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CEUTA, AL VIA ESPULSIONI DI MASSA DEI MIGRANTI

 

Luca Tancredi Barone

 

Merce di scambio. Più di 5.000 persone già rimpatriate dalla polizia spagnola. Minori compresi

 

La situazione alla frontiera fra Marocco e Spagna era ieri più tranquilla e il regno alawide sembra aver deciso di riprendere il controllo dei passi frontalieri con le due città spagnole di Ceuta e Melilla. «I tentativi di entrare sono molto inferiori da stanotte», facevano sapere fonti della polizia.

 

Secondo fonti governative, circa 5.600 delle 8.000 persone che avevano raggiunto le spiagge di Ceuta nelle 48 ore precedenti ieri sono tornate sui propri passi, o volontariamente o riaccompagnate dalle forze dell’ordine. Compresi moltissimi minori, come hanno denunciato diversi mezzi di comunicazione, tra cui eldiario.es, che ha verificato come i soldati riaccompagnano alla frontiera i giovani non appena si rimettono in piedi sulla spiaggia, stremati: «Abbiamo l’ordine di riportarli tutti indietro. Indipendentemente dal fatto che siano minori o del punto a cui arrivino sulla spiaggia. Se sono evidentemente dei bambini, a volte li si separa in gruppi e li consegniamo alla Guardia Civil, ma non sappiamo neppure bene qual è il protocollo da seguire», ha dichiarato un militare al quotidiano online.

 

LA LEGGE DI PROTEZIONE dell’infanzia proibisce di riaccompagnare i minori alla frontiera. La ministra competente, e futura segretaria di Unidas Podemos dopo l’abbandono di Pablo Iglesias, Ione Belarra, ministra dei diritti sociali, ha ricordato che questi riaccompagnamenti nel caso di minori devono «essere fatti con supervisione giudiziale e applicando le norme sui diritti umani» e ha ammesso in un’intervista che «c’è un dibattito in seno al governo» su come si sta gestendo questa situazione. Intanto Belarra ieri ha riunito i suoi omologhi regionali (competenti sulla protezione dell’infanzia in ciascuna delle comunità autonome) per chiedere loro di aiutare Ceuta accogliendo i minori che erano già presenti in territorio spagnolo prima di questa settimana, per liberare spazio per gestire l’emergenza attuale. «Sono molto più piccoli del solito, sette, otto o nove anni. Molti non sapevano che conseguenze avrebbe avuto superare la frontiera e molti di loro vogliono solo tornare a casa», ha aggiunto la ministra.

 

ALCUNE REGIONI, come Valencia e Paesi Baschi, si sono già dette disponibili ad accoglierne alcuni, mentre l’Andalusia, che in un primo momento per bocca della Consigliera per le politiche sociali Rocío Ruíz, di Ciudadanos, si era detta disponibile ad aiutarli «perché sono minori vulnerabili», ieri ha fatto marcia indietro dopo che Vox aveva minacciato di ritirare l’appoggio al governo Pp-Ciudadanos della regione meridionale della Spagna. Ancora una volta, Vox fa politica razzista sui bambini non accompagnati che raggiungono la Spagna.

 

INTANTO È ANCORA APERTO il casus belli che ha portato il Marocco a facilitare l’arrivo massiccio di migranti, invece di bloccarli come fa di solito in nome e per conto della Spagna e dell’Unione europea alla frontiera, e per cui negli ultimi anni ha ricevuto 346 milioni di euro per «gestire i flussi migratori e prevenire partenze irregolari per la Spagna», secondo quanto riportato un mese fa dalla stessa Commissione europea in un rapporto sul paese nordafricano, in cui si ricorda che in tutto il 2020, sono stati 13.600 gli arrivi irregolari provenienti dal Marocco. Il dirigente del Fronte Polisario e capo della autoproclamata Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi, Brahim Ghali, ricoverato in un ospedale di Logroño dalla fine del mese scorso per Covid si trova ancora in territorio spagnolo, cosa che genera un enorme malessere nelle autorità marocchine.

 

La Spagna l’aveva fatto entrare in gran segreto «per ragioni umanitarie» su richiesta dell’Algeria con un passaporto falso, ma la notizia è presto trapelata: è da quel momento che i rapporti del Marocco con la Spagna sono diventati tesi.

 

Ghali deve però rispondere alla giustizia spagnola di accuse gravissime in due diverse indagini: fra gli altri delitti, torture, violazione dei diritti umani, lesioni, detenzione illegale e assassinio. Sembra che l’esecutivo spagnolo avesse garantito impunità durante il ricovero. Ma i giudici hanno riattivato le indagini. Intanto Ghali ha rifiutato di controfirmare la richiesta di presentarsi davanti a un giudice il primo giugno, sostenendo di dover mettersi in contatto con le autorità algerine.