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PASQUALE , CHE ERA SOLO LE SUE BRACCIA

03/09/2019

Giulio Cavalli

Left

 

Merito del capitalismo spinto e di questi tempi di legalità professata ma mai praticata: anche nel 2019, ancora nel 2019, molte persone sono solo la parte del loro corpo che torna utile alla catena di montaggio produttiva, come se non ci fosse nient’altro intorno, come se il cuore, la testa, la sua vita, la sua famiglia, i suoi dolori, le sue speranze siano solo inutili facezie da sbolognare il prima possibile, da non prendere in considerazione.

Pasquale, ad esempio, era solo braccia, solo le sue braccia. E ora che il suo cuore si è fermato non è già niente, vale solo per quelle due braccia in meno che raccolgono meloni nell’azienda agricola dell’estrema periferia di Giugliano, Napoli. Le sue braccia si alzavano tutti i giorni alle 4 del mattino, con il resto del corpo attaccato intorno, per sperare di guadagnarsi una giornata di lavoro, ovviamente in nero, che gli avrebbe fruttato dieci o dodici euro al giorno. Nella disperazione il lavoro non paga, il lavoro si deve guadagnare elemosinando sempre più in basso, in una discesa agli inferi in cui ci guadagna solo il padrone.

Le due braccia raccoglievano meloni sotto il sole cocente, qualche volta avevano anche sete, bussavano al cervello, chiedevano alla bocca di avere dell’acqua ma l’acqua lì nel campo di Pasquale costava due euro alla bottiglietta, meglio farne a meno. I disperati del resto vanno strizzati fino all’ultimo respiro. E le braccia di Pasquale erano le tipiche braccia dei reietti, quelle che ciondolano fino a staccarsi per sopravvivere fino al letto, crollare, e ricominciare il giorno dopo quando fuori è ancora buio.

Le braccia di Pasquale sono morte qualche giorno fa ma se n’è parlato poco o niente. Perché quelle braccia sono le braccia che ci portano in tavola meloni, pomodori e tutto il resto. E che schifo parlare di morte e di cibo. Non si fa. È maleducazione.

Ora le braccia di Pasquale stanno incrociate, morte con il resto del corpo. Hanno raccolto più meloni che monete. Quelle poche, sudate fino a consumarsi il cuore.

Ma Pasquale è morto prima, quando l’hanno cancellato, tutto, tranne le sue braccia.