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LA PRIMA STRETTA DI MANO C'E'. MA PUTIN INSISTE : «INDIETRO NON SI TORNA »

POLITICA ESTERA   EUROPA

 

04/03/2022

da il Manifesto

Marco Boccitto

 

Il corridoio della paura. Positivo secondo round di colloqui tra russi e ucraini, con l’intesa su un cessate il fuoco che garantisca una via di fuga sicura ai civili. Zelensky torna a chiedere la no-fly zone sull’Ucraina. Il "niet" della Casa bianca: «Sarebbe guerra mondiale»

 

«Risultati sperati» da parte ucraina, mentre Mosca parla di «sostanziali progressi». Il sì ai corridoi umanitari e a un cessate il fuoco collegato all’evacuazione dei civili è il frutto più apprezzabile del secondo round di colloqui a cui le due delegazioni hanno dato vita ieri nella foresta della riserva naturale di Belovezhskaya Pushcha, in Bielorussia. Insieme alla non secondaria prospettiva, sancita persino con una stretta di mano, di implementare questi primi spiragli in una terza tornata di negoziati.

 

LA SELVA OSCURA in cui si trovano le due parti anche alla luce di questi progressi sta tutta negli altri progressi, altrettanto macchinosi nella loro brutalità, fatti registrare ieri dall’offensiva russa. E nel fuoco di copertura di Putin, tornato a intensificarsi ieri sera con un discorso televisivo dedicato in buona parte all’«eroismo» dei suoi militari, cui ha dispensato promesse di onorificenze e ricche buste paga. Confermando appieno («le operazioni in corso stanno avendo successo e indietro non si torna») quanto anticipato da Macron nel tirare le somme del teso colloquio avuto in giornata con il capo del Cremlino («il peggio deve ancora venire, vuole prendersi tutta l’Ucraina»).

 

La telefonata tra i due leader era un estremo tentativo di riprendere il filo del dialogo bruscamente interrotto una decina di giorni fa. Praticamente in un altro mondo. Non è andata bene. Il presidente francese si è scontrato con un Putin «molto determinato» nel voler perseguire i suoi obiettivi «senza compromessi».

 

QUALI SONO O RESTANO questi obiettivi lo ha ribadito lo stesso Putin al termine di un discorso dedicato in buona parte ai soldati russi che «difendono gli ucraini dai mercenari neonazisti», con riferimento alle migliaia di combattenti stranieri che starebbero affluendo nel Paese impedendo secondo Mosca la messa in sicurezza dei civili. Lo scopo finale com’è noto è quello di «denazificare l’Ucraina e non avere più minacce alle nostre frontiere. Inclusa la minaccia nucleare», ha aggiunto Putin, sulla falsariga di quanto aveva detto qualche ora prima il suo ministro degli Esteri Lavrov, sull’ineluttabile «demilitarizzazione» dell’Ucraina. Massima disponibilità ai «corridoi umanitari» intanto era stata già espressa da parte russa fin dal mattino, anzi «sono già stati predisposti». Buona notizia, perché consente di mettere in salvo tanti innocenti. Al tempo stesso ha l’aria di preludere all’assalto decisivo, con altri inquantificabili spargimenti di sangue.

 

IL PRESIDENTE UCRAINO Volodymyr Zelensky da parte sua dopo il rituale video-messaggio mattutino ha parlato attraverso un’intervista alla Cnn e un incontro virtuale con la stampa internazionale. Nel complesso continua a chiedere armi, si dice preoccupato per le chiese sotto le bombe, annuncia che «poi toccherà ai Paesi baltici». E si rammarica che da Washington il pieno sostegno sia giunto solo dopo l’invasione: «Ora ce l’abbiamo e apprezzo il lavoro del team di Biden, con cui mi sento spesso». La no-fly zone sull’Ucraina che è tornato a chiedere viene però valutata dalla Casa bianca per quel che è, una linea di non ritorno: «Sarebbe la terza guerra mondiale». Ma se la Russia non verrà fermata «credetemi – dice Zelensky -, arriveranno fino al muro di Berlino».

 

Per ora ad essere preoccupata è la Moldavia, paese confinante che ha nel suo piccolo un piccolo Donbass nella striscia filo-russa della Transnistria. e immediatamente si è accodata alla Georgia, sulla scia aperta dall’Ucraina, nella richiesta di adesione all’Ue.

 

LA CORTE PENALE Internazionale dell’Aja intanto ha aperto formalmente l’indagine per «crimini di guerra» sollecitata dal Regno Unito. Con una tempistica che può sembrare irrituale, ma è il numero altrettanto record di paesi (39) che ci hanno messo la firma a permette di “procedere”. «Siamo già al lavoro per raccogliere prove», ha detto il procuratore della Cpi, Karim Khan. Il quale precisa un aspetto rilevante: l’indagine riguarda quanto accaduto dopo il 21 novembre 2013 (data di nascita del movimento “EuroMaidan”) «comprendendo così qualsiasi accusa passata e presente di crimini di guerra, crimini contro l’umanità o genocidio commessi ovunque sul territorio di Ucraina da chiunque»

La prima stretta di mano c’è. Ma Putin insiste: «Indietro non si torna»

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