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NAVE GREGORETTI, ANCHE CONTE ADESSO SCARICA SALVINI

Leo Lancari

20/12/2019

da Il manfesto

 

Immigrazione. «Mai discusso del caso in cdm». E Di Maio attacca il leghista: «Mi sembra intimorito»

 

Dopo Luigi Di Maio adesso anche Giuseppe Conte prende le distanze da Matteo Salvini su come l’ex ministro dell’Interno gestì gli sbarchi dei migranti quando ormai mancavano poche settimane alla fine del governo gialloverde. «La questione relativa alla vicenda della nave Gregoretti non figura all’ordine del giorno e non è stata oggetto di trattazione nell’ambito delle questioni ’varie ed eventuali’ nel citato consiglio dei ministri né in altri successivi», precisava ieri una nota di Palazzo Chigi.

 

Il consiglio dei ministri a cui si fa riferimento è quello del 31 luglio 2019 e la nota firmata dal Segretario generale di Palazzo Chigi, datata 11 ottobre scorso e inviata al Tribunale dei ministri di Catania, non è escluso che abbia avuto il suo peso nella successiva decisione di chiedere al parlamento l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno per aver impedito, tra il 27 e il 31 luglio dI quest'anno, lo sbarco nel porto di Augusta di 131 migranti dalla nave della Guardia costiera.

 

La stagione delle decisioni «politicamente condivise» che permise al leader della Lega di evitare il processo per il caso Diciotti – quasi una fotocopia di quello per il quale Salvini è chiamato a rispondere oggi – è ormai davvero solo un pallido ricordo. Ci aveva già pensato Di Maio a farlo capire subito dopo la richiesta del Tribunale dei ministri di Catania di processare il leader leghista per sequestro di persona. Ieri Di Maio è tornato a prendere le distanze dall’ex alleato. «La vicenda Diciotti fu una decisione di governo, la vicenda Gregoretti fu invece propaganda del ministro Salvini. Mi pare che quando vi è stato il caso della Diciotti Salvini disse ’andrò a processo’. Ora lo vedo un po’ impaurito, ma è evidente che ognuno deve prendersi le proprie responsabilità». «Di Maio dice che sono impaurito? Se mi processano chi se ne frega», la replica secca dell’ex ministro.

 

Da ieri il fascicolo sul caso Gregoretti è all’esame della Giunta delle immunità del Senato. Nella richiesta di autorizzazione a procedere i giudici del Tribunale dei Ministri di Catania spiegano come proprio il decreto sicurezza bis – uno dei cavalli di battaglia salviniani – impedisca di vietare l’ingresso nelle acque territoriali italiane alle navi militari, come appunto è la Gregoretti. Il leghista avrebbe quindi infranto una norma da lui stessa voluta quando sedeva al Viminale. «Abbiamo fissato il calendario dando al senatore Salvini 15 giorni per produrre memorie, note e se eventualmente vuole comunicarci se vuole essere ascoltato dalla Giunta», ha spiegato il presidente, Maurizio Gasparri. Al voto si dovrebbe arrivare al massimo entro il 20 gennaio, e l’esito sembra scontato. Anche se fonti leghiste ieri hanno ricordato come «per risolvere il caso Gregoretti ci furono molte interlocuzioni tra Viminale, presidenza del consiglio, ministero degli Affari Esteri e organismi comunitari», dal M5S i fatti vengono letti in maniera diversa. «Dando un’occhiata veloce alla memoria, sicuramente possiamo dire che è un caso molto diverso dal caso Diciotti. Sembra non esserci un’azione collegiale nel preminente interesse nazionale», spiegava ad esempio la capogruppo grillina nella Giunta, Elvira Evangelista. E favorevole al processo di è detto anche il presidente della commissione antimafia Nicola Morra.

 

Discorso diverso sarà, il 17 febbraio, per l’aula del Senato. E’ qui infatti che Matteo Salvini potrebbe giocarsi tutto contando anche su qualche aiuto insperato. Considerando la fuga dal M5S di una decina di dissidenti, la maggioranza è infatti sempre più risicata e soprattutto legata a quanto decideranno i 17 senatori di Italia Viva, tra i quali non mancherebbero i dubbiosi. «Dobbiamo ancora leggere le carte, ma mi sembra davvero che il caso Diciotti fosse più grave», spiegava ieri uno di loro.