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TERESA BELLANOVA E LO SPIRITO DEI TEMPI

06/09/2019

Maurizio Acerbo

 

Trovo classisti e sessisti gli attacchi che sta ricevendo sui social la neoministraTeresa Bellanova. Sono al livello degli insulti piddini contro il “bibitaro” Di Maio (ne merita tanti ma non quelli). Tengo a precisare che non nutro alcuna simpatia per la neoministra come per l’ambizioso pentastellato. Anzi confesso che appartiene a una delle categorie per me eticamente più sgradevoli: ex-sindacaliste/i che fanno carriera politica votando contro i lavoratori. Bellanova è una che da sindacalista difendeva l’articolo 18 e andata al governo con Renzi l’ha abolito. È una che in parlamento ha votato di tutto di più. Avallò da viceministra il più grande licenziamento discriminatorio collettivo della storia repubblicana, quello dei 1666 dipendenti Almaviva sostituiti da precari. All’impresa furono mantenute le commesse pubbliche. Credo che la neoministra sia tuttora indagata per concorso in tentata estorsione insieme all’allora amministratore delegato di Almaviva.


Confesso che non riesco a essere solidale e trovo ridicolo ogni accostamento a figure come quella di Di Vittorio né il tentativo di presentarla come “la bracciante”. Il Pd ne sta facendo un simbolo tessendone l’agiografia. Ed effettivamente Teresa Bellanova è davvero un simbolo del Pd. Se la sua storia rimanda a qualcosa non è certo ai sindacalisti, dirigenti politici e amministratori comunisti e socialisti che venivano dalla classe lavoratrice. Semmai evoca il ricordo più recente di un ceto politico, quello del centrosinistra e del Pd, che ha fatto carriera distruggendo le conquiste di quel glorioso passato.
È segno dei tempi che sui social venga insultata perché non ha laurea e diploma. Negli anni ’60 e’ 70 le avrebbero gridato “venduta”. Anche dal tipo di insulti che si rivolgono ai politici si misura la coscienza di classe e la civiltà di un paese.

 

Comunque la ministra di sicuro non è fessa e magari all’agricoltura farà cose buone. Attendiamo ravvedimento operoso.