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LOMBARDIA , MEDICI IN RIVOLTA CONTRO LA «FASE 2 » DI FONTANA

23/04/2020

da Il Manifesto

Roberto Maggioni

 

Fuori fase. «Rischia di essere caotica come la fase 1. Prevenzione e igiene inadeguati»

 

«In Lombardia la Fase 2 rischia di diventare una nuova Fase 1″. È l’allarme lanciato dai medici di base lombardi che criticano il piano votato lunedì pomeriggio dalla maggioranza che sostiene la giunta Fontana. “Dobbiamo rilevare l’assoluta inconsistenza dei contenuti del documento sulla Fase 2” dice Paola Pedrini la segretaria lombarda della Fimmg, la Federazione italiana medici di medicina generale.

 

Per i medici la proposta di Attilio Fontana e Giulio Gallera ripropone quanto fatto in questi sessanta giorni non affrontando le criticità emerse. Il piano votato dalla maggioranza di centro destra potrebbe addirittura imbavagliare i medici legandoli ancora di più alla politica, denuncia la Federazione. “Non si affrontano le criticità che abbiamo rilevato fino ad ora” dice Paola Pedrini, come “il potenziamento dei servizi di prevenzione e igiene per permettere un’adeguata presa in carico dei pazienti positivi o sospetti Covid, l’isolamento adeguato e un’indagine epidemiologica di identificazione dei contatti stretti nei 14 giorni precedenti la comparsa dei sintomi”.

 

Tutte cose non avvenute nella Fase 1, “quindi” dice la segretaria della Fimmg lombarda “se non si affrontano questi problemi la fase 2 rischia di diventare una nuova fase 1”. C’è poi una questione politica, legata all’autonomia dei medici di famiglia. “Rischiamo di esser assoggettati ancora di più alla politica perché nell’incipit del documento è scritta l’intenzione di voler far diventare i medici di famiglia e i pediatri dipendenti del sistema regionale, ma noi siamo liberi professionisti convenzionati col Servizio Sanitario Nazionale” spiega Pedrini. Una frase che si augurano scritta male, ma che sta aumentando la confusione nella categoria.

 

La strategia del caos, sembra essere questo il nuovo modo di comunicare di Attilio Fontana da quando è arrivato in regione Matteo Salvini con il suo portavoce Matteo Pandini. Annunci roboanti che spiazzano i cittadini seguiti da attacchi mirati agli avversari politici e una sicurezza su quanto fatto ostentata a livelli forse eccessivi. “Rifarei tutto” ha detto ieri Fontana riferendosi a questi sessanta giorni di crisi Covid. “Fontana continui ad essere il Fontana istituzionale e non il muppet di Salvini” ha detto il viceministro allo Sviluppo Economico Stefano Buffagni del Movimento 5 Stelle. Le opposizioni in consiglio regionale chiedono di essere coinvolte nella Fase 2.

 

“È necessario il contributo di tutti” dicono Pd, 5 Stelle e Civici. “Non coinvolgerci significa non voler ascoltare il contributo di migliaia di cittadini. Fin qui hanno fatto tutto da soli con risultati catastrofici, è ora che ci coinvolgano per il bene della Lombardia”.

 

Attilio Fontana nel frattempo saluta con favore i pareri positivi dell’Anci lombardo e dei costruttori al piano sulla Fase 2. Per avviarlo in sicurezza sarebbe utile sapere quanti sono i malati Covid reali e dove si sono contagiati in questo mese di lockdown. Secondo una stima fatta da Radio Popolare grazie ai dati del monitoraggio tra medici di base e Ats sui malati a casa e nelle Rsa le persone con Covid nella provincia di Milano sono almeno il doppio di quanto raccontato nei report ufficiali della Regione: 32 mila rispetto ai 16 mila ufficiali.

 

Nel frattempo oggi dovrebbero partire i test sierologici in quattro province: Bergamo, Brescia, Lodi e Cremona. Anche su questa operazione si arriva con un po’ di confusione. In serata l’assessore alla sanità Gallera ha parlato di 14 centri prelievi in cui verranno svolti i test, cinque da domani, gli altri da venerdì, ma le indicazioni definitive con i piani operativi per l’esecuzione dei test devono ancora essere ultimate e anche la consegna dei kit con i reagenti sarebbe in ritardo.

 

I primi ad essere sottoposti ai test, secondo quanto annunciato dall’assessore Gallera, saranno i cittadini ancora in quarantena, i sintomatici, le persone senza sintomi da 14-21 giorni segnalati dai medici di medicina generale alle Ats e chi ha avuto contatti con casi sintomatici identificati sempre dalle Ats ma senza tampone. Dall’elenco diffuso in serata dall’assessore mancherebbero i medici e gli infermieri, come invece annunciato giorni fa.

 

C’è poi un aspetto che potrebbe esporre a ulteriori rischi. Una persona sintomatica dovrebbe rimanere a casa, ma uscendo per recarsi al laboratorio rischia di contagiare altre persone nel tragitto, sui mezzi pubblici o nel laboratorio stesso se non verranno predisposti percorsi dedicati e protetti. Per questo servono piano operativi e indicazioni definitive prima di iniziare le operazioni. È un punto su cui chiedono di fare chiarezza i consiglieri regionali Elisabetta Strada e Marco Fumagalli. Non il migliore degli inizi per la sbandierata Fase 2.