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NUOVI ARRESTI PER L'ATTACCO SQUADRISTA ALLA SEDE CGIL

15/01/2022

da il Manifesto

 

Ieri mattina all’alba sono scattati nuovi arresti e misure cautelari contro cinque indagati per l’attacco del 9 ottobre scorso alla sede nazionale della Cgil. Le violenze si registrarono a margine di una manifestazione contro l’introduzione del Green Pass convocata inizialmente in piazza del Popolo, con una folta presenza neofascista.

 

Giuseppe Bonanno Conti, leader di Forza Nuova nella città di Catania, è finito ai domiciliari. Stessa sorte per un esponente genovese della galassia «No Green Pass». Per altri tre soggetti, due romani e un bolognese, è stato disposto l’obbligo di firma.

 

L’ordinanza è stata emessa dal Giudice per le indagini preliminari (Gip) di Roma su richiesta dei magistrati che coordinano le indagini, il procuratore aggiunto Michele Prestipino e la pm Gianfederica Dito.

 

I reati contestati vanno da associazione a delinquere a resistenza a pubblico ufficiale, fino a devastazione e saccheggio. Quest’ultimo capo di imputazione è stato spesso utilizzato nel corso degli ultimi anni per reprimere le manifestazioni di protesta di colore opposto, soprattutto a partire dal G8 di Genova.

 

Movimenti sociali e giuristi lo hanno spesso contestato chiedendone la cancellazione: prevede pene molto alte, tra gli otto e i quindici anni di carcere, e fu introdotto nell’ordinamento con il codice Rocco del periodo fascista. Particolare che, almeno in questo caso, mostra un effetto paradossale: a esserne colpiti sono gli epigoni di quella storia.

 

Per gli scontri di ottobre 2021 si trovano ancora dietro le sbarre del carcere di Poggio Reale i leader di Forza Nuova Roberto Fiore e Giuliano Castellino. Per loro e un’altra decina di imputati si avvicina la data del processo: inizierà il 2 marzo prossimo. Il 3 gennaio, infatti, il Gip ha accettato la richiesta di giudizio immediato avanzata dalla procura.

 

Sul fronte politico, intanto, tutto sembra immobile. Le ipotesi di scioglimento dell’organizzazione neofascista paventate subito dopo l’assalto alla sede sindacale non sono più all’ordine del giorno per il governo guidato da Mario Draghi.