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LA POVERTA' “STERILIZZA” GIOVANI, CALA LA POPOLAZIONE

04/07/2019

da Contropiano

Sergio Cararo

 

La popolazione residente in Italia al 31 dicembre 2018 è inferiore di oltre 124.000 unità rispetto all’anno precedente. Si tratta del quarto anno consecutivo di diminuzione: dal 2015 sono oltre 400.000 i residenti in meno, un ammontare superiore agli abitanti del settimo comune più popoloso d’Italia. Per la prima volta negli ultimi 90 anni si configura quindi una lunga fase di declino demografico. A certificarlo è l’istituto nazionale di statistica (Istat).

 

Al primo gennaio 2018 in Italia risiedevano 60,6 milioni di persone, tra le quali oltre 5 milioni stranieri. I cittadini italiani sono in totale pure circa 60 milioni, ma ben 4,9 milioni sono residenti all’estero (dunque quasi esattamente quanti gli stranieri residenti in Italia). In rapporto al territorio, oggi vi sono 201 abitanti per kmq in Italia e 230 in Germania, mentre la densità della popolazione è molto minore in Francia e Spagna, rispettivamente pari a 122 e 92 abitanti/kmq.

 

Nel 2018 è stato registrato un livello minimo di nascite, meno decessi e meno iscrizioni dall’estero rispetto all’anno precedente. Ciò significa che anche il “salvagente”, rappresentato dagli immigrati che in Italia fanno figli, si sta prosciugando.

 

La situazione economica, sociale e civile è diventata talmente merdosa che anche le famiglie di immigrati in Italia mettono al mondo meno figli di quanto facessero fino a qualche anno fa. Ma, stranamente, le condizioni economiche (bassi salari, precarietà contrattuale ed esistenziale, ecc) non vengono menzionate tra le cause della riduzione dellla natalità, come se non incidessero affatto sulla “voglia” di fare figli…

 

La diminuzione delle nascite nel 2018 è stata di oltre 18.000 unità rispetto al 2017, un totale pari al -4%, certifica l’Istat. Sono stati iscritti in anagrafe per nascita 439.747 bambini, un nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia.

 

La popolazione residente in Italia è diminuita di 124.427 unità nel 2018, una cifra pari al -0,2%. Al primo gennaio 2019 risiedevano in Italia 60.359.546 persone, di cui l’8,7% straniere. È del -3,2% il calo degli iscritti dall’estero dovuto soprattutto alla diminuzione di immigrati stranieri.

 

A rallentare il declino demografico in Italia è la crescita dei cittadini stranieri, dice l’Istat. L’Istituto di Statistica fa notare che negli ultimi quattro anni i nuovi cittadini per acquisizione della cittadinanza sono stati oltre 638.000. Senza questo apporto, il calo dei residenti con cittadinanza italiana sarebbe stato intorno a 1.300.000 unità.

 

Il calo invece è interamente attribuibile alla popolazione “indigena” italiana, che al 31 dicembre 2018 era scesa a 55.104.000, 235.000 in meno rispetto all’anno precedente (-0,4%). Rispetto al 2014 la perdita è pari alla scomparsa di una città grande come Palermo (-677.000).

 

Nel quadriennio, il contemporaneo aumento di oltre 241.000 unità di cittadini stranieri ha permesso di contenere – ma non compensare – la perdita complessiva di residenti. Al 31 dicembre 2018 erano 5.255.503 i cittadini stranieri iscritti in anagrafe; rispetto al 2017, sono aumentati di 111.000 (+2,2%), arrivando a costituire l’8,7% del totale della popolazione residente.

 

Il Report dell’Istat sul bilancio demografico certifica anche che il numero di cittadini stranieri che lasciano il nostro Paese è in lieve flessione (-0,8%) mentre è in aumento l’emigrazione di cittadini italiani (+1,9%).

 

Infine, l’età mediana dei residenti in Italia sale dai 31,2 anni nel 1961 ai 46,3 a inizio 2018, accelerando a partire dagli anni Ottanta del Novecento, tanto che l’Italia oggi è tra i paesi con la maggior quota di popolazione anziana.

 

Un dato che viene usato come una clava sia per provvedimenti tesi a tagliare le prestazioni previdenziali e sanitarie agli over 65, sia per alimentare una contrapposizione deformante tra riduzione delle aspettative delle nuove generazioni e diritti acquisiti di quelle più anziane. Voler usare i secondi come bulldozer per ridurre ulteriormente le aspettative dei più giovani e viceversa, è parte integrante della perversione di civiltà del capitalismo.

 

La dimostrazione è proprio nel convitato di pietra del Rapporto diffuso dall’Istat sulla situazione demografica del paese. Non vi è infatti alcun accenno all’abbassamento generale delle condizioni di vita e delle aspettative generali di tutti, sia giovani che anziani.

 

Un assetto economico-sociale che “castra” i suoi ragazzi, costringendoli a una vita precaria e da poveri, condannati dunque a riprodursi solo in minima parte, che poi intende pure darne la colpa ai “vecchi” che – contemporaneamente – prova a far morire prima.

Un assetto criminogeno e stragista, nel profondo..