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DUE , TRE COSE SUL PRESIDENTE

EDITORIALI E COMMENTI

 

24/01/2022

da Left

Giulio Cavalli

 

Di sicuro c’è che ancora una volta assistiamo sotto mentite spoglie all’unico esercizio prioritario di questi partiti: provare a garantirsi l’autopreservazione. Iniziamo la conta

 

Un pessimo Parlamento non poteva che mostrarci un pessimo avvicinamento all’elezione del presidente della Repubblica. Lo spettacolo era talmente prevedibile che avremmo potuto scriverne la sceneggiatura già da mesi e quando si tratta di non rischiare di smentire la propria mediocrità lo schieramento parlamentare riesce sempre a essere campione.

 

Così sono passati giorni assistendo alla monopolizzazione del dibattito da parte di Berlusconi, uno che di monopolii se ne intende per vocazione, uno che aspira nella vita a cacciare tutto il cacciabile (che siano donne, influenze giudiziarie, senatori per fare cadere governi, giudici per condizionare sentenze, protezioni mafiose) come se fosse roba potabile. Per aggiungere un tocco di farsa alla tragicommedia abbiamo avuto anche Vittorio Sgarbi nel ruolo di procacciatore per conto del Cavaliere.

 

Berlusconi si ritira ma nella sua lettera di commiato alle proprie ispirazioni chiarisce di non volere Draghi, non è roba da poco: il predestinato rischia di non arrivare a destinazione e qualcuno riesce addirittura in queste ore a scrivere seriamente che senza Draghi saremo invasi dalle cavallette. Un Paese che sia impiccato su un presidente del Consiglio che dovrebbe diventare presidente della Repubblica per rispettare una cambiale (non si sa firmata esattamente da chi) e che dovrebbe nominare il suo successore che dovrebbe essere il suo sicario senza troppo farsi notare è una stortura che molti vedono dirigibile. Beati loro. Sfortunati noi.

 

Era prevedibile anche una certa ignoranza istituzionale: il presidente della Repubblica non è una bandierina da piantare per potersela rivendicare ma fino a poche ore prima dell’inizio delle votazioni l’immaturità dei partiti sembra non averlo capito. Così si leggono in giro nomi di politici (più o meno di valore) che nella vita sono stati “di rottura”. Evidentemente ai più sfugge che un Presidente debba essere una figura autorevole e riconosciuta da tutti, abile nelle mediazioni, capace di “tenere insieme” il Paese. Se abbiamo un nostro Presidente “preferito” perché è stato bravo ad affossare l’avversario probabilmente non ha le caratteristiche per diventare Presidente. Sarebbe ora di diventare adulti.

 

Sfugge a molti anche che il Parlamento sia in maggioranza di centrodestra, altrimenti non sarebbe caduto il secondo governo Conte. Anche fare i conti con la realtà aiuterebbe l’ecologia del dibattito. Siamo una repubblica parlamentare, piaccia o meno, e il Parlamento dei Ciampolillo, degli Sgarbi, dei Renzi, dei transfughi, di Lega e Fratelli d’Italia che guidano la maggioranza nelle Camere, è chiamato a eleggere un Presidente. Confidiamo nel miracolo.

 

Di sicuro c’è che ancora una volta assistiamo sotto mentite spoglie all’unico esercizio prioritario di questi partiti: provare a garantirsi l’autopreservazione. Iniziamo la conta.