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JULIAN ASSANGE, UN CASO DI GUERRA GIUDIZIARIA

Enrico Calamai

 

Wikileaks. Ora lo status di rifugiato politico al giornalista australiano, dal 2012 senza libertà, ora in un carcere di massima sicurezza inglese, vittima di extraordinary rendition

 

Il gruppo «Italiani per Assange» ha organizzato ieri, 8 settembre 2021, una manifestazione a Montecitorio, alla quale hanno partecipato, tra gli altri, alcuni dei parlamentari promotori della mozione per il riconoscimento dello status di rifugiato politico al giornalista australiano.

 

Assange, in pratica privo di libertà personale dal 2012 , si trova attualmente in un carcere di massima sicurezza inglese. Vi sono motivi per ritenere che, dopo tanti anni e colla prospettiva del carcere a vita se viene estradato in USA, sia a rischio di un grave crollo psicofisico.

 

Sotto le apparenze di un processo, si cela in realtà una extraordinary rendition, resa particolarmente difficile dalla autorevolezza del personaggio, conosciuto nel mondo intero per aver fondato WikiLeaks, riuscendo ad utilizzare la tecnologia informatica per illuminare il cono d’ombra in cui i governi occidentali si erano fino allora ritenuti liberi di portare a termine le peggiori efferatezze, nella convinzione che mai sarebbero venute a conoscenza dell’opinione pubblica internazionale.

 

L’informazione, come cerniera tra politica e opinione pubblica, è andata acquisendo sempre maggior peso nel corso del XX secolo e nei primi vent’anni del XXI. Già Goebbels diceva, riferendosi alle possibilità offerte dalla radio, che una menzogna ripetuta un milione di volte diventa verità; inversamente, possiamo dire che una verità taciuta un milione di volte diventa menzogna. Non è un caso che la Soluzione Finale sia stata segreto di Stato gelosamente custodito fin dalla sua programmazione e nel corso della sua realizzazione fino alla fine della guerra. Ciò aveva anche offerto un alibi per non prendere posizione a quella parte dell’opinione pubblica che pure non poteva non avere idee in proposito: se fosse stato vero, la stampa lo avrebbe riportato.

 

Analogamente, in Argentina, il segreto che avvolgeva la caccia all’uomo scatenata dai militari dopo il golpe del 1976, permetteva di eliminare la generazione di giovani impegnati che sarebbero diventati la futura classe dirigente del Paese, imbevuta di ideali democratici. La desaparición rendeva irrappresentabile e di conseguenza negabile, la metodologia scelta per l’eliminazione fisica di tutti gli eventuali oppositori, sia presenti che futuri. Ancora una volta, l’opinione pubblica rimase indifferente, anche di fronte alla crescente evidenza di quanto stava accadendo e così fecero pure i governi occidentali, tra cui quello italiano, che della tutela dei diritti umani facevano la propria bandiera ideologica.

 

Julian Assange con Wikileaks, Chelsea Manning, Edward Snowden ed altri whistleblowers – ultimo Daniel Hale condannato solo poche settimane fa, poco prima del ritiro Usa da Kabul, a quattro anni di galera come «traditore» per avere avuto il coraggio, come militare dell’intelligence dell’aviazione Usa, di rivelare i target civili dei micidiali droni – sono riusciti a svelare i crimini contro l’umanità portati a termine da Stati Uniti, NATO e Paesi occidentali con le guerre degli ultimi vent’anni, sempre avviate all’insegna di altisonanti ideali di democrazia e diritti umani, ma in realtà finalizzate a imporre gli interessi geostrategici ed economici del blocco occidentale, oltre che da sbocco agli armamenti prodotti dal sistema militare industriale. Una politica cui partecipa anche l’Italia malgrado l’art. 11 della Costituzione, che, come noto, ripudia la guerra.

 

Julian Assange non ha commesso alcun crimine. Perseguirlo con pretestuosità da guerra giudiziaria maschera il tentativo di punire un giornalista che ha svolto in maniera genialmente innovativa il proprio sacrosanto diritto/dovere di informazione a livello mondiale, anche al fine di evitare che il suo esempio possa venir seguito da altri. Ad essere in gioco è quindi, oltre alla sua persona, che andrebbe in ogni caso tutelata, la libertà di espressione, la possibilità di una stampa che svolga la funzione pubblica dell’informazione nel modo più completo possibile, la consapevolezza di un’opinione pubblica che viene attualmente strumentalizzata in maniera ondivaga, senza disporre di reali elementi per valutare quanto si decide a livello politico, per quali motivi e con quali modalità di attuazione.

 

Assange è un politico di prim’ordine, perseguitato perché la sua deontologia professionale lo ha messo in rotta di collisione con la realpolitik delle potenze occidentali. Proprio per questo va tutelato ed ha pieno titolo all’asilo politico da parte di un Paese come l’Italia, che si dice rispettoso dei diritti umani.

 

Il gruppo «Italiani per Assange» ha lanciato la petizione “Libertà per Julian Assange” su change.org.