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GUERRIGLIA AL CONFINE. LACRIMOGENI CONTRO I MIGRANTI

17/11/2021

da il Manifesto

Carlo Lania

 

Cortina di ferro. Polizia ed esercito polacchi respingono con la forza alcune centinaia di uomini che cercano di passare la frontiera. E l’Ue non dice niente

 

Sembra uno dei quei giochi in cui bisogna individuare le differenze tra due situazioni che sembrano uguali. Solo che la domanda questa volta è: chi, tra Bielorussia e Polonia, usa le maniere più forti contro migranti affamati e infreddoliti per essere stati ammassati al confine tra i due Paesi? Persone alle quali due eserciti contrapposti impediscono sia di andare avanti riuscendo così a entrare in Europa – e la Ue assiste senza dire niente – ma anche di tornare indietro, verso Minsk, fermate dalle forze speciali bielorusse che le usano per fare pressione nei confronti di Bruxelles.

 

A giudicare dalle notizie e dalle immagini arrivate ieri da quella frontiera, è davvero difficile trovare qualche differenza. Stremati, sicuramente stufi di essere usati come merce di scambio, alcune centinaia di migranti hanno preso d’assalto il confine al valico di Kuznica-Bruzgi cercando di superare le recinzioni di metallo e filo spinato e tirando contro la polizia e i soldati polacchi pietre, bottiglie, bastoni e qualunque cosa gli capitasse tra le mani. Secondo Varsavia tra gli assalitori, quasi tutti uomini e giovani, ci sarebbero stati anche degli infiltrati bielorussi messi lì da Minsk per alzare a tensione e organizzare l’attacco. Comunque sia la risposta non si è fatta attendere. Dal lato polacco sono entrati in azione i cannoni ad acqua ma polizia ed esercito hanno sparato anche lacrimogeni e – stando ad alcune fonti – granate assordanti riuscendo così a disperdere chi protestava. Nella sassaiola un agente di polizia polacco è rimasto ferito alla testa. Ma nel caso in futuro dovessero ripresentarsi situazioni analoghe la risposta potrebbe essere anche più pesante, come anticipato ieri da una portavoce della polizia di frontiera polacca: «Non vogliamo usare le armi, ma se necessario lo faremo», ha avvertito.

 

Sul fronte opposto, quello bielorusso, le cose non vanno in modo diverso. Un profugo che ha preferito rimanere anonimo ha rivelato ieri che le forze speciali d Minsk hanno picchiato e trasportato al confine con la Lituania un gruppo di migranti che tentava di tornare nella capitale. Tra loro anche alcune famiglie con bambini, che non sono state risparmiate dalla violenza dei soldati. Una volta al confine, tutti sono stati costretti a entrare nelle acque gelate del fiume Neman per avvicinarsi alla recinzione che separa i due Paesi. «La cosa essenziale oggi è difendere il nostro Paese, il nostro popolo ed evitare gli scontri», ha detto il presidente bielorusso Alexandr Lukashenko.

 

Ieri sera una parte dei migranti sarebbe stata trasferita in un centro di accoglienza situato al valico di Brudgi, Se la notizia verrà confermata sarebbe la prima volta che verrebbero messi a loro disposizione un letto e delle coperte. Ma sono mesi che la Bielorussia non si fa scrupolo di usare uomini, donne e bambini contro l’Unione europea come ritorsione per le prime sanzioni adottate contro il regime. In alcuni video visibili in rete si sentono i soldati di Minsk impartire comandi secchi ai migranti incolonnati, imponendo loro di fermarsi o di ripartire a comando. Le nuove sanzioni adottate lunedì nel vertice dei ministri degli Esteri saranno in vigore dai prossimi giorni e colpiranno tra gli altri direttamente Lukashenko, mentre per dicembre dovrebbero arrivare anche le restrizioni annunciate dagli Stati uniti. Al momento, però, non sembra che la nuova stretta dell’Ue abbia provocato qualche effetto su dittatore bielorusso, che si fa forte della protezione della Russia.

 

Anche per questo il lavoro diplomatico si svolge soprattutto facendo riferimento a Mosca. Parlando due giorni fa al telefono con la cancelliera tedesca Angela Merkel, Lukashenko avrebbe indicato una serie di opzioni per uscire dalla crisi alla frontiera con la Polonia, ma è chiaro che qualunque soluzione passa anche il via libera dato da Putin. Ed è a lui infatti che anche ieri si è rivolto il presidente francese Emmanuel Macron chiedendogli di usare la sua influenza sul dittatore bielorusso.
Intanto ieri si è tenuto il vertice dei ministri della Difesa Ue al quale ha partecipato anche il segretari generale della Nato Jens Stoltenberg. E i Paesi dell’Alleanza hanno ribadito alla Polonia di essere pronti a offrire assistenza in caso di necessità.