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IL LEGITTIMO IMPEDITO

09/07/2019

da Left

Giulio Cavalli

 

Se ne parla poco e si legge poco in giro ma il ministro dell’interno Matteo Salvini è sotto processo a Torino per alcune dichiarazioni ritenute offensive che ha pronunciato il 14 febbraio 2016 a un congresso della Lega in quel di Collegno quando, con il suo solito garbo, ha reagito all’inchiesta sulle spese pazze dei consiglieri regionali in Liguria (in cui i leghisti figurano ovviamente in prima linea per essersi intascati indebitamente soldi pubblici) e ha dichiarato: «Qualcuno usa gli stronzi che male amministrano la giustizia, difenderò qualunque leghista indagato da quella schifezza che si chiama magistratura italiana che è un cancro da estirpare».

 

“Cancro da estirpare” e “schifezza” alla magistratura sono offese che nemmeno il fuoriclasse Berlusconi riusciva a pronunciare con tanta scioltezza: Salvini, si sa, ha imparato il peggio dal suo Maestro e ora lo mette in pratica travestendolo di cambiamento.

 

Il processo (da cui non può scappare non godendo dello scudo che ha invece usato per scappare dal processo per sequestro di persona) avrebbe dovuto iniziare proprio in questi giorni a Torino ma la sua avvocata Claudia Eccher ha fatto valere per ben due volte il legittimo impedimento che proprio Berlusconi inventò per poter darsela a gambe dalle aule dei tribunali che lo inseguivano.

 

Oltre ai due legittimi impedimenti messi sul tavolo da Salvini forse sarebbe anche il caso di sottolineare che per fare partire il processo la Procura di Torino ha dovuto sollecitare il Ministero alla Giustizia per ben quattro volte (che sbadati, eh?) prima di ottenere il via libera.

 

Salvini ha fatto sapere di voler essere presente al processo (sì, certo, come no) ma ora se ne parla per novembre. L’uomo che vorrebbe assomigliare al popolo è rinchiuso nella sua roccaforte privilegiata, ovviamente. E fa ridere che per difendersi abbia addirittura assoldato un professorone per spiegare il senso delle sue parole. Sentite la sua linea difensiva: “Con il tempo – ha detto l’avvocato Eccher – il linguaggio cambia e ci sono espressioni che perdono la loro carica di offensività. Vorrei anche ricordare che frasi assai più pesanti indirizzate a Salvini sono state considerate accettabili, o veicolate nell’alveo della critica politica, anche in sede giudiziaria”.