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ARCELOR MITTAL VUOLE SOLO CHIUDERE

08/11/2019

Rifondazione 

Maurizio Acerbo

Antonello Patta

 

Nell’incontro col governo si svela il gioco di Arcelor Mittal che prosegue nel suo ricatto alzando la posta con richieste durissime tra cui quella di 5 mila esuberi.

 

Prima il problema era lo scudo penale, poi è diventato quello del calo della domanda, poi quello dei tempi troppo stretti per la messa in sicurezza dell’altoforno 2, quindi viene messo sul tavolo come se niente fosse che la stessa difficoltà si potrebbe porre sugli altri altoforni.

 

Tutte questioni che, a parte quello dello scudo penale sulla cui costituzionalità ci sarebbe da dire,  erano già note da tempo

 

Era chiaro che non si poteva lasciare che l’altoforno uccidesse ancora ed erano già stati ottenuti tre mesi di proroga per la messa in sicurezza, come in generale avrebbe dovuto essere chiaro che un paese civile non può permettere che si produca senza le garanzie di sicurezza per i lavoratori.

 

Ma soprattutto era cosa nota a tutto il mondo economico, già al momento della firma del contratto da parte di Arcelor Mittal, che conflitti  e fibrillazioni internazionali nei mercati avrebbero determinato crisi e calo della domanda di acciaio.

 

Allora sembra purtroppo confermarsi il sospetto che abbiamo già avanzato  ieri, che Arcelor Mittal, già presente in Europa, con stabilimenti a rischio di sovraccapacità produttiva, abbia alzato l’offerta di acquisto dell’Ilva per evitare l’ingresso di altri concorrenti nel mercato del continente.

 

Appare ora in tutta la sua gravità la scelta di consegnare l’ilva a una società già gravata da questi sospetti, per di più  escludendo l’altra cordata che, al contrario di Arcelor Mittal, prevedeva la decarbonizzazione degli impianti.

 

Ora non è più il momento di rinvii. Il governo  deve prendere atto e dire con forza che è Arcelor Mittal a non essere affidabile  e procedere sulla strada di un intervento pubblico diretto che garantisca rinnovamento e messa a norma degli impianti, tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente e garanzia di mantenimento dei livelli occupazionali.

 

Se il governo ha paura della parola “nazionalizzazione” usi quella che gli pare ma intervenga.