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LA CERIMONIA PER RICORDARE L'ATTACCO AL CUORE DEGLI STATI UNITI

Marina Catucci

 

Ferita aperta. Biden, Obama e George W. Bush in pellegrinaggio fra i luoghi degli attentati, mentre Trump commenta un incontro di boxe

 

A New York, dopo 20 anni, la ferita aperta l’11 settembre è solo architettonicamente rimarginata nella punta sud di Manhattan, dove al posto delle Torri Gemelle sorgono la Freedom Tower ed il 9/11 Memorial, un museo dedicato agli attacchi terroristici di quel giorno.
Come ogni anno dal 2002 il fulcro della commemorazione è la lettura dei nomi delle vittime da parte dei loro familiari, ma quest’anno durante la cerimonia vengono osservati anche sei momenti di silenzio, in corrispondenza dell’orario in cui sono crollate ciascuna delle torri del World Trade Center, e di quello corrispondente all’attacco al Pentagono e allo schianto del volo United 93.

 

IL PROGRAMMA inizia alle 8.30 e il primo momento di silenzio viene osservato alle 8.46; nelle case di culto «di ogni religione», come si tiene a precisare nel comunicato, viene chiesto di suonare le campane a quell’ora. La cerimonia è esclusivamente per i membri dei familiari delle vittime, per i quali l’accesso al Memorial inizia alle 7.00 del mattino. Al tramonto c’è un altro rito annuale, il Tribute in Light che illuminerà ancora una volta il cielo di New York.
Come hanno fatto i suoi predecessori il presidente Biden è nei luoghi degli attacchi, Lower Manhattan e il Pentagono, e con lui anche gli ex presidenti George W. Bush e Barack Obama, vale a dire tutti i presidenti statunitensi dell’era post 9/11, tutti tranne l’ex presidente Donald Trump in quanto, insieme a suo figlio Don Jr., “The Donald” è impegnato a commentare un incontro di boxe in stile MAGA dall’Hard Rock Café di Hollywood, in Florida, presumibilmente davanti a una folla senza mascherina.

 

La reazione alla scelta del tycoon è andata oltre la critica, anche se, come ha sottolineato l’emittente televisiva Msnbc, «è solo uno spreco di fiato rimproverare la rozzezza di Trump. Parliamo di qualcuno che ha cercato di ribaltare un’elezione. Credete davvero che possa vergognarsi di sghignazzare sull’11 settembre?».

 

Mentre l’unico presidente newyorchese di nascita e che 20 anni fa era a New York, commenterà un incontro di boxe semi professionale, per Biden il 20esimo anniversario del 9/11 è un momento non solo per ricordare, ma anche per esprimere la volontà di superare quegli attacchi, rimarcando che ora le minacce si evolvono altrove mentre i conflitti nati da quel giorno sopravvivono ai loro obiettivi. «L’obbligo fondamentale di un presidente, secondo me, è difendere e proteggere l’America, non contro le minacce del 2001 – ha detto Biden il mese scorso – ma contro le minacce del 2021 e di domani».

 

È UN ALTRO L’EVENTO catastrofico che sta definendo la presidenza di Biden: la pandemia di coronavirus che ha sinora ucciso più di 200 volte il numero dei morti dell’11 settembre, e sta aprendo un’altra era nella vita americana, definita da mascherine e tamponi invece che da perquisizioni aeroportuali e controllo di massa su i cittadini.
Lo spirito di unità nazionale manifestatosi dopo gli attacchi terroristici è stato sostituito da una politica divisiva e “tribale”, impensabile 20 anni fa.
Il posto vuoto di Trump sottolinea ed enfatizza questa trasformazione, il convitato di pietra che con la sua assenza ricorda dove siamo ora.Gli sforzi per riportare gli Usa a quello che Noam Chomsky nel 2002 definiva «un livello etico minimo», non sembrano aver fatto grandi passi avanti.

 

JOE BIDEN pochi giorni fa ha annunciato la desecretazione dei documenti riguardanti il 9/11, e questo passo potrebbe offrire nuove prove ai cittadini statunitensi e ai familiari delle vittime sul collegamento saudita con i dirottatori, confermando sospetti di vecchia data. L’Arabia Saudita ha già rilasciato una dichiarazione di innocenza preventiva, in anticipo rispetto a quando verranno resi pubblici i documenti già declassificati, e ha espresso indignazione per il persistere delle accuse sulla “complicità” con i dirottatori.

«Non dobbiamo mai dimenticare il dolore delle famiglie e dei cari delle 2.977 persone uccise durante il peggior attacco terroristico contro l’America della nostra storia – ha detto Biden annunciando il suo ordine esecutivo che dispone la desecretazione dei documenti – Per loro non è stata solo una tragedia nazionale e internazionale. È stata una devastazione personale».