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Si muore di lavoro, si muore di sfruttamento. È ora di uno sciopero nazionale

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È diventato visibile Satnam Singh, è diventato un essere umano solo da morto, dopo 3 giorni di agonia, ucciso da un padrone e da un sistema che si regge sullo schiavismo, sulla disumanizzazione e sullo sfruttamento più bestiale.

È giusto che chi col suo gesto criminale ha condannato a morte il lavoratore, paghi duramente, ma è intollerabile che i mandanti politici e morali dei tanti omicidi sul lavoro ancora una volta si permettano di spargere farisaici sentimenti di cordoglio e ipocrite promesse di contrasto al tragico fenomeno puntualmente disattese.

Più di mille morti all’anno, 4, oltre Satnam Singh negli ultimi 2 giorni, fra cui un ragazzo di 18 anni in provincia di Lodi, centinaia di migliaia di infortuni, un numero ancor più alto di malattie professionali sono la conseguenza della mancata applicazione delle buone norme ancora esistenti, dei continui interventi per ridurre i vincoli e le penali per le imprese che non rispettano le norme sulla sicurezza, della riduzione dei controlli che spingono le imprese a risparmiare sulle misure di prevenzione. Per tutto questo e per i processi che spessissimo si concludono con ammende ridicole è infinita la sequela di comportamenti illegali di padroni e aziende che mettono a rischio le vite che dovrebbero tutelare.

In agricoltura come nelle costruzioni e nella logistica la situazione è resa ancor più drammatica da condizioni scientificamente programmate da una politica xenofoba e razzista che crea un esercito di irregolari senza permesso di soggiorno e quindi più ricattabili, e li consegna in condizioni di schiavitù nelle mani di caporali e padroni senza scrupoli.

Sono almeno 250 mila, secondo l’osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil i migranti “irregolari” che lavorano in agricoltura in condizioni di lavoro inumane e con salari da fame, uno o due euro all’ora, o talvolta per l’acqua da bere o un panino per sopravvivere.

Il fenomeno criminale non riguarda, come qualcuno può pensare, l’arretratezza di qualche zona del sud. Sono almeno 400 le “aree di caporalato” accertate e la metà di queste si trovano nel ricco nord del Paese.
Nutriamo poca fiducia nella possibilità che il governo del “lasciar fare alle imprese” faccia quello che non hanno fatto i governi precedenti e per questo sosteniamo lo sciopero indetto dai sindacati per sabato nell’Agro Pontino mentre richiamiamo ancora una volta le necessità di uno sciopero nazionale con i seguenti obiettivi
-la ricostruzione dei sistemi di prevenzione e controllo con l’assunzione di almeno 10 mila ispettori; -l’inasprimento delle sanzioni penali a carico del datore di lavoro e dei dirigenti per il mancato adempimento degli obblighi relativi alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori;

-la regolarizzazione a regime dei lavoratori e delle lavoratrici stranieri presenti, e l’immediata assunzione nel rispetto, almeno, dei contratti nazionali di categoria, l’istituzione di una apposita Procura Nazionale sulla salute e sicurezza sul lavoro;

-l’introduzione nel codice penale del reato di omicidio sul lavoro;

Antonello Patta, Responsabile Lavoro, Stefano Galieni, Responsabile immigrazione, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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