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NAVI DELLA MARINA PER TRASFERIRE I MIGRANTI

Carlo Lania

 

E’ uno dei punti che sarà in discussione nella cabina di regia del governo. Insieme all’impego di altre caserme per la quarantena

 

Navi della Marina militare per trasferire i migranti e altre caserme dove fargli trascorrere il periodo di quarantena. Sono due delle ipotesi di cui si dovrebbe discutere nel tavolo tecnico interministeriale (Esteri, Interno, Difesa e Trasporti) che si riunirà a Palazzo Chigi per far fronte all’emergenza sbarchi. Una data precisa fino a ieri sera non era stata ancora fissata, ma l’incontro dovrebbe tenersi tra oggi e domani e sarà il primo passo verso la costituzione di una cabina di regia con cui il premier Mario Draghi intende gestire il dossier immigrazione e l’impennata di arrivi sulle nostre coste. In attesa del vertice europeo di fine maggio, quando l’Italia tenterà di ridiscutere il patto su immigrazione e asilo nella speranza di convincere gli altri Stati ad accogliere i migranti.

 

Il governo ha fretta. L’aumento degli sbarchi non sorprende il Viminale dove da tempo si prevedeva che un miglioramento delle condizione meteorologiche avrebbe di nuovo incentivato le partenze. Semmai le sorprese sono altre, come l’aumento delle imbarcazioni che prendono il largo dalla Libia, per la prima volta dopo mesi in numero maggiore rispetto a quelle in arrivo dalla Tunisia. E non solo: è cambiata anche la tecnica usata dai trafficanti: non più imbarcazioni piccole e medie cariche di disperati, ma pescherecci e barconi più grandi, vecchi e arrugginiti ma capaci di portare anche più di 200/300 persone a volta, come si è visto nei giorni scorsi a Lampedusa. Immagini che sembrano appartenere ad altri tempi e che invece sono attuali e testimoniano del caos esistente in Libia. «Il governo di Tripoli non controlla la situazione e i trafficanti fanno quello che vogliono», spiegano in serata al Viminale.

 

I numeri, forniti dallo stesso ministero dell’Interno, del resto lo confermano: 12.894 persone sbarcate dall’inizio dell’anno, il triplo rispetto ai 4.184 registrati nello stesso periodo del 2020.

 

La cabina di regia dovrebbe quindi servire a coordinare meglio un fenomeno che, se i numeri continueranno a crescere come è probabile, non è certo facile da gestire. Senza per questo cedere alle continue pressioni che arrivano quotidianamente da una forza di maggioranza come la Lega. Alla Farnesina spetterà il compito di aumentare il numero di accordi bilaterali con i Paesi di origine dei migranti e necessari per poter effettuare i rimpatri. Gestione dell’accoglienza e controllo delle frontiere sono di competenza del Viminale mentre la gestione della Guardia costiera è del ministero dei Trasporti. La vera novità dovrebbe riguardare il ministero della Difesa, al quale si potrebbe chiedere di mettere a disposizione navi della Marina per accelerare il trasferimento dei migranti dai punti di sbarco, ma anche di poter contare su alcune caserme in disuso (come già fatto nel 2020) per la quarantena. «La pandemia ha dimostrato che la Difesa non significa solo armi e divise, ma una grande capacità organizzativa che può essere utilizzata al meglio anche in questa occasione», spiegano sempre al Viminale. Sapendo che con l’arrivo dell’estate gli armatori molto probabilmente sostituiranno le grandi navi utilizzate oggi per la quarantena dei migranti, ma preziose per le attività turistiche delle compagnie, con altre più piccole.

 

Poi c’è il capitolo europeo. Da mesi la ministra Lamorgese chiede di rimettere mano al patto su immigrazione e asilo e in particolare di rendere obbligatorio il meccanismo di ricollocamento in Europa dei migranti. Esigenza fatta propria da Draghi quando è arrivato a palazzo Chigi. Si tratta però di una partita difficile, visto che la maggioranza degli Stati preferisce offrire mezzi e soldi ai Paesi di primo approdo ma non accogliere nessuno. Ieri Lamorgese ha ripetuto la richiesta italiana alla commissaria Ue agli Affari Interni Yilva Johansson che l’ha chiamata al telefono per esprimere la solidarietà di Bruxelles. Ma la cosa rischia di finire qui. La speranza è di ripristinare almeno l’accordo siglato a Malta nel 2019 con alcuni Paesi volenterosi disposti ad accogliere i migranti una volta sbarcati. Ma si tratta sempre e solo di impegni assunti volontariamente da alcuni Stati.

 

Oggi i ministri dell’Interno Ue si vedranno virtualmente in una conferenza indetta dalla presidenza portoghese sulla gestione dell’immigrazione e alla quale partecipano anche Johansson e il vicepresidente della commissione Ue Margaritis Schinas. Presenti anche il commissario per gli Affari sociali dell’Unione africana e i quelli del processo di Rabat e di Khartoum. Si parlerà di aiuti allo sviluppo, lotta al traffico di uomini e rispetto dei diritti umani. Argomenti importanti, ma buoni per l’Africa del futuro. L’Africa di oggi, invece, l’ha descritta ieri l’Alto commissario Onu per il rifugiati Filippo Grandi: «Siamo preoccupati per la situazione del Sahel, una regione alle porte dell’Europa», ha detto. «Pensiamo che ci siano tre milioni di profughi o sfollati nella zona e nel solo Burkina Faso ora siamo arrivati a ben più di un milione. Molte sono donne che hanno subito violenza».