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APPELLO DELLA SINISTRA PER LA DESTRA

EDITORIALI E COMMENTI

 

26/01/2022

Francesca Fornario

 

Compagni e compagne, sottoscrivete! Ne scrivo oggi su Il Fatto Quotidiano

 

Caro direttore, il padre dell’operaismo Mario Tronti mi ha quasi convinto. Sulle pagine del Riformista e del Foglio ragiona da mesi con Bersani, Bassolino e D’Alema di come compattare “La sinistra per Draghi”, il quale dovrebbe sì andare al Quirinale ma anche restare a Palazzo Chigi: seguendo l’esempio di Tronti, Bassolino, Bersani e D’Alema che stanno sì a sinistra ma anche al governo con Salvini e Berlusconi.

 

Non condivido però l’approccio riformista. “La sinistra per Draghi” è una formula che può dare adito a interpretazioni ambigue in tempi che richiedono scelte chiare e nette. È il momento di lanciare l’operazione “La sinistra per la destra”. Come gli elettori sanno, non si tratta di una trovata estemporanea. Da anni la sinistra lavora e per e con la destra fingendo però di trovarsi lì per caso, spinta ora dalla crisi finanziaria, ora dalla pandemia, ora dalla minaccia che se non governi con Salvini e Berlusconi che governano con Giorgia Meloni arriva al governo la destra. Pd, Forza Italia e Lega hanno inserito il pareggio di Bilancio in Costituzione; Bersani e Berlusconi hanno votato insieme la Legge Fornero.

 

Ma questa è solo una parte del lavoro fatto dalla sinistra per la destra: il più facile. In tutti questi anni, gli esponenti della sinistra oggi “Per Draghi” si sono prodigati, con grande spirito di unità e fair play, a governare per conto della destra anche quando la destra era all’opposizione. Nella fase in cui le piazze accecate dal populismo tenevano Fini, Bossi e Berlusconi e i loro eredi Meloni, Salvini e Berlusconi lontani dal governo, è stato Bersani a privatizzare i servizi pubblici, D’Alema a bombardare la Serbia, Renzi a cancellare l’articolo 18. L’elenco delle riforme di destra fatte dalla sinistra è così lungo che per rendere giustizia dovremmo scriverne volumi rilegati in pelle di stagista morto in alternanza scuola lavoro, di disoccupato schiantato di freddo, di malato defunto per assenza di posti letto. Non intendo in questa sede entrare nel dettaglio di ogni favore ai costruttori e alle lobby farmaceutiche, di ogni accordo con i dittatori, di ogni finanziamento dato a pioggia alle imprese che inquinano e delocalizzano e alle scuole private, di ogni taglio alla sanità e al trasposto pubblico in favore delle cliniche e delle auto ibride, di ogni aumento delle spese militari, di ogni riforma fiscale che ha tolto ai poveri per dare ai ricchi facendo triplicare i primi e la ricchezza dei secondi. Non è elegante stabilire se abbia fatto più cose di destra la destra o la sinistra, rivendicando un inutile primato. Meglio lavorare insieme con lealtà come si sta facendo da vent’anni, nell’attesa che al termine di questa fase che lo stesso Tronti definisce di transizione si ristabilisca il regolare bipolarismo dell’alternanza, rappresentativo delle diverse sensibilità che attraversano il paese: da una parte gli eletti e dall’altra gli elettori.

 

Oltre che di Giuliano Ferrara, l’appello alla Sinistra per la Destra ha già collezionato le adesioni del mondo dell’imprenditoria che vanno da Briatore a Bill Gates e illustri esponenti della politica internazionale da Blair a Clinton, da Merkel a Macron. Fino a Bin Salman, impressionato dai risultati ottenuti in Italia dalla sinistra per la destra (uno su tutti: i 3 Italiani più ricchi possiedono più dell’insieme dei 6 milioni più poveri. l’Italia è il solo pese dove i lavoratori guadagnano meno di 20 anni fa e dove, per andare a lavorare, è obbligatorio il green pass ma non il salario minimo legale. In sei milioni guadagnano meno di 12 mila euro lordi l’anno. Avanti così e il reddito di cittadinanza bisognerà darlo a chi ha un lavoro). Il sultano è così colpito che starebbe pensando di provarla anche lui questa democrazia parlamentare. Non lo fa solo per non mancare di rispetto al suo grande amico senatore che sogna di abolire il Senato.