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ISTAT: IN ITALIA 5 MILIONI DI POVERI. 1.260.000 SONO MINORENNI

Elisabetta Tramonto

20/06/2019

da Valori

 

Persone con un titolo di studio basso, stranieri, famiglie numerose, con minorenni a carico, in particolare nel Mezzogiorno. Sono i poveri nel nostro Paese

 

La povertà in Italia c’è, eccome. E non migliora. Nel 2018 le famiglie povere (in condizioni di povertà assoluta) nel nostro Paese erano oltre 1,8 milioni (pari al 7% delle totale delle famiglie italiane), 5 milioni di individui poveri (l’8,4% del totale). Siamo ai livelli massimi dal 2005nessun miglioramento rispetto all’anno precedente, ma almeno la crescita della povertà si è fermata dopo tre anni.

 

La povertà si concentra soprattutto al Sud, tra le persone con un titolo di studio inferiore e tra gli stranieri. Colpisce in particolare le famiglie numerose, con minorenni a carico e quelle con un solo genitore

 

È questa la fotografia del nostro Paese scattata dall’Istat che ieri (18 giugno) ha pubblicato  Rapporto sulla povertà in Italia nel 2018.

 

 

Se la povertà colpisce bambini e adolescenti

 

Uno dei dati che colpisce di più è quello sui minorenni: sono 1 milione e 260 mila i minori in povertà assoluta, pari al 12,6%. L’incidenza dei minori in povertà va dal 10,1% nel Centro fino al 15,7% nel Mezzogiorno, sostanzialmente stabile rispetto al 2017. Le famiglie con minori in povertà assoluta sono oltre 725mila, con un’incidenza dell’11,3% (oltre quattro punti più alta del 7,0% medio nazionale).

 

Anche nel 2018, la povertà assoluta aumenta per le famiglie con figli conviventi, soprattutto se minori: si va dal 9,7% delle famiglie con un figlio minore al 19,7% di quelle con 3 o più figli minori. Tra le famiglie con un solo genitore la povertà è più diffusa rispetto alla media, con un’incidenza dell’11%, in aumento rispetto all’anno precedente, quando era pari a 9,1%.

 

Analizzando i dati in base all’età, l’incidenza della povertà assoluta fra i minori ha i valori più elevati per i ragazzi tra i 7 e i 13 anni (13,4%) e tra i 14 e i 17 anni (12,9%) rispetto alle classi 0-3 anni e 4-6 anni (11,5% circa).

 

In Lombardia quasi un bambino su tre a rischio povertà ed esclusione sociale

A rinforzare l’allarme dell’Istat sull’incidenza della povertà tra i minorenni (più che altro ad anticiparlo) è arrivato anche il rapporto “I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia: i dati regione per regione 2018, curato dal “Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, presentato a Milano lo scorso 13 giugno (qualche girono prima del report dell’istituto statistico). Una pubblicazione che fotografa la situazione dei minori in Italia su base territoriale a partire dai dati disponibili dalle fonti ufficiali disaggregati su scala regionale, con particolare riferimento a: dati demografici; ambiente familiare e misure alternative; educazione, gioco e attività culturali; salute, disabilità e servizi di base; povertà e protezione.

In Lombardia, i minori che vivono in condizione di povertà relativa rappresentano il 14% dei residenti. Quelli a rischio povertà ed esclusione sociale sono il 22,8%. «Resta critica l’esigibilità del diritto allo studio e all’educazione per i bambini e i ragazzi con disabilità – sottolineano i ricercatori – e sono tuttora evidenti importanti difformità territoriali nell’offerta di servizi di tutela della salute, in particolare per maternità e prima infanzia. La Lombardia, inoltre, è la seconda regione italiana, per numero di presenze di minorenni migranti soli: il 7,8% del totale delle presenze (973 nel 2018)».

La geografia del disagio nello stivale

I poveri vivono soprattutto nel Sud Italia. L’stat rileva, infatti, come l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma notevolmente superiore nel Mezzogiorno (9,6% nel Sud e 10,8% nelle Isole) rispetto alle altre aree (6,1% nel Nord-Ovest e 5,3% nel Nord-est e del Centro). Rispetto al 2017, le famiglie in povertà relativa aumentano al Nord (salgono da 5,9% al 6,6%), mentre nel Mezzogiorno c’è una dinamica opposta (dal 24,7% nel 2017 al 22,1% nel 2018), con una riduzione dell’incidenza sia nel Sud (da 24,1% a 22,3%) sia nelle Isole (da 25,9% a 21,6%).

Anche in termini di individui, il maggior numero di poveri (oltre due milioni e 350mila, di cui due terzi nel Sud e un terzo nelle Isole) risiede nelle regioni del Mezzogiorno (46,7%), il 37,6% nelle regioni del Nord, circa 1 milione e 900mila individui (il 22,7% nel Nord-ovest e il 14,8% nel Nord-est). L’incidenza di povertà individuale è pari a 11,1% nel Sud, 12,0% nelle Isole, mentre nel Nord e nel Centro è molto più bassa e pari a 6,9% e 6,6% (nel Nord-ovest 7,2%, nel Nord-est 6,5%).

 

Più studi, meno sei povero

La diffusione della povertà diminuisce al crescere del titolo di studio. Tra chi ha conseguito un titolo almeno di scuola secondaria superiorel’incidenza della povertà assoluta è pari al 3,8%. Si attesta su valori attorno al 10% tra chi ha al massimo la licenza di scuola media.

 

Associata al titolo di studio è la condizione professionale e la posizione nella professione della persona di riferimento: se dirigente, quadro o impiegato, la famiglia è meno a rischio di povertà assoluta, con l’incidenza che si attesta intorno all’1,5%. Se la persona di riferimento è operaio o assimilato, la povertà riguarda il 12,3% delle famiglie. Tra le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione questa quota sale al 27,6%.

 

Gli stranieri

 

Si confermano le maggiori difficoltà per gli stranieri: oltre un milione e 500mila quelli in povertà assoluta, con una incidenza pari al 30,3% (tra gli italiani è il 6,4%). Le famiglie in povertà assoluta sono composte nel 68,9% dei casi da famiglie di soli italiani (1 milione e 250mila) e per il restante 31,1% da famiglie con stranieri (567mila) mentre le famiglie di soli italiani rappresentano il 91,3% delle famiglie nel loro complesso contro l’8,7% delle famiglie con stranieri. L’incidenza di povertà assoluta è pari al 25,1% per le famiglie con almeno uno straniero(27,8% per le famiglie composte esclusivamente da stranieri) e al 5,3% per le famiglie di soli italiani. La criticità per le famiglie con stranieri è maggiormente sentita nei comuni centro di area metropolitana, dove l’incidenza arriva al 26,2% (28,8% per le famiglie di soli stranieri).