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LAVORO E DIRITTI       |      ITALIA

 

25/03/2022

da il Fatto Quotidiano

 

“Fermiamo il capitalismo fossile. La guerra Russia-Ucraina? Gli Stati si contendono risorse sempre più scarse” Gli attivisti: “Nessuna transizione energetica, ma i soldi per le armi li hanno trovati subito”Gli attivisti: “Nessuna transizione energetica, ma i soldi per le armi li hanno trovati subito”
 
Il conflitto in Ucraina, secondo il movimento è il sintomo più evidente di un sistema, legato a un capitalismo fossile, che mira più al profitto che al benessere delle persone. Per questo oggi gli attivisti saranno in piazza in tutta Italia con lo slogan People not Profit. Da Martina Comparelli alla 16enne Gaia Russo, le voci di chi manifesta
 
“Scioperare ora è più importante che mai”. Sono queste le parole di Martina Comparelli, tra i portavoce nazionali di Fridays For Future. Insieme a gruppi, attivisti e associazioni ambientaliste oggi sarà piazza con lo slogan People not Profit – Persone non profitto. L’obiettivo non è solo denunciare gli effetti sempre più drammatici del cambiamento climatico, ma anche pretendere una transizione ecologica per non pesare sulle fasce più fragili della popolazione, a livello nazionale e internazionale. “Ormai la crisi ecologica attraversa la vita umana in numerosi campi, dalla quotidianità alla geopolitica. Il nostro prima che un movimento per il clima è un movimento per la giustizia sociale e contro la guerra”. Proprio il conflitto in Ucraina è il sintomo più evidente di un sistema “che mira alla crescita economica di pochi a discapito della maggior parte del mondo”. Inoltre è solo il primo dei tanti scontri, “legati al capitalismo fossile”, con cui gli Stati si contenderanno risorse energetiche – come petrolio e gas –, destinate a diventare sempre più scarse. Tra i temi caldi ci sono però anche la trasformazione di scuola e lavoro. A Milano il corteo partirà alle 9:30 da Piazza Cairoli, a Roma da Piazza della Repubblica. Mentre a Torino si avvierà alle 10:00 da piazza XVIII Dicembre. Le manifestazioni proseguiranno domani a Firenze insieme al collettivo di fabbrica di GKN, “perché la transizione ecologica, se non è equa, non è transizione”.
 
“Chi governa la terra non sta facendo abbastanza – afferma Jacopo Ciccoianni, 28 anni e da due anni in Fridays For future Milano – Le conseguenze del cambiamento climatico rischiano di essere ben più catastrofiche della pandemia che abbiamo appena vissuto”.
 
L’ultimo report dell’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change) prevede infatti per i prossimi anni numerosi eventi estremi: incendi, inondazioni, tempeste, siccità o ancora i venti che hanno colpito la Lombardia a febbraio 2022 e altri eventi estremi, che causeranno “grandi migrazioni di massa che evidentemente in Italia e in Europa sappiamo di non poter gestire”.
 
L’emergenza però non riguarda solo gli effetti dell’aumento delle temperature, discusso dalla comunità scientifica sin dagli Anni Settanta. “Nel mondo come lo conosciamo oggi – dice Sergio Marchese, 26 anni – la crisi ecologica significa soprattutto il logoramento degli ecosistemi, l’estinzione di massa di numerose specie e la crescita delle disuguaglianze”. Le conseguenze del surriscaldamento globale infatti non coinvolgono tutti gli stati e le comunità nello stesso modo: “Ci sono persone più colpite per posizione geografica, povertà, genere o tanti altri fattori” aggiunge Cecilia Fiacco, 19 anni. Per le comunità indigene o per quelle più povere ed emarginate, che, nonostante l’esigua quota di emissioni di Co2, sono più penalizzate occorrono risarcimenti: non si tratta di beneficenza o prestiti – recita il manifesto dello sciopero – ma di “finanziamenti, per una ridistribuzione della ricchezza globale, della tecnologia e dell’informazione, e del potere politico dal Nord al Sud del mondo e dall’alto al basso”.
 
Smantellare i combustibili fossili e sostituirli con le fonti rinnovabili quindi non è solo un passo verso la sostenibilità ambientale, ma anche verso la giustizia sociale. “Ognuno deve avere i mezzi per fare fronti a crisi climatica e senza essere lasciato indietro” conclude Fiacco. La strada però è ancora lunga. “Attualmente l’1% della popolazione mondiale consuma la maggioranza delle risorse naturali per arricchirsi e accumulare capitali – spiega ancora Marchese – Occorre un cambio radicale del nostro paradigma economico”. La crescita a tutti i costi infatti sta mostrando i suoi limiti, così come la dipendenza da fonti non rinnovabili. Il conflitto ucraino ne è una dimostrazione: “Finanziamo la Russia attraverso gas e petrolio – dice Ciccoianni – Anche con il discusso Tap – il gasdotto che collega Italia e Azerbaijan, attraverso il Mar Adriatico – finiamo per finanziare una dittatura che compra il gas dalla stessa Russia”. Proprio per questo Fridays for future, rispetto alle scelte individuali, ha messo al centro l’azione per “innescare una rivoluzione culturale e di pensiero”, che coinvolga le persone e faccia pressioni sulla politica.

 

“È naturale per noi chiederci come aiutare e come sollecitare in modo efficace i piani alti – spiega Gaia Russo16 anni – Noi siamo la generazione su cui questi problemi influiranno in misura maggiore”. La giovane attivista si è avvicinata al gruppo ambientalista da qualche mese e, attraverso il movimento Studenti Tzunami, unisce alla lotta ecologista quello per il rinnovamento dell’istruzione scolastica. “Una scuola diversa significa un mondo diverso – spiega Martina Comparelli – Stiamo cercando di portare il nostro contributo e le nostri riflessioni in diversi ambiti, con un approccio intersezionale”. Allo stesso modo il movimento si è confrontato anche con il mondo del lavoro: “Abbiamo incorporato le istanze di riconversione delle skills dei lavoratori per una transizione ecologica equa”. Per questo motivo Fridays for future è vicino anche alle lotte femministe e transfemministe del gruppo Non una di meno. “La crisi ambientale e il patriarcato hanno una radice comune, cioè l’idea estrarre valore e profitto da chi non si può difendere – dice ancora Ciccoianni – che siano i corpi delle donne o i generi storicamente sfruttati, la natura e le risorse del territorio”. Lo sciopero di oggi sarà “un’occasione per parlare e attivarsi in un momento in cui vorremmo chiuderci nelle nostre paure e insicurezze insieme – spiega Sergio Marchese, riferendosi alla situazione di Kiev – Il movimento deve dare coraggio e combattere la rassegnazione. Insieme possiamo fare la differenza per la giustizia climatica, quella sociale e contro la guerra”.

 

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