizionata, li si vuole dirottare altrove in provvedimenti a pioggia per un welfare improvvisato «per le famiglie», «il ceto medio» e l’aumento della «crescita demografica». Questi cortocircuiti e paradossi aspettano il «reddito» pentaleghista nei prossimi mesi.