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AL CONFINE AMERICANO NON SI PASSA: RIFUGIATI FRUSTATI DALLA POLIZIA

22/09/2021

da il Manifesto

Claudia Fanti

 

Il muro. Alla frontiera tra Stati uniti e Messico agenti a cavallo picchiano richiedenti asilo haitiani. Ma la politica di Washington non cambia

 

Le immagini disumane di agenti a cavallo della polizia di frontiera Usa che, al confine tra la città messicana di Acuña (Coahuila) e quella statunitense di Del Rio (Texas), usano la frusta contro migranti, per lo più haitiani, in cerca di asilo, sono state diffuse dalla stampa statunitense poche ore prima che il presidente Biden parlasse all’Assemblea generale dell’Onu a New York. E non è stata una bella presentazione.

 

UNA SCENA «ORRIBILE», ha commentato la portavoce della Casa bianca, Jen Psaki, dichiarando di non avere «il contesto completo», ma di non riuscire a vedere «quale contesto lo renderebbe appropriato».

 

«Penso che nessuno che abbia visto quelle immagini pensi sia accettabile o appropriato», ha aggiunto. Ma sulla decisione di Biden di rimpatriare tutti i migranti alla frontiera, Psaki non ha esitazioni: «Non è questo il momento di venire». Non è chiaro quale possa essere il momento per gli haitiani in fuga da un paese immerso in una crisi resa ancor più drammatica dal devastante terremoto del 14 agosto. Sono 14mila, intanto, le persone accalcate al confine, nell’accampamento di fortuna sotto il ponte che collega le due città, con una temperatura di 37 gradi e senza acqua, alimenti e medicine. Una situazione drammatica che ha indotto il governatore del Texas Greg Abbott a chiedere lunedì a Biden di dichiarare lo stato di emergenza nella regione.

                          

                       


 


E sulle «condizioni estremamente difficili» dei migranti si è pronunciato anche il primo ministro di Haiti Ariel Henry, provando a rassicurare: «Sono già state prese disposizioni per offrire una migliore accoglienza al loro ritorno nel paese, non saranno abbandonati».

 

GIÀ 3.300 HAITIANI, secondo quanto dichiarato domenica da Raúl Ortiz, capo del Border Patrol, la polizia di frontiera, sono stati caricati sugli aerei in direzione di Port-au-Prince e di Cap-Haïtien o trasferiti in centri di detenzione. E lunedì il segretario della Sicurezza interna Alejandro Mayorkas, dopo aver visitato la zona, ha annunciato l’intenzione di aumentare il numero di voli – attualmente tre al giorno – con cui vengono rimpatriati i migranti.

 

Nessuna perdita di tempo è ammessa dall’amministrazione Biden, che pure aveva esordito annunciando di voler rivedere le politiche migratorie di Trump, definite inumane e crudeli. Finché l’aumento dei flussi migratori nei primi mesi del suo governo non aveva spinto il presidente a fare rapidamente marcia indietro.

 

«LE NOSTRE FRONTIERE non sono aperte e la gente non deve intraprendere un viaggio pericoloso», ha scritto nel suo ultimo comunicato il Dipartimento della sicurezza interna: «Gli individui e le famiglie sono sottoposti a restrizioni, inclusa la deportazione. La migrazione irregolare rappresenta una minaccia significativa per la salute e il benessere delle comunità di frontiera e per la vita degli stessi migranti».

                  

 

La nuova crisi umanitaria è stata anche al centro, lunedì notte, di un colloquio telefonico tra il ministro degli Esteri messicano Ebrard e il segretario di Stato Blinken: è stata evidenziata, ha rivelato Ebrard, «la necessità di una risposta regionale, e non solo su questo flusso che ha attraversato tutti i paesi dell’America latina».