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RENZI : "LA MAGGIORANZA SILENZIOSA E' CON NOI"

Referendum.
Per sostenere il Sì il presidente del Consiglio richiama lo slogan reazionario degli Anni Settanta. E gira l'Italia dalla Lombardia alla Sicilia, mentre prepara una lettera a tutte le famiglie italiane.
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È Trump, ma anche l’anti Trump. Mentre produce il massimo sforzo della campagna elettorale, Matteo Renzi copre tutto il campo di battaglia. In senso geografico: ieri era a Brescia, oggi sarà a Siracusa (nel frattempo i 5 Stelle chiedono chiarimenti sull’uso di un elicottero militare per questi viaggi elettorali). E in senso politico: Renzi presenta il suo governo e se stesso come argine ai demagoghi «capaci solo di urlare» (Grillo e Salvini) ma ne copia gli argomenti. E copia anche Trump: «Io non sono come gli altri politici romani».
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Il ministro Gentiloni non perde l’occasione del vertice europeo dei ministri degli esteri per spingere il Sì al referendum. «Dopo la Brexit e il voto a Trump – racconta – viviamo uno dei momenti più difficili della Ue, in questo contesto internazionale sono tutti preoccupati e mi chiedono dei sondaggi».
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Nel frattempo il presidente del Consiglio gioca con lo spread – «se c’è incertezza è ovvio che aumenta» – e gioca anche a fare l’«anti casta». Compare agli studenti del corso di istituzioni di diritto privato dell’Università Cattolica di Milano. Il rettore Franco Anelli, titolare della cattedra, lo ha invitato a spiegare la «sua» riforma costituzionale. Lui va oltre. «Io ho 41 anni e voglio cambiare l’Italia», «la casta sta con quelli che vogliono conservare i super stipendi», «noi non siamo qui per inseguire un vitalizio». Sono tutte frasi di ieri.
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E poi ce un’altro pensierino, scritto nella settimanale enews: «La maggioranza silenziosa degli italiani sta con noi». E siccome siamo in Italia e non nell’America di Nixon e nemmeno (ancora) in quella di Trump, la «maggioranza silenziosa» non richiama alla mente i colletti blu o i contadini delle pianure interne.
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Ricorda invece quel sottobosco di cattolici conservatori, monarchici, fascisti più o meno travisati che prese forma nella primavera di quarantacinque anni fa tra Torino e Milano come reazione al movimento studentesco. «L’Italia che lavora, produce, paga, forma la maggioranza silenziosa degli italiani», così la presentava Adamo Degli Occhi, uno dei fondatori, poi finito a bordeggiare lo stragismo nero con tutti gli altri organizzatori delle prime marce codine. Che si chiamavano appunto le marce della «maggioranza silenziosa».
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Ora, Renzi ha in effetti 41 anni. E se gli chiedono a quale politico cattolico si ispira risponde La Pira o al massimo Fanfani. Però fa campagna elettorale con gli slogan del meno memorabile Massimo De Carolis.
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Nel frattempo non è ancora tramontata la polemica per la lettera che ha deciso di spedire a tutti gli elettori italiani residenti all’estero.
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Due comitati del No – quello dei costituzionalisti Pace e Zagrebelsky e quello nato per iniziativa di D’Alema e presieduto da Calvi – ieri hanno firmato un documento comune per chiedere che sia fatta chiarezza su «chi ha fornito al presidente del Consiglio nomi e indirizzi dei cittadini residenti all’estero e da quale fonte giunga il finanziamento».
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Annunciando altrimenti non solo iniziative politiche,ma persino giudiziarie: «Qualora il governo non dia garanzia che insieme alla lettera di Renzi siano inviate anche lettere degli altri comitati, e qualora non vi siano adeguati chiarimenti, sarà necessario prendere iniziative presso tutte le istituzioni competenti».
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Renzi però non cambia strategia, anzi rilancia con le lettere.
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Ieri sera l’agenzia Agi ha dato notizia dell’intenzione di palazzo Chigi di scrivere anche a tutte le famiglie italiane per convincere a votare Sì. Circa 26 milioni di lettere che, anche alla tariffa semi gratuita che le Poste offrono in questi casi, costerebbero oltre un milione di euro. Perché i sondaggi, ammette anche Renzi, «dicono che il No sarebbe più forte del Sì». E mancano solo 20 giorni al 4 dicembre.
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da il Manifesto
15.11.2016
Andrea Fabozzi