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«RUOLO DA TUTELARE». MATTARELLA DISEGNA IL SUO SUCCESSORE

02/01/2022

da il Manifesto

Andrea Fabozzi

 

Il discorso. Nell’ultimo messaggio di Capodanno il capo dello Stato si mostra preoccupato per il futuro dell’istituzione e per la governabilità

 

Restare nei confini del ruolo per Sergio Mattarella ha significato anche non trasformare il suo ultimo discorso televisivo per gli auguri di fine anno, molto atteso, in qualcosa di troppo simile a un proclama o a una dichiarazione di intenti.

 

Il presidente della Repubblica ha molto da dire ai suoi concittadini ma per quanto riguarda se stesso non ha altri annunci da fare se non confermare che «tra pochi giorni come dispone la Costituzione si concluderà il mio ruolo di Presidente». Tra un mese o poco più il suo posto sarà in senato, come senatore a vita di diritto. Forse troppo poco si è ragionato sul peso che Mattarella continuerà ad esercitare da quella postazione e sul ruolo che potrà avere in parlamento, tanto più in un senato ridimensionato e prevedibilmente privo di figure di spicco.

 

IL PARTITO DEI SOSTENITORI del Mattarella bis, in ogni caso, non si è ancora rassegnato. E ha voluto vedere nella mancata insistenza del presidente sul prossimo passaggio istituzionale che porterà alla scelta del successore – cosa che fece, per esempio, Saragat il 31 dicembre 1970 – uno spiraglio aperto per un ripensamento. Non perché ci siano dubbi sulle intenzioni di Mattarella, che anche in questo ultimo discorso ha chiarito come il dovere di un capo dello Stato sia quello di non stravolgere il ruolo, come accadrebbe nel caso il reincarico diventasse un’abitudine, ma perché le circostanze potrebbero cambiare il quadro.

 

Se cioè le forze politiche si dimostrassero incapaci di trovare quell’accordo che – più o meno ampio – è comunque indispensabile per scegliere il nuovo presidente, Mattarella potrebbe dover riconsiderare la sua decisione di fronte a un appello condiviso di tutti i partiti che al momento non c’è e non è mai stato ancora fatto. Addirittura, dicono i sostenitori del bis, il presidente dovrebbe ripensarci se per un nuovo picco della pandemia i grandi elettori precipitassero nell’impossibilità di raggiungere i quorum richiesti, che la Costituzione indica sulla base degli aventi diritto e non dei presenti al voto.

 

Un bis, dunque, come unica alternativa a una (ancor più eccezionale) prorogatio del presidente. Va detto però che i rimedi procedurali contro un eventuale attacco di Omicron al collegio elettorale del capo dello Stato non mancano, a volerli utilizzare: da un rinvio in avanti delle votazioni alla (prima o poi inevitabile) apertura al voto a distanza per i parlamentari in quarantena.

 

MA A BEN VEDERE qualcosa sui prossimi, forse complicati, passaggi (dopodomani dalla lettera del presidente della camera Fico conosceremo il giorno della prima convocazione dei grandi elettori) il capo dello Stato lo ha voluto dire. Altrimenti perché avrebbe inserito nel testo l’ovvio inciso che il presidente della Repubblica esercita il suo ruolo «pienamente fino all’ultimo giorno del suo mandato»? Il passaggio è importante perché uno degli scenari che si fanno nel caso di elezione di Mario Draghi al Quirinale è che il nuovo capo dello Stato debba, di fronte alle immediate dimissioni «di stile» del predecessore, gestire lui stesso la partita di palazzo Chigi. E quindi in pratica scegliersi il suo successore. Mattarella ha detto invece che fino al 3 febbraio sarà lui a gestire eventualmente la crisi di governo.

 

MA SARÀ POI DRAGHI? Non è nel discorso di fine anno che si può trovare la risposta al più assillante interrogativo politico. Si può però avere conferma di quanto Mattarella tenga alla «governabilità» che per lui significa «evitare pericolosi salti nel buio». Obiettivo che considera raggiunto (del resto ha tenuto la legislatura in piedi attraverso tre governi, e non è ancora finita) grazie alla leale collaborazione con le altre istituzioni. Deve forse intendersi come un richiamo al presidente del Consiglio perché non concorra lui stesso a questi «salti nel buio»?

 

Di certo anche nel caso fosse Draghi, nessuna svolta (semi) presidenziale di fatto potrà considerarsi legittima, perché ogni nuovo presidente ha come secondo compito quello di «salvaguardare ruolo, poteri e prerogative dell’istituzione che riceve dal suo predecessore e deve trasmettere integri al suo successore». E come primo compito quello di «spogliarsi di ogni appartenenza e farsi carico esclusivamente dell’interesse generale». In altre parole il prossimo presidente della Repubblica dovrà assomigliare al vecchio. A trovarlo.