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CON L'INACCETTABILE INVASIONE DI PUTIN TORNA , VISIBILE, IL CONTINENTE SELVAGGIO

EDITORIALI E COMMENTI

 

Alberto Negri

 

Scenari. Il «fatto compiuto» nel breve periodo vince, ma il costo potrebbe essere molto alto: la Russia si allontana dall’Europa in una deriva tragica per gli europei e per gli stessi cittadini russi

 

Un continente che per la verità non era mai scomparso. Credevano, gli europei, inebriati dal crollo del Muro di Berlino nell’89, di essere usciti dal Novecento ma Putin ieri li ha fatti rientrare nel secolo dei massacri europei, visto che quelli più recenti, nella ex Jugoslavia, li avevano dimenticati. Eppure sembra che sia stato proprio Putin a chiedere di inviare dalla Bosnia i parà russi a sfilare a Pristina, in Kosovo, mentre nel ’99 Usa e Nato bombardavano Belgrado, come già aveva fatto il Terzo Reich nel 1941.

 

KIEV NON FA PARTE della Nato, ha sottolineato più volte in queste settimane l’Alleanza Atlantica e Putin ha afferrato il messaggio dando via libera all’invasione. Ricordiamoci quanto detto dallo stesso Biden il 20 gennaio il quale aveva dichiarato che in caso di «piccola incursione» in Ucraina la risposta non sarebbe stata automatica. È come se Washington, pur di non negoziare con Mosca, avesse affermato pubblicamente di essere pronta ad «accettare» questa «piccola incursione», diventata adesso un’invasione.

 

Insomma tanta solidarietà a parole ma in pratica un nulla di fatto. Sentire in queste ore che l’Occidente intende ancora «preservare l’integrità dell’Ucraina» sembra soltanto un battuta di pessimo gusto. Ecco perché se Putin perde ogni credibilità internazionale, rafforza, come voleva, la sua immagine di violenta superpotenza, si impadronisce dell’Ucraina e riporta nella casa madre anche la Bielorussia di un Lukashenko che oggi appare poco più che il sindaco di Minsk. Nel breve periodo vince, a un costo però che potrebbe essere molto alto per la Russia che si allontana dall’Europa in una deriva tragica e deprimente per gli europei e gli stessi cittadini russi.

 

GLI STATI UNITI E L’EUROPA al momento ne escono male, sia sotto il profilo politico che militare. Che in prospettiva: la Germania conta nulla e rischia di perdere la centralità che aveva con Merkel, Macron è un gesticolatore, gli altri non esistono, se non quelli dell’Est, in prima linea come i polacchi. L’Europa ha imbastito iniziative diplomatiche senza alcuna speranza di incidere mentre gli Usa hanno preso soltanto tempo: i leader europei escono rimpiccioliti come cagnolini tra le gambe di due lottatori di sumo.

 

ANCHE BIDEN non se la passa bene. Dopo il disastro del ritiro nell’agosto scorso dall’Afghanistan, incassa uno schiaffo sonoro da Mosca. Prima i talebani, adesso i russi: rischia di dovere pagare un costo salato in vista delle elezioni di mezzo termine. E in termini più ampi di geopolitica vede Mosca scivolare sempre di più nelle braccia di Pechino, che mantiene comunque una linea prudente: la Cina, maggiore partner commerciale di Kiev, non hai riconosciuto l’annessione russa della Crimea e nonostante i grandi accordi economici e sul gas con Putin invita «le parti a esercitare moderazione e a evitare che la situazione vada fuori controllo». Parole che suonano venate di umorismo nero.

 

IL RIDIMENSIONAMENTO europeo e della Nato appare ancora più evidente se si esamina il caso della Turchia, membro della Nato, che ha espresso il suo appoggio all’integrità territoriale dell’Ucraina ma è anche legata alla Russia di Putin da cui riceve la maggior parte del gas, con cui ha in costruzione centrali nucleari e dalla quale ha persino acquistato le batterie anti-missile S-400. Se è vero che Mosca e Ankara si confrontano in Siria, Azerbaijan e Libia (dove si sarebbero accordate per un nuovo governo), i due autocrati sono più inclini all’intesa che allo scontro. Tanto è vero che Erdogan ha evitato di chiudere lo stretto dei Dardanelli, ovvero il Bosforo, al transito delle navi da guerra come potrebbe fare in caso di conflitto e come aveva chiesto il leader ucraino Zelenski.

 

È SU QUESTA AMBIGUITÀ del fronte occidentale che conta Putin per mettere le mani sull’Ucraina, farla a fettine e, se ritiene conveniente, insediare un regime filo-russo. Non facciamoci illusioni, le conseguenze saranno gravi. Quando Putin parla di «denazificazione» dell’Ucraina sembra di tornare al 1945 quando l’Europa era sepolta sotto le macerie del più devastante conflitto della storia. È a questo che punta l’attuale zar mescolando storia vera e falsi storici?

 

LE MISURE «paralizzanti» annunciate dagli Usa investono il sistema finanziario ma se colpiranno come pare evidente anche il settore energetico arrivano tempi duri. L’Italia e l’Europa importano oltre il 40% dei loro consumi di gas dalla Russia e il 25% del petrolio, in pratica la guerra di Putin contro l’Ucraina finora l’abbiamo finanziata anche noi. Così siamo al punto che non ci restano altre alternative che sopportare le conseguenze di un conflitto che arriva diritto dentro le nostre case colpendo il portafoglio e le speranze di pace.

Con l’inaccettabile invasione di Putin torna  visibile il Continente selvaggio