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COSA HA FATTO DI BUONO DRAGHI PER MERITARSI IL QUIRINALE?

09/01/2022

da Left

Giovanni Russo Spena 

 

 

Siamo di fronte al rischio che passi, con il vergognoso applauso della stampa generalista, una radicale controriforma costituzionale. Inoltre, sul serio Draghi ha esaurito i due compiti a lui assegnati?

 

Tre interrogativi mi assillano: stiamo confusamente scivolando verso la quinta repubblica gollista? Non è Draghi che deve rispettare la Costituzione ma la Costituzione che deve adattarsi a Draghi? Con l’accoppiata Mattarella/ Draghi siamo arrivati al presidenzialismo “di fatto” e al monocameralismo “di fatto”? Sono giorni in cui rischiamo muti in misura strutturale la nostra legalità costituzionale. Anche per l’errore molto grave di Letta di non voler approvare, prima dell’elezione del Capo dello Stato, la nuova legge elettorale. Non la pose il Pd come condizione per votare “Sì” allo sciagurato referendum del 2020 sulla riduzione indiscriminata del numero dei parlamentari?

 

Proporzionalità e scelta diretta degli elettori sono due pilastri della nostra identità democratica. Anche l’approvazione della legge di bilancio ha registrato lo svuotamento assoluto del bicameralismo. Il governo emerge come luogo unico della sintesi politica. In verità la tendenza alla presidenzializzazione viene da lontano; le destre l’hanno sempre propugnata; ma oggi prorompe come delega autoritaria all’uomo “forte” nel disorientamento sociale dello “Stato di eccezione” pandemico.

 

Indebolire il ruolo del Parlamento è pericoloso per la stessa legalità costituzionale. Rischiamo di pagare amaramente la scelta avventurista di un anno fa del presidente Mattarella, con l’insediamento per via extraparlamentare del governo Draghi, anche per la debolezza e la perdita di identità dei partiti (oltre che per i diktat dell’Unione Europea e della Confindustria).

 

Left analizzò già allora la situazione, prevedendo l’esito paludoso. Qui siamo infatti. Quale risposta? Battersi per il rafforzamento del Parlamento. Parto dal convincimento che l’elezione al Quirinale di Draghi, che guiderebbe naturalmente gli atti politici del governo, sia il male peggiore perché porterebbe, di fatto, ad una forma spuria di presidenzialismo senza regole. Contro la Costituzione, che stabilisce che il capo dello Stato è il garante della nazione tutta , non della maggioranza; e che egli “non è responsabile degli atti compiuti  nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione”.

 

Siamo di fronte al rischio che passi, con il vergognoso applauso della stampa (la quale dovrebbe, invece, essere sempre, in democrazia, controllo e critica del potere), una radicale controriforma costituzionale. Dettata dall‘Economist, che auspica un grande leader non votato dal popolo ed un governo tecnico oligarchico, in grado di agire in un momento di turbolenza. Inoltre, sul serio Draghi ha esaurito i due compiti a lui assegnati? Della pandemia è inutile scrivere: che la strategia sia meno confusa e contraddittoria è urgente. Per quanto riguarda la situazione economico/sociale, la propaganda mediatica esalta le pietose bugie di Palazzo Chigi.

 

La riforma fiscale non è progressiva, è incostituzionale. Sulla previdenza si torna tendenzialmente alla legge Fornero. La legge sulle delocalizzazioni aziendali è solo una razionalizzazione che aiuta i licenziamenti. I servizi pubblici vengono coattivamente privatizzati, anche contro il parere dei Comuni. Le “autonomie differenziate”, cioè la “secessione dei ricchi”, contro l’articolo 5 della Costituzione, avanza attraverso intese clandestine. La sbandierata ripresa economica è solo, purtroppo, una ricostruzione delle tradizionali catene del valore del capitale, mentre esplode una profonda crisi salariale ed occupazionale. E allora?

 

Quale è il bilancio dell’anno di Draghi? Ha ragione Zagrebelsky: siamo di fronte ad una manovra di disciplinamento sociale e ad un “mostro da evitare. Ci troveremmo di fronte ad un mostruoso concentrato di potere. Il Parlamento eleggerebbe il presidente della Repubblica; e il Presidente della Repubblica nominerebbe un presidente del Consiglio a sé gradito, una sua protesi”. Si creerebbe un centro di potere (settennale) autoreferenziale ed incontrollato. È indispensabile, mi pare, rinviare al mittente la pressione quirinalizia di Draghi.

 

Credo che sia urgente, come Left ha sempre sostenuto, difendere il ruolo del Parlamento , battersi per una legge proporzionale, tentare di ridare una identità e un’anima ai partiti. Occorre un punto di vista alternativo, per ricostruire un rapporto dialettico tra governanti e governati, per sperimentare forme di democrazia diretta, di autogestione, che arricchiscano la democrazia rappresentativa. Un vasto, urgente programma.