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NUOVO NAUFRAGIO, 80 DISPERSI

05/07/2019

da il Manifesto

 

La tragedia al largo delle coste tunisine. Ricomincia lo scontro tra Viminale e ong: Mediterranea salva 54 migranti, Salvini: «Vada in Tunisia»

 

Mentre in Italia il governo gialloverde discute su quale sia il modo migliore per fermare le navi delle ong, nel Mediterraneo si continua a morire. Almeno 80 migranti risultano dispersi dalla notte scorsa dopo che la barca sulla quale stavano viaggiando è affondata al largo della città tunisina di Zarzis, nella costa sudorientale del Paese. A lanciare l’allarme – dopo l’intervento di alcuni pescatori locali che avevano trovato la barca vuota – è stato il servizio Alarm Phone che ha riportato le dichiarazioni rese da un volontario della Mezzaluna rossa tunisina secondo il quale uno dei soli cinque migranti sopravvissuti al naufragio, un uomo della Costa d’Avorio, sarebbe morto dopo essere stato ricoverato in ospedale. Mercoledì sempre Alar Phone aveva denunciato la presenza al largo delle coste libiche di un gommone con una sessantina di migranti – anche in questo caso a bordo c’erano donne e bambini – che si trovava in difficoltà e stava imbarcando acqua al largo delle coste libiche.

 

E’ andata meglio, invece, al un gruppo di 54 migranti intercettati e tratti i salvo ieri dalla nave Alex della piattaforma Mediterranea dopo che sempre Alarm Phone aveva lanciato l’allarme. «Tutti i naufraghi si trovano a bordo della nave – ha twittato nel pomeriggio Mediterranea – Tra loro undici donne (una incinta) e quattro bambini. Motovedetta della Guardia costiera libica arrivata tardi, prima ancora intima l’alt, poi si allontana dalle scena. Adesso serve subito un porto sicuro».

 

Appena il tempo di comunicare l’avvenuto salvataggio e dal ministro dell’Interno arriva la solita risposta anticipatrice di una nuovo, possibile scontro con un ong. «I migranti presi a bordo da Mediterranea sono i acque libiche e attualmente sono più vicini di decine di miglia alla Tunisia rispetto a Lampedusa», fa sapere Matteo Salvini. «Se questa ong ha davvero a cuore la salvezza degli immigrati faccia rotta nel porto sicuro più vicino, altrimenti sappia che attiveremo tutte le procedure per evitare che i traffico di esseri umani abbia l’Italia come punto di arrivo».

 

Il problema è che, seppure con le dovute differenze e per motivazioni differenti, come al Libia anche la Tunisia non può essere considerata un porto sicuro nel quale sbarcare i migranti. Da anni le autorità denunciano il pericolo che un forte afflusso di migranti rischierebbe di mettere in forse i già fragili equilibri politici del Paese, motivo per cui rifiutano di accogliere quanti vengono salvati nel Mediterraneo. Concetti ribadito proprio ieri dal premier Youssef Chahed partecipando all’inaugurazione dl secondo terminal del porto di Zarzis, la città al largo della quale è avvenuto l’ultimo naufragio:«La Tunisia non può permettersi un afflusso in massa di immigrati» ha detto Chahed chiedendo un piano per la regione e invitando tutti i Paesi «ad assumersi la responsabilità» di migranti e rifugiati. Difficile quindi che, seppure la Alex facesse rotta verso al Tunisia, avrebbe poi il permesso di sbarcare le 54 persone che ha a bordo.

 

A rendere più complicate le cose c’è il fatto che la nave di Mediterranea – impegnata prevalentemente in una missione di monitoraggio e attrezzata per i soli interventi di primo soccorso — non ha la possibilità di ospitare un numero così alto di persone. Dopo il salvataggio i migranti sono stati divisi: gli uomini a prua, donne e bambini a poppa. A rendere le cose più difficili per il ministro leghista c’è invece il fatto che al contrario della Sea Watch 3, che batteva bandiera olandese, la Alex è una nave italiana. E impedirle di entrare in un nostro porto sarà più difficile.