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POSTA ITALIANA SEMPRE PIU' A ROTOLI

Postaitaliana sempre più a rotoli

Ma, dopo l'ubriacatura degli utili 2018,

arriva il conto: il 3 giugno è sciopero.

 

21/05/2019

Cobas Poste

C'è chi ha ottenuto molte soddisfazioni, con la privatizzazione di Poste Italiane (1,4 miliardi di utili nel 2018, il 30% spartito agli azionisti privati), ma i normali cittadini e i lavoratori non sono inclusi. Lo dimostra il tracollo del servizio postale italiano, con l'incivile sistema di recapito della posta “a giorni alterni e rarefatti,che ha generato abnormi disfunzioni, disservizi e danni, in tutta Italia, con cittadini rimasti a non ricevere posta anche per settimane o mesi.

 

E, ad aprile, nel Centro di smistamento di Milano-Borromeo, sono state trovate lettere non ancora recapitate, anche prioritarie, spedite, addirittura, nel 2018, e altre inviate nelle prime settimane del 2019. Vittime illustri, di questo “buco” postale, anche il quotidiano La Repubblica, la ditta di spedizioni UPS, l'Ospedale Oftalmico Fratebene Fratelli, di Milano, oltre che avvocati, aziende e cittadini. A questo si aggiunga il già noto problema dell'omessa timbratura delle lettere, che causa un danno milionario al servizio universale, perché i francobolli non timbrati sono riutilizzabili, e ai cittadini, che, senza timbro, non possono dimostrare la tempistica reale delle lettere o delle bollette

 

. In tale caos si scoprono anche gli avvisi dei pacchi in giacenza, da mandare al destinatario, che circolano anche dopo la scadenza del tempo di giacenza. Così, se il destinatario li riceve dopo il termine della giacenza, perde il diritto al ritiro del pacco. E, chi spedisce il pacco, se non ha pagato prima, per riaverlo indietro, lo perde. In questo caso, il pacco, resterà in mano a Poste Italiane, che ne può fare ciò che vuole.

 

Il servizio postale, dunque, da quando le Poste sono privatizzate, è in una condizione di voraginosa rovina. Purtroppo, Poste Italiane è una società per azioni, e una spa deve pensare alla ricerca del profitto economico, da spartire agli assetati azionisti, prima che a svolgere il servizio pubblico universale.

 

Infatti, dal 1994 (anno dell'inizio dell'era della privatizzazione), non ha fatto che aumentare tariffe e tagliare personale, in modo sproporzionato, a tutto discapito del servizio pubblico, ovviamente. E con 150mila pensionamenti incentivati è stato eroso l'organico, ben oltre l'osso, fino al midollo.

 

Dopo, per mascherare questi vuoti abissali, sono stati assunti migliaia di precari, con contratti a tempo determinato, sfruttati per un periodo e poi buttati fuori, quando già sapevano bene il lavoro. Attualmente, vi è ancora una carenza sostanziale di 50mila unità, che si deve coprire seriamente, per garantire un servizio pubblico funzionale e di livello europeo. 

 

Inoltre, la ricerca del profitto economico über alles, oltre che togliere ai cittadini il diritto a un servizio pubblico sacrosanto si è riversata con una gravità inaudita anche sui dipendenti, vittime dell'organizzazione speculativa del lavoro, con aumento dello stress, delle malattie e degli infortuni (anche mortali).

 

Perciò, per difendere il diritto alla salute e alla dignità dei lavoratori e il servizio pubblico alla collettività, il 3 giugno ci sarà sciopero nazionale dei sindacati della Base dei lavoratori (Cobas Poste, Slg-Cub Poste, SI Cobas Poste e Cub Poste). Anche i consumatori dell'ACU (con il presidente Gianni Cavinato, per il ripristino del recapito giornaliero e la riapertura di migliaia di uffici postali soppressi) e i rappresentanti delle comunità locali, sindaci in primis, sono coinvolti, con una manifestazione nazionale che si terrà a Roma, alle 11, davanti alla sede centrale di Poste Italiane, in viale Europa.

 

Dunque, dopo i bagordi degli utili da capogiro, si chiamerà alle proprie responsabilità il “conducente” di questo treno impazzito, che sta travolgendo tutto e tutti.