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10/03/2022

DA Left

Giulio Cavalli 

 

Carlo Bonomi bacchetta la politica perché per decenni avrebbe spinto le imprese a investire in Russia. Ma si dimentica un particolare: la sua Confindustria si era battuta per anni contro le sanzioni a Putin

 

Ne parlavamo giusto l’altro ieri e, com’era perfino prevedibile, oggi ci tocca registrare una mirabolante intervista del presidente di Confindustria Carlo Bonomi, lo stesso che da giorni propone di riscrivere il Pnrr perché c’è la guerra e (indovinate un po’?) gli industriali per questo hanno bisogno di più soldi.

 

Intervistato da Repubblica sulla passione di certe imprese italiane per la Russia di Putin, per gli oligarchi e per il guadagno garantito dalle giuste amicizie, Bonomi ci spiega che la colpa non è loro ma della politica: «per decenni la politica ha detto: la Russia è un paese amico ed affidabile. E ora il conto si presenta alle imprese. Politica e finanza hanno spinto con agevolazioni le imprese ad andare ad investire in Russia», ci spiega.

 

Si è dimenticato di dirci però che la sua Confindustria si è strenuamente battuta contro le sanzioni a Putin (a seguito dell’invasione della Crimea nel 2014). Ai tempi il presidente Boccia (sempre a proposito di coscienza politica) ci spiegava che le sanzioni avrebbero dovuto essere tolte per preservare le nostre esportazioni. Nessun cenno sui diritti e sulla politica: soldi, solo e sempre soldi. Del resto il Sole 24 Ore (di Confindustria) nel gennaio del 2017 titolava “Realpolitik e made in Italy: l’ora di eliminare le sanzioni con la Russia”.

 

Che Russia e Europa dovessero stare dalla stessa parte lo ripeteva ossessivamente Emma Marcegaglia, lo ha sempre detto Marco Tronchetti Provera, e non è un caso se Salvini nel 2018 si presentò ai soci di Confindustria promettendo di “togliere tutte le sanzioni”. È vero che Salvini fa il Salvini ma i confindustriali lo applaudirono tutti entusiasti.

 

Mentre tutti (giustamente) sfottono Salvini sarebbe il caso di ricordare che Bloomberg qualche giorno prima dell’inizio della guerra raccontò di funzionari italiani in Russia per conto di Ansaldo e Enel a trattare un affare di diverse centinaia di milioni di euro.

 

E in un’intervista del genere non ci si può non aspettare la stoccata finale: ieri parlavamo proprio nel buongiorno dei danni del carbone, Bonomi dice di “accantonare gli impegni ambientali” e “tornare al carbone”.

 

Un capolavoro, insomma. E non sembra proprio colpa della politica.

 

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